L’Occidente si riarma e in attesa di capire se i progetti di una (antistorica) ripresa della leva militare in molti Paesi, dal Regno Unito alla Germania, prenderanno piede, c’è una chiamata alle armi che è difficile ignorare, quella dell’industria della Difesa. La quale, in tutti i Paesi del blocco euroatlantico, fa affari e cerca personale.
La spesa dei Paesi Nato per la Difesa è stimata in oltre 1.340 miliardi di dollari, trainata dagli Usa e per poco meno di un terzo imputabile ai Paesi europei, i cui colossi della Difesa stanno trainando la corsa in borsa del settore sulla scia dell’aumento delle commesse. Leonardo, Thales, Bae, Airbus, Saab e altri player, si è scritto su Affaritaliani.it, operano importanti guadagni. E nel frattempo cercano affari e personale.
Questa necessità è stata evidenziata dal Financial Times, che ha ricordato come i colossi della Difesa del mondo fatichino a stare dietro alle necessità di personale. Antonio Liotti, direttore del personale di Leonardo, ha detto alla testata della City di Londra che il gruppo di Piazzale Montegrappa sta conoscendo una fase di ricerca del personale ancora più pressante dell’epoca delle guerre di Iraq e Afghanistan e mira a inserire 8-10.000 persone entro il 2028 nei suoi ranghi.
Il Ft ricorda poi che “la francese Thales, che produce il missile Starstreak donato all’Ucraina dalle scorte del governo occidentale, ha affermato di aver reclutato 9.000 persone – l’11% della sua attuale forza lavoro di 81mila unità – negli ultimi tre anni”. Mbda ha aggiunto agli organici 2.600 persone, Rheinmetall pochi meno, British Aerospace addirittura 6.700.
Nel complesso il Ft ricorda che al netto di uscite volontarie, dimissioni e pensionamenti le dieci maggiori compagnie del settore in Europa hanno aumentato i loro organici di 12.400 persone, dopo tre anni complessivi di decremento del personale, nel 2023. Tutto questo per andare dietro a una corsa agli investimenti in Difesa che mette ampiamente sotto pressione le filiere industriali occidentali, trovatesi alla prova della guerra in Ucraina in difficoltà nel sostenere contemporaneamente le politiche di fornitura al Paese invaso e il potenziamento degli arsenali del blocco euroatlantico.
Gli appelli all’ampliamento delle politiche di “economia di guerra” nel Vecchio Continente vanno di pari passo con l’espansione dei bilanci, degli insediamenti produttivi e della mobilitazione militare delle imprese. A cui servono talenti. Il vero collo di bottiglia per la Difesa moderna è qui. La leva, vista la complessità degli assetti militari di oggi, è fuori dalla storia. Un bravo ingegnere elettronico o aeronautico vale come un battaglione. Perché è nella capacità di costruire sistemi di Difesa all’altezza e di alimentarli con la dovuta logistica industriale che si giocano le possibilità dell’Ue di costruire un sistema di deterrenza degno di tal nome.
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