Il 7 ottobre il Naval Air Systems Command della U.S. Navy ha reso noto che il servizio intende assegnare a Raytheon un contratto (a fornitore unico) per la produzione iniziale a basso ritmo del Joint Multiple Effects Warhead System (JMEWS), ovvero una nuova testata per il missile da crociera Tomahawk, che lo mette in grado di colpire con efficacia bunker e altri obiettivi corazzati o protetti. Attualmente, non sono stati annunciati né il valore del contratto, né i quantitativi di produzione o le tempistiche di consegna, e l’accordo non è stato ancora assegnato formalmente.
L’ufficio del programma Tactical Tomahawk della U.S. Navy, che ha sede presso la Naval Air Station Patuxent River nel Maryland, ha individuato in Raytheon l’unico produttore noto in grado di soddisfare i requisiti entro le tempistiche previste, in quanto l’azienda detiene la configurazione tecnica e i dati di produzione grazie al suo lungo coinvolgimento nel programma Tomahawk (sin dal 1994).
La testata JMEWS, che combina effetti di penetrazione ed effetti di esplosione e frammentazione grazie a un design a due stadi, lavora in modo diverso rispetto alle testate esplosive unitarie convenzionali, che si affidano principalmente all’onda d’urto e alla frammentazione per danneggiare strutture esposte. Il sistema JMEWS è progettato infatti per penetrare barriere protettive rinforzate prima di sprigionare effetti distruttivi all’interno del bersaglio. Tale configurazione potrebbe accrescere l’efficacia degli attacchi dei missili Tomahawk contro ricoveri corazzati per aeromobili, postazioni missilistiche fortificate e altre strutture militari protette. La profondità di penetrazione precisa e le prestazioni distruttive della nuova testata non sono state rese note al pubblico.
La U.S. Navy intende introdurre il sistema JMEWS sulla versione Block VB del missile da crociera Tomahawk, ampliando così la gamma di bersagli ingaggiabili dalle forze navali statunitensi. La famiglia di missili Tomahawk Block V possiede la capacità di attacco a lungo raggio arrivando a circa 1.600 km di gittata, sebbene le prestazioni specifiche della configurazione Block VB non siano state confermate ufficialmente. Il missile è propulso da un motore turbofan per il volo di crociera in regime di velocità subsonico e il sistema di guida combina navigazione inerziale (INS), GPS, sistema di confronto del profilo del terreno (TERCOM) e confronto digitale della scena (DSMAC) per una navigazione precisa verso i bersagli designati. I profili di volo a bassa quota consentono di seguire rotte studiate per ridurre l’esposizione alla copertura radar nemica. Queste caratteristiche rendono il Tomahawk particolarmente adatto ad attacchi contro bersagli situati in profondità all’interno di territori difesi.
I test a fuoco reale
I rapporti del Pentagono confermano che la U.S. Navy ha condotto test a fuoco reale per valutare l’efficacia del sistema JMEWS contro bersagli corazzati, anche se le sue prestazioni non sono state ancora ufficialmente divulgate. La richiesta di bilancio della marina USA per l’anno fiscale 2027 include fondi per 35 missili Block VB ricertificati e per i relativi kit di aggiornamento JMEWS, fornendo quindi un’indicazione dei quantitativi presi in considerazione per l’introduzione iniziale di questa capacità.
Molto probabilmente, sebbene i test della nuova testata siano stati condotti durante quest’anno, la decisione finale della U.S. Navy di proseguire con la sua acquisizione è dovuta alla valutazione dei danni inferti durante l’operazione militare Epic Fury contro l’Iran, in cui la marina statunitense ha utilizzato i vettori da crociera Tomahawk. Secondo i rapporti ufficiali, oltre mille missili di questo tipo sono stati lanciati durante il conflitto, andando peraltro a intaccare pesantemente le scorte negli arsenali USA.
Come abbiamo avuto modo di riferire recentemente, in occasione delle valutazioni sui danni inflitti all’Iran dalla campagna aerea israelo-statunitense apparse pubblicamente da analisti indipendenti, è molto difficile che si riesca effettivamente a determinare l’entità delle distruzioni subite dalle infrastrutture sotterranee iraniane: i dati pubblici, come le riprese satellitari, oltre a essere scarsi sono anche inefficaci se presi da soli.
Nel dibattito pubblico statunitense si è più volte riferito della necessità di avere un sistema in grado di eliminare con sicurezza i bersagli situati in profondità, e quindi naturalmente rinforzati dallo strato roccioso sovrastante, e anche se la testata JMEWS non è in grado di arrivare alle profondità a cui si trovano le strutture nucleari iraniane, posizionate al di sotto di intere montagne, questa scelta è comunque indicativa di un corso strategico che posiziona la U.S. Navy su un livello capacitivo maggiore rispetto al precedente e un gradino sotto a quello dell’U.S. Air Force, che ha in servizio strumenti come la bomba guidata MOP (Massive Ordnance Penetrator), già utilizzata durante l’operazione Midnight Hammer dello scorso anno. Questa capacità si rende necessaria per poter colpire centri di comando, comunicazione e controllo, che solitamente sono rinforzati/corazzati per poter resistere ai bombardamenti, in aggiunta agli shelter per velivoli già citati. La possibilità di farlo da grande distanza è poi un vantaggio tattico fondamentale in quanto non mette a rischio assetti e personale.
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