Londra, l’Europa “al bivio della storia” sulla Difesa sceglierà la crociata antirussa?

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L’Europa si trova a un “bivio della storia“: le parole del primo ministro britannico Keir Starmer hanno inaugurato un summit intereuropeo a Londra che ha posto le basi per un dialogo a tutto campo sulla Difesa dell’Europa.

Tante rassicurazioni al presidente americano Donald Trump, molte parole circa l’inviolabilità dell’alleanza transatlantica, un’apertura al dialogo su proposte comuni per porre fine alla guerra in Ucraina e molte frasi di peso da parte dei leader non nascondono una realtà di fatto: è sempre più remoto pensare a una futura, fattiva collaborazione diretta e volontaria degli Stati Uniti alla sicurezza europea.

E questo non per una qualche mutazione genetica dovuta a Trump, ma per un dettame strategico di lungo termine che vede, per l’America, sempre più marginale un teatro europeo in cui la vittoria strategica della separazione tra Paesi del Vecchio Continente e Russia è stata conseguita grazie al supporto di Vladimir Putin il giorno dell’invasione su larga scala dell’Ucraina avvenuta il 24 febbraio 2022. L’America ha vinto la guerra e ora vuole vincere la pace, l’Europa a parole incassa ricevuta e, al netto di pochi, genuini benintenzionati (Giorgia Meloni e Donald Tusk), usa una retorica aperturista verso gli Stati Uniti ma intende iniziare a fare gradualmente da sola.

Il primo passo? Un finanziamento per esportazioni di armi dal valore di circa 2 miliardi di euro per garantire assetti di difesa antiaerea all’Ucraina. A cui farà seguito un graduale aumento delle spese nazionali per la Difesa dei Paesi europei, come fatto notare dal segretario generale della Nato Mark Rutte. E, infine, giovedì scenderà in campo la Commissione europea, la cui presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che la priorità resta il sostegno all’Ucraina, da trasformare in un “porcospino” nel dopoguerra per prevenire nuovi attacchi russi.

Parole, queste, che se da un lato possono sottolineare una maggiore assertività europea in risposta al prospettato disimpiego americano sembrano interiorizzare una logica ormai consolidata che vede la difesa dalla Russia come vera priorità strategica dell’Europa. Ne siamo davvero certi? Ce lo chiedevamo su queste colonne, lo ribadiamo ora.

A che servirà pensare senza più la certezza della protezione Usa (che non vuol dire pensare da ex alleati degli States) del Vecchio Continente mantenendo al tempo stesso una strategia esogena, cioè quella di Washington orientata a spaccare Europa e Russia? Può il Regno Unito, che da sempre ha la divisione tra Europa continentale e Russia come priorità strategica, stare dallo lato di Francia, Germania, Italia in questo imperativo? Perché non si parla di altri teatri come il Mediterraneo? La prova dell’autonomia dagli Usa è arrivata sul piano operativo. Saprà arrivare sul piano strategico? Mixed evidence, diremmo in un paper accademico. A Bruxelles tra pochi giorni il secondo turno, in cui a battere un colpo dovrà essere l’Unione Europea. Allora avremo un primo giudizio d’insieme sull’Europa geopolitica accelerata dalla nascita del Trump 2.0.