L’intelligence inglese teme per lo sbiadito patriottismo dei suoi vecchi e migliori piloti da caccia, e ha paura che insieme agli omologhi australiani e sudafricani possano cedere alla lusinghe – economiche – sponsorizzate da Pechino che pur essendosi armata fino ai denti nelle ultime due decadi, non smette di cercare in Occidente quell’expertise che appartiene solo a coloro che hanno “combattuto” almeno una guerra.
A tale proposito il ministero della Difesa britannico ha emesso un vero e proprio “threat alert”, essendo estremamente preoccupato dalle manifeste intenzioni dell’Esercito di Liberazione cinese che starebbe provando a reclutare ex piloti di jet della Royal Air Force con l’obiettivo di far addestrare alle tattiche di combattimento i piloti della propria componente aerea PLAAF (People’s Liberation Army Air Force, ndr).
I funzionari inglesi, ai quali si sono immediatamente accodati e colleghi australiani, hanno espresso immediatamente “preoccupazione e disapprovazione” per queste trama che rappresenterebbe ”una minaccia per gli interessi del Regno Unito e dell’Occidente”: dato che oltre all’addestramento al volo, i veterani – ormai fuori servizio attivo – potrebbero rivelare non solo tattiche di combattimento ignorate dai piloti cinesi; ma anche informazioni classificate su velivoli, vettori e armamenti che non dovrebbero essere rivelate alla potenza orientale che viene più spesso menzionata nei report del Pentagono come “principale avversaria” in un futuro e ipotetico conflitto globale.
Secondo le informazioni raccolte dell’intelligence britannica, dal 2019 sarebbero almeno 30 gli ex piloti di reattori o elicotteri militari assoldati dai cinesi attraverso la via parallela che recluta gli interessati attraverso la Test Flying Academy of South Africa (SAFTA), una società attiva in Sud Africa che ci tiene a specificare cme non abbia alcun collegamento con il governo. A riferire questa informazione al The Times è stato un funzionario di Londra.
Sono state le medesime fonti a spiegare come i “pacchetti di reclutamento offerti da Pechino sono molto generosi”, dato che si tratta di somme di denaro che ammontano a circa 250.000 sterline all’anno per condividere competenze “specifiche” che altrove non avrebbero alcun mercato. Cifre che per un pilota in congedo che non abbia trovato una posizione nell’aviazione civile non sono certo trascurabili.
Accettare di essere parte di un programma simile – oltre che minare la sicurezza nazionale, quella della NATO e dei partner nella regione del Pacifico – viene considerato come immorale e sbagliato a “tutti i livelli” ha dichiarato Philip Ingram, ex alto ufficiale dell’intelligence militare britannica raggiunto dal Sydney Morning Herald che, dopo essere stato oggetto di un tentativo di reclutamento da parte degli emissari di Pechino, ha affermato che “qualsiasi pilota arrivato in Cina avrebbe immediatamente capito per chi stavano lavorando” veramente.
Attualmente non esiste una legge che proibisca ad un ex-pilota o ex-militare in generale di sfruttare le competenze ottenute sul campo per ragioni terze – si pensi ai piloti mercenari che hanno volato in Libia, o ai contractors che vengono arruolati da agenzie di sicurezza privata che potrebbero anche dislocarli in siti che non giocano a favore della loro adorata patria dove magari vivrebbero di sussidi. Esiste però un vincolo di riservatezza sulle cosiddette informazioni sensibili che non può e non deve essere violato. Tanto più se si tratta di piloti che hanno avuto a che fare con piattaforme sofisticate che includevano nuove tecnologie sconosciute al nemico.
“Stiamo adottando misure decisive per fermare i programmi di reclutamento cinesi che tentano di cacciare teste in servizio ed ex piloti delle forze armate britanniche per addestrare il personale dell’Esercito popolare di liberazione nella Repubblica popolare cinese”, ha affermato un portavoce del ministero della Difesa, ricordando l’esistenza dell’Official Secrets Act. Atto che in virtù di questa potenziale minaccia è ora all’ordine del giorno e in fase di revisione per essere più efficace al fini di adeguarsi “alle sfide della sicurezza contemporanea”.
Secondo le informazioni divulgate, ad oggi si sarebbe registrato un unico caso di violazione dell’Official Secrets Act. Mentre è stato reso noto che la maggioranza dei piloti che sono stati reclutati dall’intelligence di Pechino nel sopracitato campo d’aviazione della SAFTA, che si trova a Hidelberg nel distretto di Johnnesburg , erano abilitati al volo di apparecchi che sono stati per lo più dismessi. Non stiamo parlando quindi di piloti che hanno avuto confidenza con piattaforme come i preservatissimi F-35 Lighting II, ma di piloti di caccia Hawker Siddeley Harrier, di Panavia Tornado, o di velivoli sviluppati e impiegati ancor meno recentemente.
Un pericolo reale?
Dal Palazzo di Whitehall hanno fatto sapere che un team del controspionaggio inglese è entrato in contattato con i veterani coinvolti in questo programma di addestramento per mettere in chiaro quanto il governo “non approvi e avrebbe preferito che non facessero ciò che hanno fatto o stanno facendo”. Ricordando come un determinato tipo di informazioni potrebbe rivelarsi vitale nel caso di un conflitto che in futuro veda schierate in posizioni contrapposte Pechino e Londra.
Non è un segreto infatti che nel caso di un’invasione di Taiwan da parte dell’Esercito cinese, le potenze occidentali – Regno Unito compreso – sarebbero pronte ad intervenire anche militarmente. L’addestramento concesso in maniera attiva o passiva ai piloti cinesi, finirebbe così per ritorcersi contro Londra o contro la forza aerea di uno di suoi partner o alleati.
I dossier stilati dalle intelligence occidentali negli ultimi anni hanno sempre sottolineato come la nuova potenza cinese, impegnata in una vasta opera di ammodernamento e ampliamento delle sue forze armate, è desiderosa di ottenere gli standard della maggiori potenze della NATO per giocare “alla pari” in uno scontro convenzionale. Mostrando “un particolare interesse per le tattiche, le tecniche e le procedure dei jet veloci” che rimangono insieme alle portaerei – che i cantieri cinesi stanno sviluppando in quantità -, i sottomarini e i missili balistici, tra gli armamenti più essenziali da padroneggiare in un conflitto moderno. Una valutazione degli Stati Uniti pubblicata lo scorso anno aveva concluso che Xi Jinping ha espresso il desiderio di “completare la modernizzazione dell’Esercito popolare di liberazione entro il 2035 e trasformarlo in un esercito di “classe mondiale” entro il 2049”.
Se è vero come riportato dalla CNBC che secondo la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti la Cina rappresenta “l’unico concorrente con l’intento di rimodellare l’ordine internazionale e, sempre più, il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per portare avanti tale obiettivo”, rendendosi avversaria nella “sfida geopolitica più consequenziale dell’America” (e di conseguenza ai partner della NATO come il Regno Unito), gli ex piloti in congedo della RAF non stanno giocando essenzialmente per la squadra.
Ma quella di vendere il proprio talento una volta finito il servizio attivo è una vecchia abitudine dei militari: si pensi a Buzz Buerling, l’asso da caccia canadese che era stato reclutato dagli israeliani per addestrare i piloti della neonata IAF nel secondo dopo-guerra; o a tutti gli ex-vertici della forze armate e dei servizi segreti occidentali che prendono parte a vario titolo ad incontri, viaggi e conferenze presso le maggiori potenze affacciano sul Golfo Persico.