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Il presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva ha bloccato un accordo per la fornitura di armamenti da parte del suo Paese dall’azienda israeliana Elbit System giustificando lo stop con il fatto che il suo Paese non intende finanziare l’industria militare dello Stato Ebraico impegnato nella guerra a Gaza. Lo stop, ha ricordato Notizie Geopolitiche, riguarda un contratto per la fornitura di due prototipi in un primo momento e di trentaquattro esemplari in seguito degl obici Atmos 2000, muniti di cannoni da 155 mm.

Lula ha decretato che aprire a questa fornitura, per quanto limitata, avrebbe potenzialmente vincolato Brasilia a dotarsi di sistemi dello Stato Ebraico e, dunque, sarebbe andata in contraddizione con il duro contrasto alle manovre di Tel Aviv in Medio Oriente mostrato dal presidente del Partito dei Lavoratori in più occasioni. Non da ultima l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Elbit avrebbe ricevuto le commesse brasiliane da qui al 2034, e Lula ha imposto al ministro della Difesa José Múcio di non procedere all’acquisto.

La mossa rappresenta una significativa novità per il Brasile, Paese in cui le strutture della Difesa rappresentano un vero e proprio “Stato nello Stato”, con ampi margini di autonomia e discrezionalità. E in cui il procurement per le forze armate è gestito in autonomia dagli apparati. Vigilati sempre da ministri di orientamento conservatore. Lo stesso vale per Múcio, 76 anni, esponente di un partito di destra, il Partito per il Rinnovamento Democratico, che partecipa al gabinetto di Lula.

Di fronte a questa svolta inusuale, il ministro si è lamentato di interferenze per “ragioni ideologiche” che hanno creato “imbarazzi diplomatici” in un intervento televisivo, contraddistinto da un siparietto in cui si è rivolto a Elbit System come “agli ebrei”. E ha citato anche uno stop alla vendita di munizioni alla Germania come proveniente dal Presidente, timoroso che Berlino potesse cederle all’Ucraina e creare dissapori tra Brasile e Russia.

La testata brasiliana O Globo ha ricordato che a fermare il contratto da 1 miliardo di reais (160 milioni di euro) hanno contribuito le pressioni su Lula dei suoi consiglieri: da tempo “il consigliere della Presidenza per gli Affari Internazionali, Celso Amorim, stava cercando di convincere Lula a non firmare un contratto con Elbit Systems”, e alla fine l’ha spuntata. Amorim, ministro degli Esteri con Lula dal 2003 al 2010 e oggi capo dei suoi consiglieri, è un anziano e preparato diplomatico di 82 anni che nel primo decennio del secolo è stato tra i registi della nascita dei Brics. In tandem con Lula sta segnando la posizione del Brasile come attore attivo in una diplomazia multipolare nei confronti delle grandi potenze e come voce del Sud del Mondo sul conflitto a Gaza. Anche a costo di mandare un messaggio duro a Israele e rompere prassi interne. Nella grande strategia di Lula, a un accordo per le armi si può rinunciare. All’influenza del Brasile sui Paesi preoccupati per i morti di Gaza, per niente.

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