Lo scudo missilistico europeo a guida tedesca si estende e a Washington e Tel Aviv si festeggia pensando agli appalti e ai contratti che garantirà per l’acquisto degli assetti americani e israeliani necessari a blindarlo. A febbraio Albania e Portogallo hanno annunciato di voler aderire all’European Sky Shield Initiative (Essi), diventando rispettivamente il 23esimo e 24esimo Stato a unirsi alla piattaforma di difesa aerea lanciata nell’agosto 2022 dal cancelliere Olaf Scholz e progettata per dare ai Paesi europei membri dell’Alleanza Atlantica una copertura contro potenziali minacce balistiche, in prevalenza quelle russe.
Essi, la sfida dell’antiaerea europea
L’Essi ha riscosso un indubbio successo, dato che alla Germania si sono aggiunti due dei maggiori Paesi europei della Nato, il Regno Unito e la Polonia, concordi con Berlino nella necessità di standardizzare la possibilità del Vecchio Continente di rispondere a attacchi da Est, fornendo una deterrenza all’uso potenziale di vettori Iskander da parte di Mosca, i cui attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine nel 2022-2023 hanno spinto gli Stati a unirsi. L’iniziativa è arrivata a coinvolgere anche Stati neutrali come Austria e Svizzera, oltre alla Turchia che non è certamente aperta a un confronto muscolare con Mosca. E, come detto, a festeggiare è anche l’industria degli armamenti americana.
Il nerbo del sistema Essi, infatti, è un’antiaerea standardizzata su due intercettori rispettivamente a lungo raggio, i Patriot statunitensi, e esoatmosferici, gli Arrow 3 israelo-americani, non prodotti dalle industrie militari europee. Berlino garantirà la difesa a breve raggio con gli Skyranger 30 prodotti da Rheinmetall, mentre lo spazio per l’unità europea si avrà nell’intercettazione a medio raggio, con l’uso dei missili Iris-T. Ma solo il perno fondato sugli Arrow 3 e i Patriot garantirà proiezione continentale alla difesa comune, che tra quest’anno e il 2030 si vuole pienamente mettere in piedi.
E si trattò di una decisione voluta: Zone Militaire ricorda che l’idea di usare come nerbo dell’Essi il sistema antiaereo Samp-T sviluppato da Francia e Italia fu respinta già due anni fa da Berlino. Le alternative interne al programma Essi tra gli Stati firmatari guardano fuori dall’Europa: “Dopo aver espresso l’intenzione di diventarne membro nel 2024, la Grecia ha finalmente deciso di dotarsi di una difesa aerea composta esclusivamente da sistemi israeliani, attraverso un investimento di circa 2 miliardi di euro”; e un discorso simile riguarda “la Slovacchia, che ha recentemente finalizzato un ordine da 560 milioni di dollari per l’acquisto del sistema Barak MX da Israele“.
La sfida dell’integrazione
Di fatto, Atene e Bratislava sono portatrici di un sottosistema nel programma Essi che si aggiunge al duo italo-francese che punta sul Samp-T e alla Spagna che adotta il Patriot senza esser parte di Essi, puntando sulle capacità tecnologiche del campione nazionale Indra per garantire personalizzazione al suo sistema.
Insomma, una difesa aerea a macchia di leopardo mostra, al contempo, quanto sia difficile l’integrazione tra programmi militari europei e il fatto che molto spesso la standardizzazione può esser garantita solo acquistando fuori dal Vecchio Continente sistemi capaci di imporre la giusta scala e la corretta integrazione operativa. Ad oggi, Stati come Usa e Israele hanno complessi militari-industriali capaci di rispondere a queste esigenze. L’integrazione europea è lontana. E forse nemmeno auspicata da chi guarda fuori dai confini continentali per la sua sicurezza.