Lo Scudo di Achille israeliano che difenderà i cieli della Grecia

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Israele costruirà un sistema multilivello di difesa aerea per la Grecia del valore di 3,035 miliardi di euro in quello che è il più grande contratto di esportazione di armamenti nella storia delle relazioni tra Atene e Tel Aviv. Lo “Scudo di Achille”, così si chiama il sistema, combina i vettori intercettori David’s Sling, BARAK MX e SPYDER insieme a radar di produzione israeliana e un sistema di comando nazionale progettato per contrastare missili balistici, aerei e droni. Atene ha precisato che 19 aziende nazionali sono già coinvolte, con un contributo di oltre 750 milioni di euro, e che sono previsti piani per la creazione di una base produttiva in Grecia in grado di esportare le attrezzature.

L’accordo è il culmine di un partenariato di sicurezza in rapida espansione tra i due Paesi. A gennaio, Grecia e Israele hanno concordato di ampliare la cooperazione in materia di sciami di droni e veicoli sottomarini, minacce informatiche, esercitazioni militari e tecnologie di difesa. Questa iniziativa si inserisce nell’ambito della Agenda 2030 greca: un’ampia riforma militare volta a modernizzare le forze armate e a incrementare la produzione di armamenti a livello nazionale.

Il 23 luglio di quest’anno, il ministro della Difesa greco, Nikos Dendias, aveva annunciato che il governo aveva approvato l’acquisto di sistemi di difesa aerea per un valore iniziale di oltre 3 miliardi di euro (3,4 miliardi di dollari), menzionando anche l’approvazione, tra una lista di acquisizioni pianificate, di droni americani e israeliani e aerei da trasporto di fabbricazione brasiliana Embraer C-390.

L’intero progetto dello Scudo di Achille dovrebbe essere pronto entro 35 mesi ed è pensato per integrarsi nella rete di difesa aerea greca già esistente, che comprende i sistemi missilistici statunitensi Patriot PAC-2 e i russi S-300PMU1 per il lungo raggio, supportati dai sistemi francesi Crotale NG, russi Tor-M1 e altri sistemi missilistici terra-aria come gli Osa-AK. Sebbene questo arsenale offra diversi livelli di ingaggio, la sua diversità crea sfide in termini di logistica, manutenzione, supporto software e interoperabilità, soprattutto in considerazione della crescente transizione delle Forze Armate elleniche verso sistemi di comunicazione e combattimento compatibili con la NATO. Inoltre, i sistemi di fabbricazione russa sono ormai diventati obsoleti per gli standard dell’Alleanza, e Atene già a partire da novembre 2024 ha cominciato a trasferirli all’Armenia, avendo intrapreso la strada di affidarsi ai sistemi israeliani.

La prospettiva NATO

Il sistema Scudo di Achille è quindi importante per Atene non solo perché aggiunge missili di nuova generazione, ma anche perché andrà a creare una rete difensiva più omogenea, in grado di rilevare, classificare e ingaggiare diverse tipologie di minacce aeree all’interno dello stesso quadro operativo.

Il sistema israeliano, come detto, è composto dalla famiglia SPYDER di Rafael per la difesa a corto raggio, dal BARAK MX di Israel Aerospace Industries per ingaggi a medio e lungo raggio e dal David’s Sling di Rafael per lo strato difensivo superiore, sebbene la configurazione finale e le quantità dipenderanno dagli accordi firmati. Lo SPYDER fornisce un sistema mobile efficace contro aerei, elicotteri, missili da crociera e velivoli a pilotaggio remoto, mentre il BARAK MX offre una famiglia modulare di intercettori a lancio verticale progettati per coprire diverse distanze di ingaggio, comprese varianti a lungo raggio che, secondo alcune fonti, raggiungono circa 150 km. Questa combinazione consentirebbe alle forze greche di creare zone difensive sovrapposte attorno a basi aeree, installazioni navali, centri di comando e infrastrutture critiche, aumentando al contempo le opportunità di intercettare le minacce in arrivo prima che raggiungano i loro obiettivi.

Il David’s Sling – utilizzato insieme ad Iron Dome e ai vettori della serie Arrow in Israele per la difesa aerea antimissile e antidrone – potrebbe fornire il miglioramento più significativo contro le minacce missilistiche avanzate. Sviluppato da Rafael con il coinvolgimento degli Stati Uniti, il sistema utilizza l’intercettore Stunner ed è stato progettato per contrastare bersagli impegnativi, tra cui missili balistici tattici, razzi di grosso calibro e missili da crociera, a distanze maggiori rispetto alle armi di difesa di punto convenzionali.

Il valore assoluto della nuova architettura missilistica da difesa aerea greca dipenderà però dal livello di integrazione con altri assetti come i radar, i centri di comando ed eventuali altri sensori di scoperta e tracciamento a lungo raggio, di cui la NATO è dotata. La scoperta precoce e le capacità di tracciamento sono infatti due elementi fondamentali dell’efficacia della kill chain di un sistema da difesa aerea: quanto più velocemente si riesce a scoprire una minaccia e quanto più precisamente si riesce a tracciarne la traiettoria, tanto più alte saranno le probabilità di eliminarla.

Per la NATO, la nuova architettura di difesa aerea greca potrebbe rafforzare la copertura lungo il fianco sudorientale dell’Alleanza e proteggere meglio basi aeree, porti, centri logistici e vie di rifornimento nel Mediterraneo orientale, ma solo se efficacemente integrata con le sue reti di sorveglianza e comando aereo. I nuovi radar e gli intercettori greci potrebbero contribuire a una maggiore copertura sensoristica, a maggiori opportunità di ingaggio e a una maggiore resilienza contro missili da crociera, missili balistici e attacchi su larga scala con droni. Dopo la Germania, la Grecia è il secondo Paese europeo e della NATO ad affidarsi ad almeno un sistema di difesa aerea di fabbricazione israeliana.