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La Francia non ci sta. La mossa italiana (targata Fincantieri) di accaparrarsi un contratto con l’Indonesia di circa 4 miliardi per la vendita di sei fregate Fremm più ammodernamento e vendita di altre due fregate classe Maestrale continua a tenere banco a Parigi. E sono in molti che adesso si interrogano sui motivi dietro un accordo che, se dimostra l’ottima capacità italiana di strappare affari in giro per il mondo, dimostra nello stesso tempo più di di una difficoltà da parte francese. Difficoltà che brucia ancora di più ai francesi perché partner, insieme a Fincantieri, proprio per la realizzazione delle Fremm.

Qualcosa evidentemente è andato storto. La Tribune, quotidiano francese molto coinvolto nelle questioni legate alla Difesa e all’industria bellica, ha descritto non solo la rabbia di Naval Group, che è parte insieme a Fincantieri del gruppo Naviris, ma anche la delusione del delegato generale per gli armamenti, Joël Barre, che ne ha parlato durante un’audizione all’Assemblea Nazionale. Una questione economica, certo, ma soprattutto di orgoglio nazionale. Perché è chiaro che essere surclassati da un Paese che condivide lo stesso gruppo industriale è uno smacco che rappresenta anche un segnale di avvertimento per tutta l’industria bellica francese. C’è addirittura chi ha suggerito che vi sia un accordo segreto tra il colosso francese e quello italiano per spartirsi i clienti, e quindi l’Italia avrebbe avuto una sorta di priorità per Indonesia e Filippine. Ma quello che traspare da queste prime notizie è che l’intera industria della difesa francese è in subbuglio: un settore caratterizzato da silenzi, mosse sottotraccia e ben poca voglia di parlare a mezzo stampa. Se questa volta questa ebollizione arriva fino in superficie, coinvolgendo media e politica, significa quindi che il terremoto sotterraneo è stato ben più grande di quanto ci potesse attendere.

La questione infatti non riguarda solo l’Indonesia, ma tutto il piano industriale francese e la capacità di esportarlo all’estero. Emmanuel Macron (come del resto tutti i suoi predecessori) ha sempre fatto sfoggio del settore militare come elemento cardine della sua diplomazia. Le vendite dei Rafale – i caccia di Dassault – sono in questo senso esemplari. Dove arriva l’Eliseo, di solito arrivano anche gli aerei da guerra francesi, come dimostrato dai contratti siglati con Qatar, Egitto, India e Grecia. Quest’ultima, in particolare, oggetto di una vera e propria manovra avvolgente di Parigi, che prima l’ha sostenuta contro la Turchia e poi l’ha convinta ad acquistare 18 Rafale di cui 12 già utilizzati dall’Aeronautica francese.

Se però il settore aereo ancora riesce a esprimere una propria “geopolitica”, diversa la questione navale. L’Italia, che con la Francia ha ottimi rapporti proprio in questo ambito confermati dai progetti Fremm e Horizon, è riuscita a manovrare con molta intelligenza anche in Paesi considerati non propriamente legati all’industria della Difesa made in Italy. La dimostrazione più chiara di questa strategia italiana è arrivata dalla vendita delle Fremm all’Egitto, che, oltre a essere descritta nel quadro del complesso rapporto bilaterale dovuto al caso Regeni, andrebbe anche inquadrata come un accordo che ha strappato al Cairo miliardi che, molto probabilmente, sarebbero andati a Parigi. Ma oltre alla vendita delle due navi alla Marina egiziana, non vanno dimenticati i numerosi accordi con la Marina americana, con quella qatariota, con gli Emirati Arabi Uniti e infine tutta una serie di operazioni che hanno molto spesso rappresentato una vera spina nel fianco della diplomazia industriale francese.

E adesso, dopo la questione Indonesia, potrebbe aprirsi anche un altro fronte: quello greco. In questi giorni, Naval News ha confermato che in una riunione sull’acquisizione di nuove fregate a cui era presente anche il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, il governo greco avrebbe selezionato le offerte di sei Paesi: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. Sarebbe quindi stata esclusa la Spagna, che si era fatta avanti con l’offerta di Navantia. Fincantieri dovrebbe proporre ad Atene sempre le Fremm, ormai vero e proprio asset italiano per i mezzi di superficie. La Francia pensava di avere già l’accordo in pugno dopo quello siglato per l’Aeronautica ellenica. Un nuovo schiaffo da parte italiana, in un Paese che considera partner sia sul fronte libico che su quello del Mediterraneo orientale, potrebbe essere molto più pesante di quello già subito in Indonesia.