Skip to content
Difesa

Alleanza Lituania-Filippine: nasce l’asse anti-autoritario che preoccupa Putin e Xi

• Accordo strategico tra Lituania e Filippine firmato a Manila • Cooperazione su cybersicurezza, difesa navale e produzione militare • Percezione comune delle minacce da Cina e Russia • Patto tra democrazie intermedie che puntano a rafforzare autonomia e resilienza
Lituania

In un mondo sempre più interconnesso ma anche più fragile, segnato da tensioni che si estendono dai confini del Baltico fino alle acque agitate del Mar Cinese Meridionale, la firma di un patto d’intesa tra Filippine e Lituania, avvenuta il 30 giugno a Makati, merita attenzione ben oltre la cronaca diplomatica del giorno. Non si tratta solo di un atto formale, quanto piuttosto di un segnale politico forte: due Paesi considerati periferici nel contesto delle grandi alleanze strategiche globali scelgono di stringere un accordo di cooperazione in materia di Difesa, che include sicurezza informatica, produzione di munizioni, difesa marittima e contrasto alle cosiddette “minacce ibride”. L’intesa, firmata dal ministro della Difesa filippino Gilberto Teodoro Jr. e dalla sua omologa lituana Dovilė Šakalienė, è la risposta di due democrazie esposte a pressioni esterne in aumento e al rischio concreto di venire schiacciate in una logica di blocchi, spartizioni d’influenza e revisionismo geopolitico.

Le Filippine vivono da anni una forte tensione con Pechino, in particolare per le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale, dove la presenza della guardia costiera cinese ha dato vita a incidenti sempre più frequenti e aggressivi. Manila, negli ultimi tre anni, ha denunciato manovre pericolose, l’uso di cannoni ad acqua contro navi filippine e tentativi di blocco di attività di pesca legittime nelle acque rivendicate da entrambe le parti. Sul fronte opposto, la Lituania guarda con apprensione al comportamento di Mosca, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina, ma anche in relazione alla continua pressione russa nei confronti delle repubbliche baltiche. Entrambi i Paesi si sentono coinvolti, seppur da angolazioni diverse, in una partita che riguarda l’equilibrio del potere globale, e l’accordo siglato a Manila rappresenta una presa di posizione condivisa: non stare a guardare mentre attori più forti riscrivono le regole internazionali con la forza dei fatti compiuti.

Perché Lituania e Filippine decidono di allearsi ora

Sondaggi interni, dossier di intelligence e pressioni da parte dei loro interlocutori regionali spingono Filippine e Lituania a leggersi reciprocamente come casi speculari: due democrazie circondate da potenze autoritarie che operano secondo logiche simili – dissuasione informale, incursioni graduali, minacce ibride – e che negli ultimi due anni si sono fatte sempre più coordinate. Non è un caso che proprio adesso, mentre la Cina aumenta la pressione navale nel Mar Cinese Meridionale e la Russia intensifica operazioni di influenza e propaganda lungo il confine baltico, Vilnius e Manila abbiano deciso di formalizzare un asse che va oltre la geografia, puntando sul terreno comune delle vulnerabilità condivise. L’intesa nasce da un’urgenza concreta: quella di elaborare strumenti nuovi di difesa, non contro un’aggressione diretta e dichiarata, ma contro forme di destabilizzazione più sottili e pervasive, che passano per l’infiltrazione digitale, il sabotaggio economico, l’indebolimento della fiducia nelle istituzioni.

Il punto di contatto più evidente è la percezione che oggi, in assenza di una risposta congiunta, le pressioni esercitate da attori come Pechino e Mosca possano diventare sistemiche e, dunque, normalizzate. In questo contesto, le Filippine cercano partner che sappiano cosa significa trovarsi accanto a una potenza determinata a riscrivere gli equilibri regionali, mentre la Lituania guarda a chi, come Manila, affronta quotidianamente interferenze aggressive senza l’ombrello protettivo di una grande alleanza militare sul proprio territorio. È questa la leva che ha reso la cooperazione non solo plausibile ma necessaria: il tentativo, ancora embrionale, di costruire un modello replicabile tra Paesi che condividono la stessa condizione geopolitica, pur parlando lingue, vivendo a latitudini e rispondendo a dinamiche storiche completamente diverse.

Difesa digitale, controllo marittimo, industrie locali

Se l’accordo firmato a Manila ha suscitato attenzione è perché non si limita alla dimensione simbolica ma al contrario, individua con precisione ambiti di lavoro operativo su cui le due capitali vogliono costruire qualcosa di duraturo. Il primo è il fronte digitale: entrambi i Paesi sono stati bersaglio di attacchi informatici e campagne di disinformazione, la Lituania da parte di attori filo-russi legati all’ecosistema ibrido del Cremlino, le Filippine nel contesto di una guerra dell’informazione più sfumata ma altrettanto costante da parte di Pechino. Qui il terreno per cooperare è reale: scambio di competenze, sviluppo congiunto di software difensivi, test di simulazione. Il secondo è quello marittimo, che tocca le rotte navali vitali per entrambi – il Baltico per l’Europa orientale e il Mar Cinese Meridionale per il Sud-Est asiatico – e su cui è possibile pensare a esercitazioni comuni, condivisione di tecnologie radar, studio delle cosiddette “shadow fleets”, ossia flotte civili usate a fini strategici da attori statali.

Ma forse il passaggio più interessante, e spesso sottovalutato, riguarda l’industria locale: sia Lituania che Filippine stanno cercando di rafforzare le proprie capacità produttive nel settore difesa, con l’obiettivo di diventare più autonome e resilienti rispetto a forniture esterne che in tempi di crisi tendono a saltare o rallentare. L’accordo prevede collaborazioni anche in questo campo – produzione di munizioni, logistica, componentistica leggera – che potrebbero dare origine ad una  micro-filiera tra i due Paesi, magari coinvolgendo anche partner terzi, europei o asiatici. Non è solo una questione tecnica, ma un tassello nella costruzione di un nuovo linguaggio strategico: quello tra Stati che non vogliono più restare ai margini, che cercano soluzioni realistiche a problemi comuni e che, pur non appartenendo allo stesso continente, si muovono ormai dentro la stessa mappa delle minacce.

Il futuro delle democrazie “intermedie”

La vera novità dell’accordo tra Lituania e Filippine non è tanto nella firma in sé – in fondo, di memorandum d’intesa se ne siglano molti – ma nella traiettoria che lascia intravedere: un cambio di mentalità nelle democrazie che non sono né grandi potenze né Paesi satelliti, ma attori intermedi con un ruolo sempre più rilevante in un sistema internazionale in trasformazione. L’intesa non nasce da una contingenza, ma da un allineamento più profondo che riguarda la percezione condivisa di minacce complesse e non convenzionali, contro cui non basta il supporto di alleati storici ma serve una rete più ampia, più orizzontale, capace di costruire resilienza nel tempo. Lituania e Filippine, anche se lontane per storia e posizione, si trovano oggi ad affrontare problemi molto simili e decidono, senza aspettare il placet delle grandi potenze, di lavorare insieme, dimostrando che il nuovo ordine mondiale si costruisce anche tra Paesi che fino a poco tempo fa non si parlavano nemmeno.

C’è in questo asse una lezione più ampia: la geopolitica contemporanea non premia solo chi ha forza militare o influenza economica, ma anche chi sa leggere in anticipo i segnali deboli, chi individua affinità strategiche anche fuori dagli schemi classici e chi decide di investire nella cooperazione tra pari, anche se senza garanzie di successo immediato. Lituania e Filippine stanno testando un modello che potrebbe ispirare altre alleanze simili, fondate non sulla vicinanza geografica o ideologica, ma sulla convergenza di vulnerabilità, obiettivi e capacità di adattamento. In questo senso, il patto firmato a Manila può essere visto come un esperimento politico e se funzionerà, non solo rafforzerà i due Paesi coinvolti, ma aprirà la strada a una nuova categoria di alleanze tra democrazie di “seconda linea”, consapevoli del proprio valore e determinate a non restare più spettatrici passive dei giochi di forza altrui.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.