La fine del 2024 ha portato con sé un importante sviluppo nel programma di rafforzamento dell’Aeronautica Militare italiana, dopo che il consorzio Eurofighter, partecipato da Leonardo, dalla britannica Bae e dal colosso franco-tedesco Airbus, ha annunciato che Roma ha intenzione di procurarsi 24 nuovi velivoli. L’obiettivo sarà sostituire la prima generazione di questo caccia multiruolo divenuto nerbo delle aeronautiche di Germania, Italia, Regno Unito e Spagna dal 2003 a oggi.
Leonardo al centro della corsa ai nuovi Typhoon
A assembleare gli aerei sarà lo stabilimento di Leonardo a Caselle, vicino Torino, fatto che consoliderà la proiezione dell’industria della Difesa italiana come hub capace di controllare, nel suo complesso, l’intera filiera di sviluppo, produzione della componentistica e assemblaggio di un moderno aereo da combattimento.
Nel prossimo decennio, secondo le stime del Ministero della Difesa, il programma comporterà un costo di 7,47 miliardi per la produzione dei caccia, il supporto logistico e lo schieramento in operatività delle unità ordinate entro il 2034. Il programma rappresenterà per l’ex Finmeccanica un rafforzamento dei processi già messi in campo per l’assemblaggio dell’F-35 a Cameri, vicino Novara, per condurre a una sempre crescente capacità di ottimizzazione dei processi e di abbattimento dei costi unitari dei velivoli. Inoltre, la sinergia con altre compagnie nel consorzio Eurofighter sarà un banco di prova per la sfida, industriale oltre che militare, del Gcap, il caccia di sesta generazione italo-anglo-giapponese, in cui Leonardo e Bae fanno squadra con Japan Aircraft Industrial Enhancement.
Ricadute operative
Ai non addetti ai lavori, una domanda parrà legittima: perché l’Italia, pur avanzando con il procurement di nuovi F-35 e sviluppando la partita del Gcap, punta ancora anche sui Typhoon? La risposta sta nelle esigenze strategiche e operative dell’Aeronautica Militare in un contesto che vede ancora utopiche le flotte aeree costituite dai soli caccia di quinta generazione (come l’F-35), mentre prosegue l’adattamento sempre più avanzato della solida quarta generazione con una crescente integrazione tra le eccellenze dell’avionica e sistemi elettronici, di difesa e di schermatura ai radar che hanno ormai trasformato aerei come il Typhoon in un ibrido tra la quarta e la quinta generazione.
Ad esempio, il sistema “Praetorian” sviluppato dal consorzio EuroDass (formato da Leonardo, ELT, Indra e Hensoldt) per preparare il Typhoon alle minacce di guerra elettronica è talmente ben scalabile ed adattabile da poter esser modernizzato nell’epoca della guerra ibrida, dell’intelligenza artificiale e dei big data.
Aviation Report segnala come proprio a novembre EuroDass abbia adattato Pretorian per “una caratterizzazione avanzata delle minacce complesse, capacità di memoria a radiofrequenza digitale (DRFM)”, dotato i futuri Typhoon di “interfacce per gestire un attacco elettronico esterno ad alta potenza per missioni di soppressione della difesa aerea nemica (SEAD)”, un requisito chiave della Nato per le moderne forze aeree, oltre “ad aver rafforzato le tecnologie per rispondere ad attacchi di electronic warfare”.
In sostanza, è come se con la moderna tecnologia l’aereo si sia trasformato sempre più in quella piattaforma combinata che è l’F-35 e sarà il Gcap, in un contesto in cui la minore integrazione col sistema circostante di un Typhoon rende comunque più flessibile la sua capacità operativa in caso di imponenti disturbi elettronici e ad alta intensità.
La quarta generazione non è ancora finita
Insomma, la quarta generazione, ormai ribattezzabile generazione 4.5, non è destinata a un rapido tramonto. European Security and Defence ricorda infatti che il caso del Typhoon non è isolato, dato che anche altri caccia made in Europe come i Jas-39 Gripen stanno ricevendo una profonda modernizzazione che spingerà la loro operatività fino almeno alla fine degli Anni Quaranta.
La dottrina operativa di molte potenze mostra la possibilità di far coesistere nella realtà quarta e quinta generazione in volo. La Royal Air Force da anni prova a quadrare il cerchio dell’integrazione F-35/Typhoon per missioni di superiorità aerea e attacco e a marzo di quest’anno i due aerei hanno operato in un’esercitazione congiunta scortando bombardieri B-1B Lancer americani sul Mar del Nord.
L’Italia, invece, sta integrando a pieno regime l’F-35 nelle missioni di air policing sul fianco Est della Nato tramite le unità schierate in Polonia. E sul fronte dell’ibridazione tra quarta e quinta generazione è interessante la scelta di Israele di far volare assieme gli F-35 Adir a sua disposizione assieme agli storici F-16 capaci di maggior capacità operativa in termini di raggio d’azione per colpire in maniera diversa bersagli a larga distanza, dall’Iraq allo Yemen, nei mesi scorsi. La scelta di acquistare i nuovi Typhoon da parte dell’Italia rafforzerà questo trend duale in attesa dello sdoganamento della dirompente sesta generazione.