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Alleanze in continua evoluzione, partnership strategiche, accordi miliardari, screzi diplomatici: un grande gioco di portata globale è in atto nel mondo della Difesa e le alleanze geopolitiche non sempre si sovrappongono appieno alle linee di congiunzione industriali e strategiche in via di definizione. Le recenti notizie lo testimoniano.

La decisione di Regno Unito, Australia e Stati Uniti di dare vita all’alleanza Aukus ha fatto infuriare un alleato dei tre Paesi, la Francia, quanto il principale bersaglio, la Cina. La motivazione? La scelta di Canberra di voltare le spalle all’accordo da 66 miliardi di dollari siglato con Parigi per acquistare dodici sottomarini convenzionali e di puntare invece su otto battelli a propulsione nucleare made in Usa. Una “pugnalata alle spalle” per il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, che ha criticato l’Australia per una decisione che inficia notevolmente la proiezione globale del complesso militare-industriale francese. Certificando quanto nelle scorse settimane era già stato preannunciato dal diniego inglese di una fusione tra i due progetti per i caccia europei di sesta generazione, la cordata Tempest a guida britannica e quella Fcas di matrice franco-tedesca col supporto spagnolo: nel mercato mondiale della Difesa sono in via di sviluppo alleanze eterogenee ma che saranno sempre più distinte, e questo impatterà sull’interoperatività delle forze armate, sulle dinamiche politiche delle potenze, sulle relazion strategiche.

Lo scenario dopo l’Aukus

Nelle stesse ore in cui prendeva forma l’Aukus, Defense News riportava le dichiarazioni del commodoro Johnny Moreton, direttore del programma britannico per Tempest, che ha anticipato l’idea che al progetto si possa unire, dopo le adesioni di Italia e Svezia, anche il Giappone, rendendo il programma un’iniziativa di respiro globale. Tokyo partecipa come collaboratore su alcuni versanti tecnologici a parti del programma Tempest dal 2020, ma una sua adesione all’iniziativa rappresenterebbe il presupposto per un salto di qualità tale da consolidare questa cordata euroatlantica. Tanto più che di fronte all’uscita delle dichiarazioni sull’Aukus Taro Kano, l’ex ministro della Difesa ritenuto il principale candidato del Partito Liberaldemocratico per la successione al premier Yoshihide Suga, è intervenuto ritenendo assolutamente fondamentale l’adesione di Tokyo a un’alleanza che formalizza la costituzione di un progetto indo-pacifico delle democrazie occidentali dopo l’avvio dei vertici Quad.

Poco prima, a Bruxelles Ursula von der Leyen parlava con grande chiarezza della visione europea per l’autonomia strategica del Vecchio Continente, sottolineando che “per i Paesi europei risulta ora più che mai vitale investire nella partnership” con l’Alleanza Atlantica, e “attingere alla forza precipua che caratterizza ciascuna delle parti” per rafforzare la gamba europea dell’alleanza occidentale e proseguire sulla strada della definizione di piattaforme comuni europee, dai velivoli da combattimento ai droni e alla cibernetica.

Unendo i puntini, dunque, possiamo delineare lo scenario di un blocco occidentale a guida anglosassone che si proietta nell’Indo-Pacifico, attraendo a sé l’Australia e in prospettiva il Giappone, per saldare cooperazioni industriali, programmi comuni, visioni di lungo periodo, a cui fa da contraltare il blocco continentale guidato dalla Francia che mira a filiere europee. Appalti miliardari, scelte prospettiche di lungo periodo, piani industriali e tecnologici e gare per l’evoluzione delle forze armate di numerosi Paesi clienti saranno, in prospettiva, contesi da queste due cordate e dalle alleanze tattiche che al loro interno aziende e produttori decideranno di formare. In questo contesto, una sola nazione appare centrale e capace di fare da “diaframma”: l’Italia.

Il ruolo dell’Italia

Roma è protagonista attiva del programma Tempest, a cui il recente Documento programmatico pluriennale della Difesa ha fornito i primi finanziamenti concreti, e guarda a Paesi come gli Usa per le operazioni strategiche di Leonardo e Fincantieri oltre Atlantico; ciononostante, è a sua volta intenta a conquistare spazio anche nel mercato europeo della Difesa, a cui per mezzo del governo Draghi e del ministro Lorenzo Guerini ha proposto di prendere una linea chiara non svincolando l’autonomia strategica dall’asse con gli Usa; dagli autocarri forniti alla Germania agli aerei d’addestramento venduti a Israele la proiezione fuori dal blocco anglosassone è importante e, inoltre, Roma presenta capacità interessanti sia in ambito spaziale e satellitare che sul cruciale settore della cantieristica.

In quest’ottica, Roma può usufruire della possibilità di massimizzare la sua utilità e il suo posizionamento di raccordo valorizzando politicamente il peso del suo settore e delle sue aziende strategiche in appalti, gare, commesse. E trarre dividendi strategici come perno dell’alleanza delle democrazie, come partner militar-industriale, come alleato tecnologico dei principali Paesi. Interpretando il “partito della distensione” nella guerra miliardaria che coinvolge i suoi partner di primo livello. L’evoluzione dei programmi in campo, da Tempest alle Fremm, vedrà quanto Roma sarà politicamente in grado di trarre dividendi in termini di appalti, posti di lavoro, progresso tecnologico da una partita che va giocata con sagacia ma apre opportunità insperabili fino a pochi anni fa.