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Il sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti ha annunciato, nel corso di un’audizione parlamentare alla IV commissione Difesa della Camera dei Deputati tenutasi mercoledì 12 luglio, che l’Italia procederà ad acquistare i carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2.

Nell’audizione non è stato specificato il modello esatto di questo Mbt (Main Battle Tank), ma le ultime versioni già disponibili sul mercato sono la A7 e la A7+ mentre attualmente del Leopard 2A8 è stato sviluppato solo un dimostratore tecnologico presentato lo scorso maggio al salone Idet di Brno, nella Repubblica Ceca.

Il fabbisogno complessivo italiano per aggiornare la propria linea di carri armati in modo da far fronte alle necessità nazionali e Nato è di più di 250 mezzi, e, secondo quanto riportato sempre dal sottosegretario Rauti, l’Esercito Italiano si affiderà a 125 Mbt tipo Ariete C1 modernizzati e quindi ad altrettanti Leopard 2.

Questa possibilità era già emersa nei mesi scorsi tra le varie opzioni che erano in corso di valutazione dal Gabinetto del ministro e dallo Stato maggiore della Difesa: era stato il segretario nazionale e direttore dell’ufficio armamenti generale Luciano Portolano a riferire lo scorso marzo alla commissione Difesa della presa in carico di questa necessità che è impellente per le nostre forze terrestri.

L’Ariete C1 è stato modernizzato nel corso degli anni: una prima volta in concomitanza con la cancellazione del C2 nel 2000, ma solo nel 2019 il ministero della Difesa, nel Documento Programmatico Pluriennale (Dpp), ha previsto un effettivo percorso di modernizzazione allora finanziato coi primi 35 milioni di euro per prolungarne la vita operativa sino al 2030. Lo scorso anno, proprio per via delle lezioni apprese dal conflitto in Ucraina, Palazzo Baracchini nel Dpp ha messo a bilancio 980 milioni per l’ammodernamento di 125 C1 spalmati sino al 2034 (standard Amv) e i tre prototipi previsti sono già stati completati. Il programma, si legge nel documento governativo, è finalizzato al mantenimento dell’operatività e delle condizioni di sicurezza della componente corazzata dell’Esercito quale fondamentale soluzione provvisoria, in vista dello sviluppo e della futura acquisizione del nuovo carro franco-tedesco Mgcs (Main Ground Combat System) attraverso forme di cooperazione con altri Paesi europei. Sempre durante l’audizione del sottosegretario Rauti, siamo venuti a conoscenza che il nostro Paese, nel lungo termine, si prefigge di sviluppare un Mbt di nuova generazione in cooperazione con partner europei cercando di entrare nel programma Mgcs.

“Nell’ottica della cooperazione internazionale, l’acquisizione di carri Leopard di nuova generazione creerà condizioni vantaggiose per l’espansione della partnership al programma di sviluppo del futuro Mbt europeo […]. Infatti, una cooperazione più profonda con la controparte tedesca potrà facilitare l’inserimento nel progetto franco-tedesco Main Ground Combat System, il quale si prevede non entrerà in linea prima del 2040” ha detto ancora il sottosgretario Rauti.

Come ampiamente trattato da queste colonne, l’Mgcs è un programma che risente molto della competizione politico/industriale tra Berlino e Parigi al punto da accumulare ritardi che ne hanno procrastinato le prime consegne, fissate appunto al 2040 invece del 2035. I due Paesi stanno correndo ai ripari per tamponare una falla che sembra destinata ad ingrandirsi con ogni probabilità, con la Germania che sembra molto più in vantaggio in quanto è in procinto di piazzare un ordine per i Leopard 2A8 mentre la Francia procede verso l’aggiornamento della linea dei Leclerc che sarà portata totalmente allo standard XLR entro il 2035.

Tornando ai Leopard 2 per l’Italia, il piano di acquisizione deve essere ancora formalizzato e sarà pubblicato nel prossimo Dpp Difesa 2023-2025, ma si parla di 4 miliardi di euro a partire dal 2024 a fronte di un’esigenza complessiva stimata di circa 8 miliardi di euro che comprenderanno anche mezzi nelle versioni recupero e soccorso, gittaponte e pioniere.

Non avendo modo di sapere esattamente il piano di acquisizione, non possiamo sapere alcuni dettagli di questa spesa – solo ipotizzata – come ad esempio se comprende addestramento, manutenzione, mantenimento delle linea nel corso del tempo. Attualmente non possiamo nemmeno sapere se la base industriale italiana riuscirà a partecipare in qualche modo alla costruzione dei Leopard 2 nazionali o se verranno semplicemente acquistati “dallo scaffale” (o in gergo off the shelf).

La Difesa si prefigge quindi di avere 125 di questi Mbt come gap filler in attesa dello sviluppo di un nuovo carro interamente europeo a cui intendiamo partecipare, ma viene da chiedersi se, viste le tempistiche allungate dell’Mgcs e della spesa per i Leopard 2, questi non diventeranno gli unici carri a disposizione dell’Esercito nel prossimo futuro. Inoltre non sono chiare le tempistiche di consegna, che potrebbero facilmente allungarsi sino ad arrivare alla soglia del 2040 per gli ultimi carri ordinati, quindi col rischio di avere un carro nuovo ma che sarà obsoleto se dovesse arrivare l’Mgcs nei tempi ora stabiliti da Francia e Germania.

Dal punto di vista organizzativo dell’Esercito, poter disporre di 250 carri armati significa poter organizzare una brigata pesante in più rispetto alle due attualmente attive (Ariete e Garibaldi) ma occorrerà anche acquisire nuovi Ifv (Infantry Fighting Vehicle) per comporla e per sostituire i Dardo attualmente in servizio (dal 2002). A tal proposito sempre nel Dpp dello scorso anno era comparso l’Aics (Armoured Infantry Combat System) che vedeva i primi 5 milioni di euro per la fase di definizione nel 2024 con un orizzonte finale posto al 2036 e una spesa complessiva di 3,7 miliardi di euro. Se dovessero arrivare tutti i 125 Leopard 2 entro 10/15 anni sarà difficile vedere le tre nuove unità pesanti equipaggiate al completo.