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Difesa

L'”isola delle mine”: come cambia la strategia anti Cina di Taiwan

Taiwan ha reso noto la firma di un accordo con gli Stati Uniti per l'acquisto dei sistemi di mine a dispersione lanciati da veicoli Volcano

La chiamano “strategia del porcospino” o anche “metodo della difesa ad istrice”. Negli ultimi anni, gli strateghi statunitensi e taiwanesi hanno concordato di adottare una tecnica difensiva ben precisa per consentire a Taiwan di non cedere di fronte ad un eventuale assalto cinese. L’assunto base è che Taipei e Pechino non sono collocabili sullo stesso piano militare, e che la prima deve adottare metodi alternativi per respingere un rivale nettamente superiore. Nel 2017, l’allora capo delle forze armate taiwanesi, Lee Hsi-Ming, parlava di “Concetto di difesa globale” per sottolineare, in sostanza, la necessità di intraprendere una guerra asimmetrica.

In termini più concreti, anziché acquistare costose attrezzature convenzionali, come carri armati e sottomarini, difficili da nascondere e facili da colpire, l’”istrice” Taiwan preferisce concentrarsi su armi agili e occultabili, come i missili portatili Javelin e Stinger, gli stessi si sono rivelati utilissimi in Ucraina. Insomma, un porcospino non deve essere più grande o più forte di un predatore: per respingere una minaccia basta che abbia aculei numerosi e affilati.

Nonostante lo scenario del Davide taiwanese contro il Golia cinese sia ancora valido, all’orizzonte si intravede una possibile variazione strategica da parte dell’isola. Già, perché Taiwan potrebbe presto diventare un'”isola di mine terrestri“, dopo aver conseguito con gli Usa un accordo dal valore di 141 milioni di dollari per l’acquisto di sistemi di mine antiuomo Volcano.



L’uso delle mine

Il ministero della difesa di Taiwan ha reso noto la firma di un accordo con gli Stati Uniti – o meglio con il produttore statunitense Northrop Grumman – per l’acquisto dei sistemi di mine a dispersione lanciati da veicoli Volcano (autocarri M977A4), oltre all’invio di munizioni fittizie per l’addestramento, nonché supporto logistico e valutazioni di manutenzione. In base all’intesa, le armi saranno consegnate a Taipei entro la fine del 2029.

La novità ha spinto diversi analisti a sottolineare la contraddizione tra l’uso di mine e la strategia militare dell’isola di cercare di combattere le battaglie decisive lontano dalla terraferma per ridurre al minimo le percentuali di distruzione e devastazione. La fumata bianca fa seguito all’approvazione da parte del dipartimento di Stato degli Stati Uniti di un pacchetto di armi da 180 milioni di dollari destinati al partner asiatico, compresi i sistemi Volcano e i camion sui quali sarebbero stati montati.

L’esercito taiwanese ha fatto sapere che i sistemi di mine saranno assegnati per future operazioni nelle zone costiere e sulle spiagge del nord, centro e sud dell’isola. Ha poi sottolineato che, a differenza delle mine convenzionali, tali sistemi possono essere rapidamente dispiegati su una vasta area per bloccare l’avanzata dell’esercito cinese in caso di attacco anfibio (l’opzione più probabile sul tavolo di Pechino a fronte di un’offensiva militare sulla cosiddetta “provincia ribelle”).

In termini più tecnici, ogni distributore di mine Volcano contiene 960 proiettili e può creare un campo minato lungo 1.100 metri e largo 120 metri in 4-12 minuti, secondo la Federation of American Scientists Military Analysis Network.  Per la cronaca, il sistema Volcano, originariamente sviluppato negli anni ’80, è stato messo fuori servizio alla fine degli anni ’90 prima che gli Stati Uniti lo riportassero in auge nel 2017. Alcuni dei sistemi sono recentemente stati inviati in Ucraina per aiutare Kiev a contrastare l’offensiva di Mosca.



Quale strategia?

Questo sistema è in grado di scagliare rapidamente mine anticarro, creando un’area pericolosa e impraticabile per i corazzati pesanti nemici. Il Volcano è un sistema relativamente vecchio, ma il suo utilizzo a Taiwan sarebbe nuovo di zecca. Il suo impiego, inoltre, indicherebbe il tipo di strategia che Taipei e Washington starebbero prendendo in considerazione per difendere l’isola da un’eventuale offensiva cinese. Piazzare una mina in un determinato luogo mette in pericolo chiunque cerchi di attraversare quell’area, costringendo gli aggressori ad affrontare un rischio immediato o a rallentare la propria avanzata. Il suddetto sistema consente quindi ai difensori di creare rapidamente una zona off limits. 

L’accordo ha scatenato svariate polemiche. Intanto perché l’uso delle mine antiuomo da parte di Taiwan cozzerebbe con il Trattato di Ottawa, un trattato firmato da 36 Paesi – Cina continentale e Usa compresi – che prevede l’eliminazione delle mine antiuomo in tutto il mondo. Poi non mancano i pericoli sollevati da vari esponenti del Kuomintang (Kmt), partito nazionalista taiwanese all’opposizione.

“Con la capacità di disseminare rapidamente una vasta area di mine, è possibile che il dispiegamento di questi sistemi possa trasformare Taiwan nell’isola delle mine antiuomo. Nessuno può dire con certezza che le mine non rappresentano un rischio per le persone”, ha affermato Lo Chih-chiang, consigliere comunale di Taipei, per il quale, sebbene le mine siano progettate per danneggiare i carri armati e non le persone, i pesanti camion civili potrebbero far esplodere accidentalmente le trappole qualora dovessero attraversare le aree in cui sono dispiegate le armi.

Chen Yu-chen, una deputata di Kinmen, un’isola controllata da Taiwan, ha detto di essere preoccupata per il ripetersi di incidenti in cui i civili dell’isoletta sono stati uccisi o mutilati dalle mine rimaste dalle battaglie di artiglieria con Pechino risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta. “C’erano molte mine sepolte sottoterra a Kinmen e molte persone sono rimaste ferite. Ciò ha ostacolato lo sviluppo dell’isola per molto tempo”, ha osservato, secondo quanto riportato dal South China Morning Post.

Arriviamo infine all’aspetto militare. Il legislatore del Kmt Lai Shyh-bao ha affermato che il governo e l’esercito dovrebbero spiegare al pubblico se la tradizionale strategia di mantenere lo svolgimento di eventuali battaglie decisive lontane dalla terraferma di Taiwan sia ancora in vigore o meno. “Il dispiegamento del sistema significa che consentiremo che la battaglia si svolga all’interno del nostro territorio. Significa che ora preferiamo una strategia di guerriglia urbana o di terra bruciata?”, si è chiesto mister Lai.

Dall’altro lato, Wang Ting-yu, un deputato del Partito Democratico Progressista al governo, ha affermato che le mine anticarro sono state progettate per esplodere solo quando vengono investite da veicoli pesanti, in modo tale che le persone non vengano ferite calpestandole accidentalmente. Come se non bastasse, Wang ha anche affermato che il sistema verrà schierato solo se l’Esercito popolare di liberazione invierà una forza anfibia a sbarcare a Taiwan. E che, in caso contrario, non verrà utilizzato in tempo di pace. Le mine, sempre secondo gli esperti, dovrebbero infine aiutare Taipei a rafforzare la propria capacità asimmetrica, diventando così un istrice con spine ancora più appuntite.

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