Dall’inizio degli anni Duemila, gli Stati Uniti hanno perseguito attivamente lo sviluppo di armi ipersoniche – missili/veicoli di rientro in grado di manovrare che volano a una velocità di almeno Mach 5 – come parte del loro programma Prompt Global Strike di attacco convenzionale. Negli ultimi anni, gli USA hanno concentrato i loro sforzi nello sviluppo di veicoli ipersonici plananti (HGV – Hypersonic Glide Vehicle), che vengono lanciati da un razzo prima di planare verso un bersaglio, e di missili da crociera ipersonici, che durante il volo sono alimentati da motori ad alta velocità del tipo air breathing, ovvero che sfruttano l’aria come comburente.
Un recente rapporto al Congresso statunitense sulla tecnologia ipersonica, oltre a fare il punto sui progressi raggiunti dai Paesi che hanno o stanno dotandosi di questa tecnologia emergente dirompente (EDT – Emerging Disruptive Technology), si chiede se davvero gli sforzi economici e ingegneristici in atto negli USA siano effettivamente convenienti per la deterrenza. Sebbene in passato i finanziamenti per i programmi ipersonici siano stati relativamente limitati, sia il Pentagono sia il Congresso hanno mostrato un crescente interesse nel perseguire lo sviluppo e il dispiegamento a breve termine di questi sistemi. Ciò è dovuto, in parte, ai progressi di Russia e Cina, che hanno portato a una maggiore attenzione negli Stati Uniti sulla minaccia strategica rappresentata dal volo ipersonico.
Come sappiamo da fonti aperte, Cina e Russia hanno condotto con successo numerosi test di veicoli ipersonici plananti e di missili da crociera di questo tipo, e li hanno schierati in unità operative con anche, per quanto riguarda Mosca, impiego in combattimento. Prima di addentrarci nella diatriba se servano o meno, giova fare il punto sui sistemi ipersonici attualmente in servizio e in corso di sviluppo nei vari Paesi, in quanto, come vedremo, ci sono delle sorprese.
La ricerca USA
Partendo dagli Stati Uniti, le forze armate stanno autonomamente o congiuntamente sviluppando alcuni sistemi di questo tipo: la U.S. Navy ha in essere il programma Conventional Prompt Strike (CPS), condiviso in parte con l’U.S. Army sotto il nome di Common Hypersonic Glide Body (C-HGB) che nel caso dell’esercito ha dato alla luce il Long Range Hypersonic Weapon (LRHW); sempre la U.S. Navy stava sviluppando l’Offensive Anti-Surface Warfare Increment 2 (OASuW Inc 2), meglio noto come Hypersonic Air-Launched OASuW (HALO) che però è stato recentemente soppresso per l’aumento dei costi, mentre l’U.S. Air Force sta procedendo con l’Hypersonic Attack Cruise Missile (HACM) avendo sospeso (ma possiamo dire cancellato) il progetto ARRW (Air Launched Response Weapon) o AGM-183. Anche la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) in collaborazione con l’U.S. Air Force, ha condotto i test del Tactical Boost Glide (TBG), un veicolo ipersonico planante a forma di cuneo in grado di volare a più di Mach 7, con l’obiettivo di sviluppare e dimostrare le tecnologie che consentiranno di realizzare futuri sistemi HGV aviolanciati tattici. Il TBG, a quanto risulta, prevede compatibilità e integrazione con il sistema di lancio verticale della U.S. Navy.
La DARPA ha analogamente concluso il lavoro sull’Hypersonic Air-breathing Weapon Concept (HAWC) che, con il supporto dell’Air Force, mirava a sviluppare e dimostrare le tecnologie per un missile da crociera ipersonico lanciato in aria efficace ed economico. Senza dimenticare il Progetto Mayhem dell’aviazione, noto ufficialmente come Expendable Hypersonic Air-Breathing Multi-Mission Demonstrator che sarebbe volto ad esaminare il prossimo passo in termini di opportunità offerte dai sistemi missilistici ipersonici da crociera oppure potrebbe sviluppare un bombardiere ipersonico senza equipaggio in grado di volare a Mach 10 e di svolgere missioni sia di attacco sia di intelligence, sorveglianza e ricognizione.
Cina e Russia ma non solo
La ricerca cinese di armi ipersoniche, come quella russa, riflette la preoccupazione che le armi ipersoniche statunitensi possano consentire agli Stati Uniti di condurre un attacco preventivo e decapitante contro il proprio arsenale nucleare e le infrastrutture di supporto, anche in considerazione del fatto che i dispiegamenti di difesa missilistica USA potrebbero limitare la capacità della Cina di condurre un attacco di rappresaglia. La Repubblica Popolare schiera il DF-17, un missile balistico a medio raggio specificamente progettato per lanciare veicoli ipersonici plananti, e ha anche testato il missile balistico intercontinentale DF-41 modificato per trasportare un HGV con testata convenzionale o nucleare. Pechino ad agosto 2021 ha anche effettuato un lancio di prova di un FOBS (Fractional Orbital Bombardment System) che potrebbe essere dotato di HGV.
La Russia è stata la prima a usare in combattimento i propri sistemi ipersonici: il vettore balistico aviolanciato Kh-47M2 “Kinzhal” e il missile da crociera 3M22 “Zircon”, che può essere lanciato da unità di superficie e sottomarine, e in prospettiva anche da veicoli terrestri. Mosca ha in servizio il suo HGV, ovvero il sistema “Avangard” per il momento montato sui missili balistici intercontinentali SS-19 ma che sarà presto integrato nel RS-26 “Sarmat”, ICBM pesante in fase di sviluppo.
Anche diversi altri paesi, tra cui Australia, India, Francia, Germania, Corea del Sud, Corea del Nord e Giappone, stanno sviluppando tecnologie per armi ipersoniche mentre Iran, Israele e Brasile hanno condotto ricerche fondamentali sui flussi d’aria e sui sistemi di propulsione ipersonici, ma potrebbero non essere al momento impegnati nella realizzazione di armi di questo tipo.
Servono davvero?
Ma agli Stati Uniti servono davvero i missili ipersonici? Come premessa bisogna ricordare che lo studio statunitense in questo settore prevede l’esclusivo uso di testate convenzionali, che pertanto devono essere di un ordine di grandezza (o anche due) più precise di quelle nucleari per poter essere efficacemente in grado di distruggere un bersaglio sfruttando esclusivamente l’energia cinetica del vettore. Questi sistemi presentano indubbiamente dei vantaggi: i missili ipersonici sono ben adatti ad operare al di fuori delle zone A2/AD dei potenziali avversari e danno poco preavviso per l’attivazione delle difese; ma questi sistemi probabilmente non sopravvivrebbero di più rispetto ai classici missili balistici con testate manovrabili in un conflitto, a meno che questi ultimi non incontrino difese a lungo raggio molto efficaci. Inoltre i missili ipersonici potrebbero costare un terzo in più (acquisizione e schieramento) rispetto ai missili balistici di pari gittata dotati di testate manovrabili.
Gli analisti non sono poi d’accordo sulle implicazioni strategiche delle armi ipersoniche. Alcuni hanno identificato due fattori che potrebbero avere conseguenze significative per la stabilità strategica: il breve tempo di volo dell’arma, che comprime i tempi di risposta, e la sua traiettoria di volo imprevedibile, che potrebbe generare incertezza sull’obiettivo previsto e quindi aumentare il rischio di errori di calcolo o di escalation involontaria in caso di conflitto. Questo rischio potrebbe essere ulteriormente aggravato nei Paesi che condividono nella stessa area capacità o strutture nucleari e convenzionali.
Alcuni analisti sostengono che un’escalation involontaria potrebbe verificarsi a causa dell’incapacità di distinguere tra un’arma ipersonica armata convenzionalmente e una armata con carica nucleare. Tuttavia, anche se uno Stato sapesse che un HGV lanciato verso di lui è armato convenzionalmente, potrebbe comunque considerare tale arma come di natura strategica, indipendentemente da come viene percepita dallo Stato che la sta utilizzando, e decidere che una risposta strategica è giustificata. Gli esperti USA non sono quindi d’accordo sul potenziale impatto delle armi ipersoniche sia sulla stabilità strategica e sul vantaggio competitivo delle forze armate statunitensi. Tuttavia, gli Stati Uniti non hanno sistemi corrispondenti a quelli russi e cinesi e non hanno difese contro i vettori ipersonici, pertanto il Pentagono e il Congresso identificano ancora oggi l’ipersonico come un’area di ricerca e sviluppo prioritaria.