L’Intelligenza artificiale aiuta la sicurezza nazionale? La CIA fa le prove

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Il dipartimento di sicurezza degli Stati Uniti sta mettendo alla prova l’Intelligenza Artificiale con strumenti per analisti di intelligence. Il “programma pilota” sta iniziando con dati non classificati e dai risultati ottenuti gli alti papaveri del Pentagono e dell’NSA decideranno se il cervello dell’IA potrà agire nella banca dati delle informazioni top-secret autonomamente e se il risultato di quel processo cognitivo sarà affidabile al massimo livello.

La responsabile della sezione Intelligence and Analysis del Dipartimento della Sicurezza nazionale interna degli Stati Uniti, Avery Alpha, ha riportato la settimana scorsa che gli analisti dell’intelligence stanno sperimentando strumenti di Intelligenza Artificiale basati su cloud su dati sensibili – non classificati – per semplificare il loro lavoro, benché sotto la supervisione di un essere umano.

Durante una conferenza che si è tenuta la scorsa settimana a Washington, anche il direttore dell’innovazione dell’intelligenza artificiale della CIA, Lakshmi Raman, ha dichiarato apertamente: “Siamo stati catturati dallo zeitgeist dell’intelligenza artificiale generativa proprio come lo era stato il mondo intero un paio di anni fa”.

Gli analisti di intelligence statunitensi starebbero già utilizzano l’intelligenza artificiale “generativa in contesti classificati per l’assistenza alla ricerca e alla scoperta, l’assistenza alla scrittura, l’ideazione, il brainstorming e l’aiuto nella generazione di controargomentazioni”.

Secondo quanto riportato da DefenseOne, questo nuovo impiego dell’intelligenza artificiale all’interno della CIA si basa su “capacità esistenti all’interno delle agenzie di intelligence che risalgono a più di un decennio fa, tra cui la traduzione e la trascrizione del linguaggio umano e l’elaborazione dei dati”. Del resto è norma per noi scoprire attività che la CIA e l’NSA conduce come è ovvio in segreto da dieci, venti, o trenta anni. Altrimenti non sarebbero servizi segreti alle prese con programmi segreti.

Un programma pilota per approcciare all’IA a livello di sicurezza

“Siamo in un ambiente informativo un po’ ibrido, in particolare la mia parte della comunità di intelligence, perché… DHS Intel è stata creata dopo l’11 settembre per colmare quel divario che è diventato molto evidente tra i partner statali e locali e la comunità di intelligence più altamente classificata” spiega la responsabile della sezione di intelligence e analisi Avery Alpha sempre nella stessa conferenza che si è tenuta nella capitale degli Stati Uniti.

“Siamo davvero quel ponte per spingere le informazioni in entrambe le direzioni, cercare di ottenere il messaggio, la sensibilità dai livelli classificati più alti fino a qualcosa che possiamo condividere con lo stato e la comunità locale e quindi infondere le loro intuizioni nell’ambiente operativo più chiuso della [comunità di intelligence] federale”.

Attualmente è stato acclarato come gli apparati delle forze dell’ordine statali e locali statunitensi siano utilizzando “molti dati sensibili” ma non segreti, dunque “classificati” come una minaccia nel caso venissero divulgati o ottenuti da una potenza avversaria, che devono essere “comunque gestiti con cura”, ma possono rappresentare una buona base questo nuovo approccio.

Attualmente viene ricordato come il ruolo finale degli analisti dell’intelligence umani rimanda fondamentale nel processo di valutazione finale. Essi dovranno “usare il loro giudizio per valutare l’accuratezza delle informazioni che gli strumenti di intelligenza artificiale tirano fuori”, ha spiegato Avery Alpha.

L’intelligence USA e l’IA

La comunità di intelligence statunitense è rimasta “affascinata dall’intelligenza artificiale generativa” se sembra essere convinta ad impiegare questa nuova tecnologia per migliorare le operazioni di intelligence.

Secondo quanto riportato, verso il termine dello scorso anno alla Casa Bianca hanno “spinto affinché tutto il governo federale implementasse l’intelligenza artificiale ove possibile” tramite un ordine esecutivo seguito da una serie di azioni esecutive per gestire i rischi.

Il fine sarebbe sempre lo stesso: avere la possibilità considerare più efficientemente e velocemente enormi banche dati per “estrarre informazioni che poi arricchiscono i loro prodotti analitici”. Ad esempio il dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti ha utilizzato questi nuovi metodi per identificare le tendenze migratorie per la sicurezza delle frontiere e per individuare “domande di visto sospette”. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un impiego a basso livello.

“L’intelligenza artificiale aiuta gli analisti dell’intelligence a setacciare grandi quantità di dati per estrarre informazioni che possono informare i decisori politici. In un pagliaio gigante, l’intelligenza artificiale aiuta a individuare l’ago”, spiegano alla CIA.

“Abbiamo anche utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per aiutarci a identificare individui di alcune delle nostre nazioni avversarie straniere che stanno cercando di sfruttare il nostro sistema di visti, a proprio vantaggio, e segnalare quei richiedenti di visto, indirizzarli per un’azione appropriata all’interno del nostro governo e quindi condividere anche quella preoccupazione che circonda alcune di queste domande … con i nostri partner dei Five Eyes” affermano i vertici dell’intelligence Usa.

Nominando proprio quegli stessi partner che ora si trovano in “prima linea” in quella che potrebbe essere una futura guerra informatica e cibernetica con l’avversario teorico in ascesa più temuto nella regione del Pacifico.