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Difesa

L’intelligence ricorda gli 007 morti sul Lago Maggiore: in che missione erano impegnati?

Nella giornata della commemorazione dei caduti dell’Intelligence italiana – donne e uomini che più di ogni altro hanno contribuito a garantire con le loro elevate capacità, l’abnegazione e il senso del dovere, la nostra sicurezza – sono state ricordate presso...

Nella giornata della commemorazione dei caduti dell’Intelligence italiana – donne e uomini che più di ogni altro hanno contribuito a garantire con le loro elevate capacità, l’abnegazione e il senso del dovere, la nostra sicurezza – sono state ricordate presso la sede dell’organo di coordinamento dei servizi segreti italiani, il DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), le storie di impegno e sacrificio di Vincenzo Li Causi, caduto in Somalia nel 1993; di Nicola Calipari, caduto in Iraq nel 2005 mentre proteggeva con il suo stesso corpo la giornalista Ilaria Sgrena; di Lorenzo D’Auria e Pietro Antonio Colazzo, caduti in Afganistan nel 2005 e nel 2007 per mano dei talebani; e in ultimo di Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, scomparsi entrambi lo scorso maggio sul Lago Maggiore.



Nella menzione comparsa sulla parete della memoria, pubblicata sul sito del DIS, i due agenti dell’AISE, l’agenzia informazioni e sicurezza esterna, ossia il nostro servizio segreto operate all’estero, si legge distintamente nella nota di entrambi: “Perde la vita nelle acque del Lago Maggiore, il 28 maggio 2023, nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri”.

Queste precise parole hanno attirato l’attenzione durante la cerimonia di commemorazione dei Caduti dell’Intelligence italiana avvenuta venerdì 22 marzo presso la sede dell’intelligence di Piazza Dante, alla presenza del sottosegretario del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano. Tanto da spingerci a riandare con la memoria ai fatti che nel maggio del 2023 destarono sospetti per via delle dinamiche estremamente particolari del tragico incidente.

L’incidente del Lago Maggiore

Seguito dalla stampa con poca attenzione e per un breve lasso di tempo, in confronto alla copertura mediatica concessa a fatti assai meno rilevanti, il “misterioso” incidente mortale che si consumò sul Lago Maggiore in un giorno di pioggia dello scorso maggio vide come protagonista un natante da turismo dal nome inconsueto – “Gooduria“ – lungo poco più di 15 metri e battente bandiera Slovena. Proprietà di Claudio Carminati.

Secondo quanto riportato allora, la barca, noleggiata per una festa di compleanno, era uscita dal porto nonostante le condizioni meteorologiche poco adatta a una gita sul lago, e si era ribaltata con l’imperversare del maltempo. A bordo erano 21 di persone, identificate solo in un secondo momento come funzionari di diverse agenzie d’intelligence. In particolare del succitato Aise, dell’Aisi, agenzia informazioni e sicurezza interna, e del Mossad, il servizio segreto dello Stato d’Israele.

Nell’incidente persero la vita quattro persone: un ex-agente del servizio segreto israeliano, due funzionari dell’intelligence italiana – Alonzi e Barnobi – e la moglie del comandante dell’imbarcazione, Anya Bozhkova di origini russe. La peculiare commistione degli ospiti a bordo destò sospetti fin dal primo momento, benché la gita potesse essere una semplice rimpatriata tra ex-colleghi che aveva condiviso esperienze lavorative nel passato. Questo se solo alcuni siti specializzati in intelligence, tra cui mansioniamo l’israeliano Intelli Times, non avessero suggerito la tesi dell’operazione di controproliferazione. Ipotizzando che la festa sul lago altro non fosse che una singolare copertura per l’incontro tra agenti d’intelligence che dovevano “parlare di Iran“.

Le ipotesi di allora

Al tempo le ipotesi avanzate da Intelli Times citarono come come target dello scambio informativo “gli sforzi nucleari iraniani nel sito di Fordow, situato nel sottosuolo a sud di Teheran”. Segnalavano la prossimità del Lago Maggiore alla città di Milano, dove i funzionari dell’intelligence avevano soggiornato in appartamenti legati ai servizi, e al “Centro comune di ricerca dell’Unione europea a Ispra”; parlavano della possibilità che si fosse discussa di una questione legato ad alcune tonnellate di uranio naturale recentemente sparite da un sito in Libia; citavano un incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e la premier Giorgia Meloni durante il quale si era parlato anche di “questioni legate al nucleare iraniano”; e in ultimo discutevano dell’esfiltrazione di Artem Uss, il figlio di un oligarca russo segnalato dalla Cia, arrestato dalle nostre autorità, e portato all’estero da agenti del servizio segreto russo prima delle procedure di estradizione.

Su tali e ulteriori ipotesi, e sulla vera natura della missione che ha evidentemente visto un ruolo operativo per gli agenti Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, non c’è alcuna informazione certa. Come ovvia consuetudine nel campo dello spionaggio e del controspionaggio. Ad eccezione, questo necessario ricordalo, della perdita di due fedeli servitori dello Stato.

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