La geopolitica della corsa allo spazio
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Difesa /

Atmanirbhar Bharat, che si può tradurre come “India autosufficiente”, è un piano promosso dal governo indiano retto dal primo ministro Narendra Modi riguardante la visione economica e lo sviluppo del Paese.

l’India intende, con questo progetto, avere una partecipazione più ampia all’economia mondiale, perseguendo politiche che siano efficienti, competitive e resilienti, e soprattutto autosufficienti. Nel settore della Difesa, per perseguire l’autosufficienza, ha dato enfasi alla coproduzione tra il settore pubblico e quello privato: qualcosa che era stato avviato già nel 1992 e che non è mai stato raggiunto appieno. Oltre la metà dell’equipaggiamento militare indiano è infatti sovietico o russo e anche le recenti acquisizioni di nuovi cacciabombardieri hanno interessato un produttore straniero: Nuova Delhi ha ordinato dalla Francia un lotto di 36 Rafale per far fronte a un’emergenza consistente nel divario tecnologico (e numerico) che la separa dal suo rivale regionale, la Cina.

Ora l’aeronautica indiana, proprio in considerazione di questa politica di “autosufficienza”, ha in programma di acquisire ulteriori 114 velivoli da combattimento di cui 96 verrebbero costruiti in Patria e i restanti sarebbero importati dal fornitore straniero scelto per il progetto. L’Indian Air Force (Iaf) vuole infatti dotarsi di 114 Multirole Fighter Aircraft (Mrfa) nell’ambito del programma “Buy Global and Make in India” in base al quale le società indiane sarebbero autorizzate a collaborare con un produttore estero.

Risulta che l’aeronautica militare indiana ha tenuto incontri con rappresentanti di società straniere per discutere della realizzazione del progetto che prevedrebbe l’importazione iniziale di 18 velivoli e la produzione locale di un primo lotto di 36, che verrebbero pagati in parte in valuta estera e in parte in valuta indiana. Gli ultimi 60 aerei sarebbero totalmente sotto responsabilità del partner indiano e il governo effettuerebbe i pagamenti solo in valuta indiana.

Risulta che siano stati contattate diverse note industrie aeronautiche tra cui Boeing, Lockheed Martin, Saab, MiG, Irkut Corporation e Dassault Aviation.

L’esigenza della Iaf è quella, come detto, di mantenere la sua superiorità sul principale rivale regionale, la Cina, ma anche nei confronti del Pakistan che è sempre più legato a Pechino.

Proprio nella giornata di domenica 12 giugno siamo venuti a sapere che l’esercito cinese lavorerà a stretto contatto con le forze armate pakistane per affrontare quelli che sono stati definiti “fattori complicati” nella regione asiatica rafforzando ulteriormente quindi la cooperazione tra i due Paesi.

Il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, il generale Qamar Javed Bajwa, ha ricevuto una delegazione della leadership militare cinese guidata dal generale Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione militare centrale cinese (Cmc). L’incontro si è tenuto nell’ambito del Comitato congiunto di cooperazione militare Pakistan-Cina e ha posto le basi per un ulteriore partenariato militare tra Pechino e Islamabad.

L’aeronautica indiana ha attualmente in linea di volo una flotta eterogenea di velivoli: sono presenti i russi Sukhoi Su-30MKI (la versione da esportazione del noto cacciabombardiere derivato dal Su-27), Mig-29, Mig-27, Mig-21, Dassault Mirage-2000 e Sepecat Jaguar. L’India aveva già espresso la necessità di “svecchiare” la propria flotta di caccia nel 2015, quando il premier Modi aveva affermato la necessità critica per l’aviazione di operare con nuovi velivoli in sostituzione dei vecchi Mig-21, Mig-27, Jaguar e Mirage-2000, con un occhio, nemmeno troppo velato, alla possibilità di bombardamento nucleare. Da qui la scelta di acquistare i Rafale anche in considerazione della lunga tradizione aeronautica che lega Francia e India. Già nel 1957 furono acquistati 104 Dassault Mystere IV-A che sono rimasti operativi sino al 1973; nel 1960, per creare uno stormo imbarcato di velivoli Asw (Anti Submarine Warfare) e da ricognizione per la portaerei Vikrant, si scelsero i Br-1050 Alize; nel 1978 toccò ai Jaguar (nati da un consorzio anglofrancese), che furono acquistati in 120 esemplari e costruiti sotto licenza dalla Hindustan Aeronautics Limited (Hal); tra il 1982 e il 1986 arrivarono un totale di 52 Mirage-2000 nelle versioni monoposto (H) e biposto (TH). Una linea di volo adeguata per le necessità indiane degli anni ’80 e ’90, ma che è diventata rapidamente obsoleta con l’ingresso in servizio dei cacciabombardieri più moderni a partire dagli anni 2000.

L’industria aeronautica locale, quindi, non produce autonomamente dai tempi del Jaguar, e un velivolo come il Rafale non rientra nell’ambito di collaborazione (che prevede sicuramente cessione di tecnologia) del progetto “Buy Global and Make in India”. Per questo riteniamo che i 36 velivoli già acquistati saranno i soli che vestiranno la livrea della Iaf, anche perché solitamente Nuova Delhi ha un processo molto macchinoso e “burocratico” per quanto riguarda l’acquisizione di sistemi d’arma all’estero o la produzione congiunta: lo sa bene la Russia che in passato ha cercato di coinvolgere attivamente l’India nel suo programma per caccia di quinta generazione (l’Fgfa) meglio noto dalle parti di Nuova Delhi come Perspective Multi-role Fighter (Pmf). Il programma è naufragato perché l’India e la Russia si sono trovati in disaccordo su molti aspetti fondamentali del progetto di sviluppo congiunto, tra cui la ripartizione del lavoro e la quota dei costi, la tecnologia degli aeromobili, nonché il numero da ordinare. Dopo aver valutato il primo prototipo di quello che ai tempi era il PAK FA T-50 (ora Sukhoi Su-57), l’Indian Air Force ha determinato più di 40 modifiche che affrontassero, tra le altre cose, le debolezze percepite nell’impianto motoristico, nella capacità stealth e nel carico bellico. Mosca, di rimando, ha cortesemente declinato procedendo da sola.

Paradossalmente, nonostante il precedente poco edificante, la Russia resta il partner migliore per la ricerca indiana: Mosca è molto più flessibile della Francia e degli stessi Stati Uniti per quanto riguarda la possibilità di cessione di tecnologia, e ha tutto l’interesse di allontanare il più possibile Nuova Delhi dall’orbita statunitense. Il progetto locale per un velivolo di quinta generazione, l’Advanced Medium Combat Aircraft, sta procedendo con l’impostazione del primo prototipo avvenuta di recente (ad aprile 2022), ma ci vorrà molto tempo per poterlo vedere in servizio, se davvero nascerà. L’Iaf pertanto è alla ricerca di una soluzione ad interim che soddisfi i suoi requisiti, in quanto vuole un aereo che abbia un basso costo operativo ma comunque capace. La possibilità che Nuova Delhi guardi a Mosca potrebbe smuovere Washington, che ricordando la spada di Damocle del Caatsa (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act), comunque mai del tutto realmente messo in pratica nei confronti dell’India, potrebbe offrire una collaborazione privilegiata con le sue industrie aeronautiche.

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