L’India è in contatto con la Francia per la fornitura di ulteriori 31 caccia Dassault Rafale M per la sua aviazione di marina, dopo il megaordine recentemente piazzato per 114 Rafale destinati all’aeronautica militare indiana (IAF).
Il quotidiano francese La Tribune riporta che in questo modo la richiesta indiana per i Rafale salirebbe a 145 esemplari e che l’India ha anche recentemente firmato due contratti con Dassault Aviation per la fornitura di 62 Rafale (36 per l’IAF nel 2016 e 26 per la marina militare nell’aprile 2025). L’aviazione imbarcata indiana aveva già individuato, alcuni anni fa, la necessità di acquisire ulteriori 31 caccia e se quest’ordine dovesse venire finalizzato, l’India avrà più Rafale imbarcati rispetto alla Francia stessa (57 contro i 41 della Marine Nationale).
Il contratto per 114 caccia Rafale per la IAF è un obiettivo importante per Dassault, che vi ha investito molte risorse. Venerdì 13 febbraio è stato dato il via libera dal Defense Acquisition Council, presieduto dal ministro della Difesa indiano. Questo è un passaggio fondamentale nel procurement, tuttavia, è solo il primo passo di un lunghissimo processo amministrativo e politico che durerà diversi mesi, se non anni: la firma del contratto è ancora tutt’altro che certa, data la reputazione di lentezza e meticolosità dell’amministrazione indiana.
L’interesse indiano per ulteriori 31 Rafale M rappresenta un progresso importante nelle ambizioni di Nuova Delhi di possedere una Blue Water Navy, con quindi un’aviazione imbarcata di livello, trasformando quello che era iniziato come un accordo intergovernativo da 7,4 miliardi di euro per 26 velivoli nell’aprile 2025 in una potenziale forza aerea imbarcata di 57 caccia che cambierebbe gli attuali equilibri della potenza aerea navale dei Paesi della regione indo-pacifica. Quello che ha anche sorpreso è la rapidità delle trattative per i caccia: se sono passati quasi 10 anni tra il primo ordine e il secondo, sono passati solo 10 mesi tra il secondo e il terzo.
Secondo un piano già rodato, che si era stabilito col primo ordine, circa 18-20 Rafale verrebbero consegnati all’India dalla Francia in condizioni di volo entro il 2030, mentre i restanti, potenzialmente circa 96, verrebbero costruiti in India da Hindustan Aeronautics nell’ambito dell’iniziativa governativa “Make in India”, che prevede il trasferimento di tecnologia e l’integrazione delle armi locali.
Questa improvvisa accelerazione nel procurement, molto poco canonicamente indiana, si spiega forse nella volontà di Nuova Delhi di dotarsi di una forza aerea credibile nella regione dell’Oceano Indiano e dell’Asia centrale, in un contesto di crescente espansione navale cinese, di riarmo pakistano e di persistente competizione strategica che si estende dal Mare Arabico al Pacifico occidentale, passando per il Golfo del Bengala, lo Stretto della Malacca e le cime dell’Himalaya. È oltremodo chiaro che l’elefante nella stanza è rappresentato dalla Repubblica Popolare Cinese che non solo ha un diretto conto aperto con l’India dato dalle regioni contese del Kashmir e dell’Arunachal Pradesh, ma anche uno indiretto in quanto sostiene militarmente il rivale Pakistan con armamenti e sistemi sempre più d’avanguardia, e soprattutto fornendo addestramento avanzato.
Questo più stretto legame tra Pechino è Islamabad ha dato i suoi primi frutti nel breve conflitto tra India e Pakistan del maggio 2025, quando ai caccia J-10C forniti dalla Repubblica Popolare Cinese è stato accreditato l’abbattimento di almeno un Rafale della IAF. Quella battaglia aerea è stata propagandata molto dai media cinesi, che hanno in particolare sottolineato l’inefficacia del caccia francese davanti all’accoppiata J-10/PL-15E, ma la realtà è ben diversa, nonostante questa narrazione sia stata ampiamente ripresa da alcuni sedicenti esperti in Occidente (tra cui anche in Italia).
Le perdite di caccia da parte indiana non possono essere giudicate come un semplice fallimento tra piattaforme, ma devono essere comprese nel più ampio ecosistema della guerra aerea. I risultati che si ottengono in questo tipo di conflitto dipendono da sistemi di allerta, segnalazione e tracciamento, e anche vecchi missili o caccia possono distruggere velivoli moderni se gli equipaggi non ne sono a conoscenza o ricevono avvisi tardivi o informazioni di intelligence erronee. Quel breve conflitto ha evidenziato proprio le incertezze dell’intelligence indiana, le carenze delle capacità di sorveglianza e ricognizione (ISR), la poca tempestività degli avvisi di lancio e della disponibilità di librerie di minacce e programmi di contromisure aggiornati per la suite da guerra elettronica Spectra del Rafale.
A mesi di distanza da quel conflitto risulta ormai oltremodo chiaro che i velivoli di controllo e allerta precoce (AEW&C) pakistani di fabbricazione cinese e il possibile supporto cinese di ISR orbitale e di comando e controllo (C2) sono stati fattori che hanno consentito una kill chain più efficace e interconnessa. Ovviamente il personale pakistano deve aver ricevuto un adeguato addestramento per l’utilizzo migliore delle piattaforme coinvolte, che ha dato all’aviazione di Islamabad un vantaggio importante durante le operazioni aeree, nonostante l’India sia alla fine riuscita a ottenere i suoi obiettivi tattici degradando le capacità della difesa aerea pakistana e colpendo tutti i bersagli prefissati.
Quell’episodio, invece di minare la fiducia indiana nelle capacità del caccia di fabbricazione francese, ha spostato l’attenzione di Nuova Delhi sulla necessità di avere sistemi efficaci e di ottenere capacità di integrazione nella moderna guerra aerea.

