Libia: Haftar muove le sue truppe. O forse sono i russi che muovono lui…

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Che cosa va cercando il generale Haftar? Quello che si sa è che in questi giorni i reparti del suo Esercito di Liberazione Nazionale, che già controllano l’Est e il Sud della Libia, si stanno spostando verso Sud-Ovest, in particolare verso la città di Ash Shwayrif, che si trova a circa 400 chilometri da Tripoli, da dove il Governo di Unità Nazionale presieduto da Abledhamid Dbeibah osserva con comprensibile preoccupazione. Già nel 2019, infatti, Khalifa Haftar aveva cercato di porre l’assedio a Tripoli, scontrandosi senza successo con le milizie che allora sostenevano Fayez al-Serraj, allora primo ministro del Governo di Unità Nazionale insediatosi dopo gli accordi firmati nel dicembre 2015 a Skhirat, in Marocco.

Dopo lunghi e infruttuosi combattimenti, Haftar e i suoi si rintanarono nella “loro” Cirenaica, contentandosi di sfruttare i giacimenti locali e di lucrare sul traffico di migranti in arrivo dai Paesi dell’Africa sahariana e sub-sahariana. Molti hanno dunque il sospetto che ora il generale sia pronto a riprovarci. D’altra parte era stato proprio Haftar, durante le esercitazioni militari Dignity Shield 2024, tenute nella città di Sirte, a lanciare un duro ultimatum: “La sicurezza della Libia dipende dai progressi sul percorso politico, ma alcune parti coinvolte creano deliberatamente ostacoli e usano argomenti fragili per lasciare la situazione invariata e preservare le loro conquiste… Diamo una notizia agli ostruzionisti: non ce la farete. Il margine per concedervi opportunità si è ridotto, la pazienza è sul punto di esaurirsi. Rifate i vostri calcoli prima che gli eventi prendano il sopravvento”.

Non c’è da stupirsi, quindi, se a Tripoli tira aria di mobilitazione. Un’aria che arriva fino al confine con l’Algeria, visto che uno dei timori di queste re è che Haftar voglia prendere il controllo del valico di frontiera che porta alla città algerina di Debdeb, ora sotto l’autorità delle truppe del Governo tripolino di Unità Nazionale.

La spiegazione di tanta agitazione da parte di Haftar, però, potrebbe essere al contempo più semplice e più complicata. La spina dorsale del contingente ora in movimento è formata da mercenari russi dell’ex Gruppo Wagner, ora ribattezzato Africa Corps. Nome diverso, ma il fine è lo stesso: garantire l’influenza russa nell’Africa subsahariana, in particolare nei tre Paesi, Niger, Mali e Burkina Faso che hanno deciso di sbarazzarsi dell’influenza francese. Gli uomini della Wagner erano stati decisivi, nella primavera scorsa, per garantire al governo maliano la riconquista di Kidali, città che da un decennio era la roccaforte del separatismo tuareg di marca qaedista.

600 russi avevano partecipato a quella spedizione, cosa che gli islamisti del Mali non hanno certo dimenticato. Appena hanno potuto, infatti, si sono vendicati: ai primi di agosto, nel deserto presso il confine con l’Algeria, hanno teso un’imboscata a un convoglio di soldati Mariani e uomini Wagner, uccidendo decine degli uni e degli altri. con l’aiuto, dichiarato e rivendicato, dei servizi segreti ucraini ( loro volta, probabilmente, imbeccati dai colleghi francesi e algerini).

I movimenti di Haftar e dell’Africa Corps che lo accompagna, quindi, sembrano più un modo per dare una mano all’alleato russo e andare a rinforzare un quadrante fondamentale dal punto di vista politico ma dove la Russia incontra più difficoltà del previsto dal punto di vista militare. I prossimi giorni ci diranno qualcosa in più.

Fulvio Scaglione