Il contesto libico sta silenziosamente assumendo la forma di un terreno di scontro geopolitico fra potenze, che sul suo territorio esercitano pressioni e influenze di diverso genere con l’obiettivo di allargare la propria presenza militare e mandare un messaggio ai rivali. Gli Stati Uniti, insieme alla Turchia, appoggiano il Governo di unità nazionale di Tripoli presieduto da Abdulhamid Dabaiba, a differenza di Mosca che è allineata al generale Haftar, e la loro risposta alle ultime iniziative diplomatiche russe, non si è fatta attendere.
Come abbiamo raccontato su InsideOver, gli importanti accordi sottoscritti a metà febbraio fra la Bielorussia e il generale dell’esercito nazionale libico (ENL) Haftar, che controlla militarmente la regione più orientale della Libia nota come Cirenaica, hanno sancito un innalzamento delle relazioni Minsk-Tobruk volte ad incrementare la cooperazione militare russa e bielorussa con la Libia e la loro presenza nel Paese con l’apertura di una nuova base presso Maaten Al Sarra, al confine con Ciad e Sudan, e la costituzione di un avamposto militare nella città di Tobruk. In questo senso, l’iniziativa politica delegata da Mosca all’alleato bielorusso, che svolge funzione di intermediario, permette alla Russia, impegnata sul fronte ucraino, di gestire una partita importante con maggiore distacco e senza un coinvolgimento diretto che costerebbe molto di più in termini materiali, garantendosi allo stesso modo un efficace tutela degli interessi nazionali da parte di uno storico alleato.
Circa una settimana dopo il viaggio del 17 febbraio di Haftar in Bielorussia, il comando militare statunitense in Africa, noto come Africom, ha condotto delle importanti esercitazioni aeree nella città di Sirte con le forze militari libiche orientali e occidentali, con l’utilizzo di un bombardiere strategico B-52 e di altre forze provenienti dal Regno Unito, per un insieme di operazioni militari che si sono estese dalla costa libica fino ai pressi della striscia di Gaza, coinvolgendo anche Israele. L’obiettivo statunitense, secondo diversi analisti, è stato quello di mandare un messaggio forte e dare una dimostrazione di forza alla Russia di Putin, mettendola in guardia dal compiere azioni che superino un determinato confine nel dossier libico. Altrimenti detto: tutelare le infrastrutture petrolifere situate nell’Ovest del Paese dall’influenza e dalle mire di una Russia che negli ultimi anni, nella regione, sta portando avanti una politica fortemente espansionistica.
Sebbene la competizione USA-Russia in Libia sia maggiormente evidente nelle regioni costiere, un ulteriore terreno di scontro, come fa ben notare un’analisi di Agenzia Nova, ruota attorno al Fezzan, regione del Sud ricca di risorse e particolarmente strategica per l’accesso al Sahel. Qui gli Stati Uniti hanno attivato, tramite il Congresso, un piano denominato “Lybia stabilization project”, che mira a stabilizzare la regione limitando la penetrazione e l’influenza di attori ostili. La lentezza della sua implementazione, unita all’acquisizione di una base strategica nel Sud della Libia da parte della Russia, potrebbe essere stato l’elemento alla base della decisione di Africom di svolgere esercitazioni che funzionassero da deterrente e da dimostrazione di concreta presenza e reattività atlantista nel dossier libico.