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L’esercito degli Stati Uniti vuole dotarsi di batterie mobili per impiegare i missili Standard SM-6 e, possibilmente, anche i ben noti vettori da crociera Tomahawk. Il programma Mid-Range Capability (Mrc) intende utilizzare una batteria con quattro lanciatori multiuso montati su rimorchio che sono simili, se non identici, a quello utilizzato dal Pentagono per condurre un test su un Tomahawk due anni fa. Il sistema di lancio, come ci ricorda The Drive, si basa sul design del Vls (Vertical Launch System) Mk 41 della Marina Usa, che è anche stato testato su una nave di superficie senza equipaggio all’inizio di quest’anno.

Il nuovo sistema Mrc, denominato Typhon, si basa su un lanciatore a quattro celle ed è installato su un rimorchio tipo Tel (Transporter Erector Launcher), esattamente la stessa configurazione generale utilizzata per i test a bordo della nave di superficie senza equipaggio Ranger (Usv).

Il Typhon sarà in grado di utilizzare, come già accennato, i missili SM-6 e i Tomahawk attualmente utilizzati dalla U.S. Navy. La variante del Rim-174 Standard attualmente in servizio, la Block IA, è un missile superficie-aria con capacità secondaria di colpire bersagli di superficie. Questo viene utilizzato dalla marina statunitense anche per compiti antimissile, attraverso il sistema Aegis: un missile di questo tipo aveva fallito un test di intercettazione di un Mrbm (Medium Range Ballistic Missile) lo scorso maggio, mentre in precedenza, un altro vettore della stessa famiglia, un SM-3 Block IIA aveva colpito un Icbm in un altro esperimento della Missile Defense Agency.

Il Bgm-109 Tomahawk è principalmente un missile da crociera da attacco terrestre con la possibilità di avere carico bellico di tipo nucleare, ma le versioni attuali hanno anche una capacità antinave. Sino a oggi questo tipo vettore è stato esclusivamente impiegato dalle unità navali (di superficie o sottomarine). La versione G di questo vettore è stata ritirata definitivamente nel 1991 in accordo col Trattato Inf: questa variante era dotata di testata nucleare W84 con potenza regolabile tra 0,2 e 150 kilotoni.

La nuova variante Block IB dell’SM-6 è ora in fase di sviluppo e dovrebbe possedere velocità ipersonica e altre capacità migliorate: potenzialmente potrebbe essere utilizzata dal sistema Typhon in futuro. Allo stesso modo sono in lavorazione anche versioni migliorate del Tomahawk, incluso un tipo ottimizzato per l’uso antinave.

Il lanciatore mobile a quattro celle utilizza un un camion trattore M983A4 che darà un certo grado di mobilità fuoristrada al mezzo. Anche il Battery Operations Center (Boc) del sistema sarà montato su rimorchio e trainato dallo stesso tipo di trattore. Ogni batteria di Mrc dovrebbe avere un Boc, che collegherà l’unità a varie reti di controllo del fuoco, tra cui l’Advanced Field Artillery Tactical Data System (Afatds) e il Joint Automated Deep Operations Coordination System (Jdocs). La batteria si completa con un sistema di ricarica montato su rimorchio, in grado di trasportare almeno quattro missili in canister, nonché un veicolo di supporto Boc basato su Humvee.

Typhon è solo una parte dello sforzo dell’esercito Usa per sviluppare e mettere in campo una varietà di nuove capacità di attacco a lungo raggio. L’U.S. Army ha già delineato i piani per l’inclusione in futuro di una batteria Mrc con una batteria armata con missili ipersonici Dark Eagle e anche con il collaudato sistema missilistico di artiglieria ad alta mobilità (Himars), che presto potrà contare su un nuovo missile a lungo raggio, il Precision Strike Missile (Prsm), che è ora in fase di sviluppo.

Nella Indo-Pacific Deterrence Intiative era stato stabilito di contare sui missili da crociera, balistici e ipersonici di esercito e Marines come componenti essenziali del piano più ampio per scoraggiare l’aggressione cinese in quella regione. A questo proposito lo stesso Corpo dei Marines era stato ridimensionato, perdendo le sue componenti più pesanti, e l’U.S. Army ha aumentato gli sforzi per dotarsi di capacità ipersoniche. È importante far notare che il sistema Typhon, specialmente se combinato con tipi di missili già in uso come l’SM-6 e il Tomahawk, è l’opzione più semplice e a basso rischio per aumentare la capacità di attacco a lungo raggio. Sembra plausibile che il Typhon, o un altro sistema che utilizza lo stesso lanciatore di base, possa interessare anche al Corpo dei Marines, che sta anche esplorando la possibilità di schierare Tomahawk a terra in futuro.

Allo stato attuale, l’esercito statunitense vuole avere un prototipo di batteria Mrc con una capacità operativa limitata stabilita entro settembre 2023.

Il peso della fine del Trattato Inf

La fine del Trattato Inf ha quindi definitivamente riaperto le porte degli arsenali statunitensi ai sistemi missilistici a raggio medio e intermedio, per ora ora solo di tipo “da crociera”. Il trattato, siglato nel 1987 da Stati Uniti e Unione Sovietica, prevedeva il bando totale per tutti i vettori balistici e da crociera a raggio medio e intermedio (quindi con gittata compresa tra i 500 e i 5500 chilometri) basati a terra e rispettivi lanciatori. Il Glcm (Ground Launched Cruise Missile) Gryphon (il Tomahawk terrestre) sparì così dai registri dell’U.S. Army insieme ai missili Pershing II, ma non la versione navale del noto missile da crociera, utilizzato ancora oggi per attacchi di precisione. Da parte sovietica vennero eliminati i Rsd-10 Pioneer (SS-20 Saber in Codice Nato), R-12 Dvina (SS-4 Sandal), R-14 Chusovaya (SS-5 Skean), Otr-22 Temp-S (SS-12/22 Scaleboard)e Otr-23 Oka (SS-23 Spider).

Mosca da qualche anno ha sviluppato e schierato – sebbene non “al di qua degli Urali” – un nuovo vettore da crociera che si ritiene abbia una gittata superiore ai 500 chilometri infrangendo così i limiti del trattato: il missile Novator 9M729 (SS-C-8 in codice Nato) lanciabile da una variante della piattaforma mobile del sistema Iskander, la N. Questo ha portato, ufficialmente, gli Stati Uniti fuori dal Trattato ma, fondamentalmente, è stato solo un pretesto per abbandonare un accordo che, stante le contingenze, non aveva più ragione di esistere. L’accordo infatti non considerava la Cina, che allora non era ritenuta l’avversario principale per la politica americana, in quanto, in funzione antisovietica, i legami tra Washington e Pechino erano basati sulla reciproca collaborazione, se pur con alti e bassi.

Ora la situazione strategica è radicalmente mutata e potremmo dire quasi rovesciata, con la Russia meno minacciosa rispetto alla Cina per quanto riguarda gli interessi globali americani: è ormai risaputo che Pechino sia in possesso di missili balistici a raggio intermedio coi quali può bersagliare obiettivi americani nel Pacifico. Washington, quindi, ha dovuto “correre ai ripari” per contrastare l’assertività cinese, e il Trattato Inf era un “laccio” scomodo che andava eliminato: che sia stata una decisione presa in funzione anticinese è anche evidenziato dal fatto che il Pentagono – almeno per il momento – non intende dispiegare i sistemi a lungo raggio basati a terra nel teatro europeo, ma solo in quello del Pacifico.