I droni hanno ridisegnato velocemente gli equilibri tattici nei conflitti contemporanei, mettendo in crisi sistemi di difesa aerea, essenzialmente concepiti per minacce convenzionali, e non per rispondere a sciami di Unmanned Aerial Vehicle, siano i nuovi droni kamikaze ideati dagli iraniani, o gli sciami di quadcopter commerciali resi letali da quelle particolari modifiche che consentono di trasportare carichi esplosivi, e sono stati rielaborati in massa sul fronte ucraino. Tanto da diventare non solo una minaccia crescente ma un sistema che può decidere le sorti di un’offensiva.
Uno scenario così avveniristico, e in un certo senso “improvviso“, ha reso necessario lo sviluppo di contromisure di nuova concezione come il sistema Leonidas AR: primo sistema autonomo a microonde ad alta potenza, capace di neutralizzare molteplici bersagli senza ricorrere al fuoco cinetico. Sviluppato da Epirus insieme a General Dynamics Land Systems, il Leonidas AR – che deve il suo nome al celebre re di Sparta che si scontrò una battaglia difensiva contro forze nemiche superiori in numero – combina un’arma elettromagnetica direzionale con un veicolo robotico cingolato, o ruotato, dotato di intelligenza artificiale e progettato per muoversi su terreni complessi senza esporre al rischio del fuoco avversario gli equipaggi umani.
Basato su una piattaforma Trx ibrida-elettrica, il veicolo è autonomo e progettato per operazioni fuoristrada, con un’autonomia fino a 480 km per una velocità massima di 72 km/h.
Attraverso il suo armamento a microonde, il sistema Leonidas può emettere un impulso concentrato in grado di “bruciare” l’elettronica di interi sciami di droni, dalla navigazione ai sistemi di controllo, arrestando istantaneamente la corsa dei velivoli sui loro eventuali bersagli. Stando a quanto riportato nel dettaglio, l’arma Hpm può comunque emettere raffiche di interferenze elettromagnetiche in grado di disattivare non solo l’elettronica di più droni contemporaneamente, ma i controlli software-defined consentono agli operatori di regolare le bande di frequenza, evitare sistemi amici e aggiornare le capacità da remoto, ingaggiando da “uno-a-molti“, rendendo la piattaforma estremamente efficiente se inquadrata in sistemi di difesa aerea basati su intercettori.
Il sistema che fa risparmiare
La dimostrazione condotta negli Stati Uniti ha fissato un punto di svolta. Il sistema ha neutralizzato tutti i droni impiegati nei vari scenari di prova, culminando con l’abbattimento simultaneo di un grande sciame di 49 quadricotteri. Per anni questo tipo di attacco a saturazione è stato considerato il tallone d’Achille delle difese occidentali: difficile da fermare, economicamente insostenibile da contrastare con sistemi basati su missili o munizionamento tradizionale. Il Leonidas ribalta la proporzione costo-efficacia, usando solo energia elettrica e gestione termica per ottenere un risultato che finora richiedeva mezzi costosi e numericamente insufficienti.
Oltre alla potenza dell’arma, il sistema introduce una nuova filosofia d’impiego. Il veicolo robotico permette operazioni in aree ad alto rischio o in ambienti saturi di guerra elettronica, mantenendo la capacità di ingaggiare bersagli multipli anche senza supporto di infrastrutture fisse. L’obiettivo è fornire una protezione mobile a convogli, basi avanzate e installazioni critiche, alleggerendo il carico dei sistemi cinetici e integrandosi con le difese a corto raggio già in servizio.
I problemi da risolvere
Come possiamo apprendere dalle considerazioni degli analisti militari, l’adozione di un’arma a microonde non elimina tuttavia alcune incognite operative. Rimangono aperti i quesiti sull’efficacia contro droni di maggiori dimensioni, dotati di elettronica schermata, e sull’impatto dell’impulso elettromagnetico in scenari complessi dove operano simultaneamente assetti amici e sistemi di comunicazione sensibili. Ma dato che la gestione dello spettro, ormai considerato da molti analisti come un vero e proprio dominio operativo, diventerà un fattore decisivo, altri sistemi per la guerra elettronica sosterranno lo sforzo dei sistemi a microonde completando e “bolle di difesa” a più livelli, come avviene con le minacce aeree convenzionali.
Al di là di queste incognite, è indubbio che le capacità di un sistema come il Leonidas AR avranno un notevole valore strategico. Gli americani, infatti, intendono dimostrare che la “minaccia degli sciami di droni può essere neutralizzata con un approccio non cinetico e scalabile“, aprendo la strada a una nuova generazione di sistemi a energia diretta. Rivolgendo un messaggio agli alleati come ai potenziali avversari che potrebbero fare largo impiego di questa temuta minaccia. Ricordando inoltre come la supremazia sul campo di battaglia di domani non si giocherà solo sulla quantità di fuoco, ma sulla capacità di controllare e dominare lo spazio elettromagnetico – il cosiddetto “Sesto Dominio” – attraverso i sistemi d’arma di nuova concezione.
I conflitti dei prossimi decenni sembrano essere destinati a scontri sempre più frequenti tra sistemi automatizzati che minacciano in ogni caso agenti umani, compresi, e non meno del passato, i civili che si trovano a ridosso degli obiettivi selezionati da chi indirizza sciami silenziosi e letali. In questo scenario il sistema Leonidas AR degli Stati Uniti promette di rispondere altrettanto silenziosamente, abbattendo con un singolo impulso la minaccia crescente dei droni armati, in una guerra del futuro che non appartiene più alla “fantascienza“, ma alla nuova dottrina operativa odierna.
Lo sviluppo di tecnologie militari d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti è parte del nostro sforzo quotidiano. Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!