Il futuro appartiene ai velivoli senza pilota. O meglio, i velivoli senza pilota rappresentano una risorsa essenziale per svolgere un’ampia gamma di missioni che non richiedono la presenza fisica di un pilota. Per questa ragione Leonardo, la Royal Navy e il team Future Capability Innovation del Defence Equipment and Support del Ministero della Difesa del Regno Unito hanno svelato i dettagli di Proteus, un velivolo senza equipaggio ad ala rotante che potrebbe operare insieme agli elicotteri imbarcati sulle unità navali di Sua Maestà.
Lo sviluppatore della tecnologia Proteus mira a dimostrare i processi in termini di autonomia, modularità e intercambiabilità del carico utile dell’Unmanned Aircraft System dotato di nuove e avanzate tecnologie. E la sua “missione” sarebbe proprio quella di supportare la strategia Maritime Aviation Transformation della Royal Navy che, secondo quanto riportato da Leonardo, sta modellando l’evoluzione dell’aviazione marittima per il prossimo decennio. Un’evoluzione che comprende lo sviluppo delle capacità da remoto per sistemi crewed e uncrewed schierati nei differenti teatri operativi, nell’ottica di quella che è già considerata la futura “conduzione di operazioni multi-dominio”.
Il Proteus viene presentato come un elicottero di piccole dimensioni, pesa 3 tonnellate, dotato di un pacchetto di telecamere e sensori montanti sotto il muso, e di un innovativo vano di carico modulare interno che può trasportare differenti sistemi per differenti missioni. Il velivolo, mostrato con lo stesso schema mimetico in due tonalità di grigio degli elicotteri da combattimento Lynx Wildcat HMA2s della Royal Navy, anch’essi sviluppati da Leonardo, conterebbe al suo interno ben “40 componenti realizzati con materiali compositi avanzati” e contempla ovviamente un sistema d’Intelligenza Artificiale nel software di controllo.
Leonardo sta sperimentando da tempo l’applicazione di nuove tecnologie di produzione digitale nella produzione di elicotteri, tra cui la produzione di strati additivi in stampa 3D, e l’uso di materiali compositi a bassa temperatura e convenienti, che richiedono meno fasi di produzione nella realizzazione dei componenti e possono garantire un processo di sostituzione/riparazione semplificato.
Secondo Leonardo, questo progetto “dimostrerà la fattibilità dei grandi UAS nell’ambiente marittimo e fungerà da banco di prova per lo sviluppo e la dimostrazione di capacità autonome“. È già stato reso noto come i sistemi Proteus potrebbero essere impiegati a supporto di future missioni di guerra antisommergibile con un carico di boe acustiche. “Una volta collaudate, queste tecnologie saranno impiegate più ampiamente per garantire agilità attraverso tecniche di sviluppo a spirale, ridurre i costi durante il ciclo di vita rispetto ai velivoli con equipaggio convenzionali e migliorare la resilienza e la sostenibilità della produzione lungo tutta la catena di fornitura” si legge sul sito di Leonardo, che ha stretto una collaborazione con DE&S e Royal Navy, contrattualizzando per 71 milioni di euro nel 2022, e riuscendo a garantire un dimostratore “pronto a volare” per la prima volta nella prima metà del 2025.

