La divisione difesa di Iveco è in vendita e il duello per la sua acquisizione è a tutto campo. La casa produttrice di veicoli commerciali e camion di proprietà del gruppo Exor ha messo sul mercato la divisione Iveco Defence Vehicle, per la quale si sono per ora palesate tre proposte d’acquisto.
La più strutturata riguarda il duo costituito da Leonardo e Rheinmetall, che dopo l’accordo da 23 miliardi di euro per costruire in sinergia i nuovi carri armati Panther con un raggruppamento temporaneo d’impresa stanno valutando la scalata a Idv.
Il ruolo industriale di un’azienda strategica
L’azienda con sede a Bolzano realizza veicoli da trasporto e combattimento spesso utilizzati dalle forze armate italiane e con grande capacità di esportazione: il veicolo Puma, il Freccia e il Dardo utilizzati dalla fanteria, i carri armati Ariete e un’ampia altra serie di vetture, autocarri e veicoli tattici sono sfornati da Idv tra la sede principale in Alto Adige, Vittorio Veneto, il sito produttivo della succursale Astra a Piacenza e la fabbrica di Sete Lagoas in Brasile.
Leonardo e Rheinmetall, in nome di sinergie profonde in via di ulteriore strutturazione dopo il varo del piano ReArm Europe, sarebbero pronte a mettere sul tavolo ben 1,5 miliardi di euro per un gruppo che ha ampie prospettive di crescita, la cui vendita era stata annunciata dall’amministratore delegato Olof Persson a febbraio.
Come ricorda Transport Europe, la decisione di vendere la divisione militare di Iveco “arriva in un contesto favorevole, con la spesa militare europea in crescita e gli asset della difesa diventati sempre più appetibili“, e Idv forte di conti solidissimi: “nel 2024 ha generato un margine operativo del 10%, l’unico del Gruppo a raggiungere la doppia cifra, mentre i ricavi sono aumentati del 15% e i profitti hanno registrato un balzo del 37%. A consolidare la solidità della divisione c’è anche un contratto di lungo periodo firmato con l’Esercito Italiano per la fornitura di oltre 1.450 veicoli entro il 2038”.
Le sinergie operative con Leonardo e Rheinmetall e l’integrazione crescente del mercato della difesa sull’asse Italia-Germania apparirebbero potenzialmente in grado di garantire all’affare un respiro sistemico: spinte come quella del rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea invitano le aziende europee a far squadra sulla Difesa e a ridurre il numero di aziende e consolidarne la concentrazione per risolvere l’annoso problema della dipendenza dagli armamenti acquistati fuori dal Vecchio Continente, principalmente negli Usa.
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La sfida spagnola e americana per Iveco Defence Vehicles
Ci sono però in campo altri pretendenti all’acquisizione di Idv: un’opzione viene dall’Europa, con la spagnola Indra, colosso dei sistemi integrati che appartiene per il 28% al fondo statale Sepi e che punta per ora un miliardo di euro. Un’altra pista è americana, col fondo Bain Capital, che in Italia possiede la maggioranza della società calcistica dell’Atalanta e del gruppo leader delle carte speciali Fedrigoni, dichiaratosi interessato all’acquisto.
La pista spagnola e quella americana sembrano per ora in secondo piano, anche per la volontà dell’esecutivo di Giorgia Meloni di mantenere in campo l’italianità di Idv. “Il governo infatti, e più nello specifico il ministro della Difesa Guido Crosetto, caldeggia la fusione militare tra il piccolo fornitore e il campione nazionale Leonardo”, nota Il Nord Est, aggiungendo che “se le cose non dovessero andare secondo i desiderata Palazzo Chigi potrebbe quindi usare il Golden Power per imporre condizioni al compratore e orientare la vendita, proprio come sta facendo per l’Ops di UniCredit su Banco Bpm“.
Una partecipata pubblica, Leonardo, e un colosso tedesco, Rheinmetall, puntano il gioiello militare della galassia di Exor, il gruppo di John Elkann. Ci sarà un accordo tra campi spesso distanti nella governance economico-finanziaria del Paese? Il settore dell’industria della Difesa ci scommette. Ma finché l’affare non sarà fatto sarà difficile dare per certa la vittoria del consorzio-guida del riarmo italiano.

