Leonardo prevede di testare alcuni elementi del suo nuovo progetto di difesa aerea integrata Michelangelo Dome in Ucraina entro la fine di quest’anno. “Il primo componente del Michelangelo Dome è attualmente in costruzione per i nostri partner ucraini”, ha dichiarato l’amministratore delegato Roberto Cingolani il 12 marzo, presentando il piano industriale aggiornato dell’azienda. L’impegno si concentrerà sullo strato di difesa di punto dell’architettura multilivello, per contrastare minacce a bassa quota difficili da individuare, come gli sciami di droni.
Cingolani ha affermato anche che la nuova costellazione di satelliti per l’osservazione terrestre, denominata Space Guardian, sarà un elemento chiave del progetto Michelangelo Dome per individuare le minacce prima del lancio. L’entrata in funzione dei satelliti è prevista per il 2028. Altri elementi fondamentali del sistema dovrebbero raggiungere la piena capacità operativa intorno al 2030, sebbene esso sia destinato a evolversi ulteriormente.
Il Michelangelo Dome rappresenta un’applicazione concreta della nuova visione multidominio di Leonardo. Si tratta di una piattaforma che sfrutta capacità, risorse e tecnologie nei domini aereo, terrestre, marittimo, spaziale e cibernetico, avvalendosi di intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni, cloud e fusione di dati. Non si tratta quindi di un singolo prodotto, ma di un’architettura aperta, modulare e scalabile che crea una cupola protettiva dinamica. Michelangelo Dome può quindi venire rappresentato come una sorta di software che mette a sistema diversi sistemi da difesa aerea (anche imbarcati), sensori come radar e satelliti, e capacità cyber per creare una rete che comunica in tempo reale, in grado di eliminare le minacce missilistiche e aeree di ogni tipo con l’ausilio della capacità di calcolo predittivo dell’intelligenza artificiale.
Leonardo può quindi contribuire alla protezione di infrastrutture critiche attraverso una soluzione progettata fin dall’inizio per essere aperta alla cooperazione internazionale e pienamente interoperabile nell’ambito della NATO. Il cuore del sistema è MC5, un modulo plug-in che interconnette tutti i domini, consentendo l’interoperabilità, processi decisionali a bassa latenza e l’integrazione con altre piattaforme esistenti, comprese quelle di terze parti. Michelangelo Dome ha quindi la piena capacità di intercettare, tracciare e neutralizzare le minacce lungo l’intero spettro operativo: dalle minacce balistiche e ipersoniche agli attacchi di saturazione, fino alle minacce a bassa quota e difficili da rilevare, come i grandi sciami di droni.
Leonardo prevede che Michelangelo Dome genererà 21 miliardi di euro di nuove opportunità commerciali nel prossimo decennio, di cui 6 miliardi tra il 2026 e il 2030 – già inclusi nel piano industriale aggiornato dell’azienda – e ulteriori 15 miliardi tra il 2031 e il 2035, con impatti previsti su elettronica, sicurezza informatica, droni, piattaforme ad ala fissa e rotante, integrazione di piattaforme, HPC/IA e nuovi sistemi spaziali. L’azienda intende iniziare i test del sistema in ambito NATO nel 2027, con esercitazioni di difesa da missili balistici, e di proseguire coi test di integrazione C2 (comando e controllo) della difesa aerea e missilistica integrata entro la fine del prossimo anno.
L’obiettivo è avere una finestra di lancio di Michelangelo Dome nel 2028, con l’ottenimento della capacità iniziale dei sistemi C2 multidominio, del sistema MC5 e dell’integrazione con gli effettori e sensori legacy italiani. Come detto, il traguardo finale è posto al 2030 per la piena capacità operativa dell’architettura C2 multidominio, del sistema MC5 e la piena integrazione nell’architettura NATO e UE.
Il concetto rivoluzionario alla base di Michelangelo Dome è il “kill web: any sensor, best shooter”, ovvero eseguire una valutazione della minaccia da una rete di sensori sicuri e avviare una modalità di contrasto adeguata, con conseguente assegnazione dell’arma più adatta. Per fare un esempio pratico e semplice: una rete di sensori formata da componenti diversi (radar, satelliti, UAV, velivoli da ricognizione, navi) individua la minaccia che viene elaborata, assegnata ad altri sistemi di tracciamento più idonei a seguirla, e infine affidata a un altro sistema di targeting e agli effettori migliori presenti nella rete per eliminarla. Il tutto con la condivisione in tempo reale dei dati e con l’ausilio della capacità di calcolo dell’intelligenza artificiale. Michelangelo Dome sarà quindi in grado di mettere a sistema tutti gli assetti presenti nella difesa aerea dell’Europa: dalle fregate tipo FREMM coi loro missili Aster passando per il singolo cannone d’artiglieria contraerea, passando anche per i SAMP/T, i “Patriot” e i futuri “Aquila” che dovranno intercettare le minacce balistiche ipersoniche.
Leonardo ha già iniziato a dimostrare alcuni elementi del sistema Michelangelo Dome nell’ambito del più ampio programma di modernizzazione della difesa aerea e missilistica italiana. A dicembre 2025, l’azienda ha condotto con successo il primo test di difesa aerea associato al programma utilizzando il radar ad alta potenza Kronos Grand Mobile (sempre di Leonardo) insieme al sistema missilistico terra-aria SAMP/T, rilevando un bersaglio e guidando un intercettore a una distanza mai raggiunta prima durante le prove a terra. L’Italia, secondo i piani dell’azienda e delle forze armate, fungerà da base operativa iniziale per il sistema in vista degli obiettivi di allargamento all’intera Europa e alla NATO prefissati.