Paradossi dell’era del riarmo: le spese militari europee sono in volo come mai si era visto dalla fine della Guerra Fredda in avanti ma proprio le grandi esigenze industriali e produttive impongono di evitare passi più lunghi della gamba e di guardare con attenzione alle commesse degli Stati.
La sfida del nuovo elicottero del Regno Unito
Lo sa bene il campione nazionale italiano, Leonardo, che nel Regno Unito vede il suo stabilimento di Yeovil, posto nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, in bilico. L’hub produttivo di Leonardo potrebbe prendere il volo o essere destinato alla chiusura sulla scorta dell’esito di una gara d’appalto promossa dal governo inglese e riguardante il bando per il nuovo elicottero medio (New Medium Helicopter, Nmh) dell’esercito di Sua Maestà. Leonardo è l’unica offerente in gara per questo progetto ma il dilemma sarà capire se il Nmh si farà.
Dal 2021 in avanti, in ossequio al progetto del piano Defence in a Competitive Age per il Regno Unito post-Brexit, il governo britannico ha messo in campo una gara per sostituire gli elicotteri Westland Puma HC2, Bell 212 e Airbus AS365 Dauphin operanti dalla Royal Air Force e dal British Army con 44 nuove unità standardizzate. Entro il 2024, delle tre aziende in corsa (Airbus, Sikorsky e Leonardo) solo gli italiani avevano completato un’offerta proponendo l’elicottero Agusta-Westland AW149.
Operato per ora da Egitto, Polonia e Thailandia e pensato come asset destinato all’export, l’AW149 può trasportare 19 truppe con equipaggiamento leggero e 16 con carico da combattimento portando un carico di quasi 3,9 tonnellate e potendo difendersi con missili Agm-114 Hellfire e 2 pod di lanciarazzi. Leonardo mirava a fare il colpaccio acquisendo il bando britannico e realizzando gli elicotteri in Inghilterra prima che nel 2024 il cambio della guardia tra Partito Conservatore e Partito Laburista a Londra e l’ascesa di Keir Starmer non portasse alla messa in discussione del progetto nella nuova revisione del concetto strategico.
I dilemmi di Leonardo sugli elicotteri
Per il Ceo di Leonardo, Roberto Cingolani, l’assegnazione del contratto Nmh è potenzialmente vitale per il futuro del sito inglese: “”Sono 14 anni che Yeovil non ottiene alcun contratto dal governo del Regno Unito. Sta diventando difficile mantenere in vita questo grande impianto senza la collaborazione istituzionale”, ha dichiarato di recente Cingolani dopo un bilaterale con il segretario alla Difesa del Regno Unito John Healey.
Del resto, nota Flight Global, “la divisione elicotteri di Leonardo assorbirà 125 milioni di euro (144 milioni di dollari) di costi relativi a un
accordo raggiunto con la Norvegia in merito alla cancellazione del contratto per 14 NH90 di NH Industries”, joint venture tra Leonardo, Airbus e Fokker.
Mentre a Londra Rupert Pearce, neonominato direttore della divisione armamenti del Ministero della Difesa, deve gestire il procurement militare per portare al 3,5% del Pil la spesa in sicurezza del Regno Unito entro il 2035, Leonardo spera di intercettarne i desiderata e si augura si concretizzi un affare potenziale da 1 miliardo di sterline che darebbe vitalità all’impianto e alle sue strutture produttive anche nell’ottica di una futura intersezione tra i suoi impianti e il progetto del Global Combat Air Program, il piano per un caccia di sesta generazione italo-anglo-giapponese.
Il dilemma di Yeovil
A Yeovil lavorano oltre 3mila dipendenti in una delle cinque strutture produttive di Leonardo in Regno Unito, oltre a quelle di Luton, Basildon, Edimburgo e Newcastle. La prospettiva di un rischio chiusura per appalti a rischio ha spinto i sindacati a proclamare uno sciopero, dopo peraltro che a Yeovil è stato rifiutato un adeguamento retributivo del 3,2% ritenuto inferiore al tasso d’inflazione del 4,5%.
Il caso Nmh mostra che la corsa al riarmo sarà anche una grande sfida industriale e che su queste dinamiche si giocherà una grossa fetta della competizione geopolitica per la produzione di nuovi asset. Ma anche come gli impegni di spesa di oggi possano mettere in difficoltà le aziende produttrici qualora motivazioni di spesa o ritardi dei programmi mettano a repentaglio la loro realizzazione e, dunque, la tenuta di strutture estese per rispondere a questa fase di spesa crescente in un contesto di criticità per le finanze pubbliche degli Stati che mirano a riarmarsi.
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