Leonardo-Baykar: arriva l’intesa sui droni. Si apre un mercato da 100 miliardi

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Dopo gli annunci precursori delle scorse settimane, e come scritto anche su InsideOver da Andrea Muratore, nella giornata del 6 marzo è arrivato la notizia definitiva dell’accordo di convergenza produttiva di droni di ultima generazione fra la società italiana Leonardo e quella turca Baykar, leader internazionale nella produzione di velivoli militari senza pilota. La notizia, non a caso, è giunta nel giorno di uno storico Consiglio europeo di difesa straordinario, in cui i leader dei 27 paesi membri dell’Unione hanno discusso positivamente il piano Rearm Europe da 800 miliardi presentato dalla commissione per rivitalizzare, strutturare e ampliare la produzione di armamenti europei in concomitanza di un potenziale, per ora solo nelle parole e non nei fatti, disimpegno statunitense dal continente.

La sinergia fra Italia e Turchia sul nodo cruciale dell’avanzamento tecnologico e militare in ambito di droni, un terreno che in recenti teatri conflittuali dall’Ucraina al Nagorno-Karabakh si è rivelato a dir poco fondamentale, si basa su una convergenza fra le potenzialità complementari delle due società. L’efficace e nota capacità di progettazione di velivoli senza pilota di Baykar sarà unita alle capacità elettroniche particolarmente avanzate di Leonardo, che godono di un importante primato a livello europeo e non solo. Uno slancio che negli ultimi anni ha portato la società italiana ad essere protagonista, nonché una delle maggiori appaltatrici, di diversi programmi di produzione di caccia di terza generazione.

La commistione produttiva fra le due realtà, che unisce la tecnologia di Leonardo e la progettazione di Baykar, potrebbe quindi essere in grado di condurre ad un nuovo modello di drone particolarmente efficace e difficile da intercettare. La guerra in Ucraina, ad esempio, ha reso plastico ed evidente che una superiorità in ambito di tecnologia droni può essere un elemento decisivo nel predominio sul campo, con la possibilità di attaccare le linee nemiche minimizzando i danni alle proprie file. In questo senso, la dotazione Baykar, di cui Kiev ha goduto fin dalle prime settimane di guerra, è stata importante e determinante fino a quando però l’utilizzo di jammer da parte dell’esercito russo dopo tre mesi di conflitto, un’altra tecnologia bellica avanzata, non ha neutralizzato le capacità ucraine legate ai droni di produzione turca.

Ma l’avvio della joint venture italo-turca, che dovrebbe con ogni particolarità partire dal 2026 con una produzione dislocata in diversi siti della penisola fra cui La Spezia, Ronchi dei Legionari e Roma per le diverse fasi della progettazione, non darà un vantaggio solamente alle capacità difensive di Roma e Ankara. Perché tramite la certificazione dei prodotti, che avverrà in Italia seguendo le direttive del ministero della Difesa, la società Baykar potrà accedere liberamente al mercato europeo sviluppando ulteriori partnership. Su questo versante, soprattutto alla luce della determinazione con cui gli stati membri hanno avallato il piano di riarmo di ùVon Der Leyen che influenzerà pesantemente le scelte di politica economica e industriale da qui ai prossimi anni, potendo anche contare sullo scorporamento dai limiti imposti da un severo Patto di stabilità richiesto dalla Commissione esclusivamente per la spesa militare, si stima che il mercato europeo dei droni possa raggiungere nei prossimi 10 anni la quota di 100 miliardi di dollari nei prossimi anni, facendo prospettare quindi enormi possibilità economiche.

“Con Baykar, diamo vita a un nuovo player di riferimento nelle tecnologie unmanned, che rivestiranno un ruolo sempre più centrale nel futuro della Difesa”, ha affermato l’ amministratore delegato e direttore generale di Leonardo Roberto Cingolani, puntualizzando poi che l’accordo sottoscritto dà vita ad un “nuova alleanza internazionale” in grado di generare “nuove opportunità di mercato, soprattutto in Europa”. La complessità delle relazioni italo-turche, caratterizzate da un andamento disomogeneo degli interessi reciproci, talvolta convergenti e talvolta in contrasto a seconda degli scenari, trova un’asse forte in concomitanza degli interessi dell’industria della difesa e della corsa al riarmo ufficialmente intrapresa da una debole commissione europea che riceve oggi il favore dei governi nazionali.