Il capo di Stato maggiore della Marina Militare Italiana, ammiraglio Enrico Credendino, in una recente audizione al Parlamento, ha affermato, tra le varie criticità generate dall’attuale situazione geostrategica globale e in particolare nel Mediterraneo Allargato, in merito alla questione della capacità antisom di tipo aereo, che “di qualsiasi versione (di velivolo n.d.r.) volessimo dotarci, italiano o straniero, serviranno 4 o 5 anni per averlo operativo. Quando ne abbiamo l’esigenza chiediamo agli Usa di poter usare uno dei loro stanziati a Sigonella”. La nostra, infatti, è l’unica marina d’altura sprovvista di aerei da pattugliamento marittimo in versione antisommergibile che sono indispensabili visto l’utilizzo dei sottomarini da parte della Russia.

Il pensionamento dei 18 Breguet Br 1150 Atlantic in forza al 41esimo Stormo dell’Aeronautica Militare, i cui ultimi esemplari sono stati radiati dal servizio a settembre del 2017, ha aperto un divario capacitivo nelle nostre Forze Armate. L’Atlantic, ormai obsoleto, era un aereo concepito per la lotta Asw (Anti-Submarine Warfare), oltre che per la ricerca e soccorso e la sorveglianza marittima, mentre a oggi i velivoli che lo hanno sostituito, i P-72A dell’Am, non hanno la capacità di attacco antisom – sebbene siano predisposti per una futura integrazione di sensori e componenti aggiuntivi espressamente dedicati a questo compito. Qualcosa che rappresenta un limite per l’Arma Azzurra e per la nostra Flotta, la quale oggi si trova costretta a effettuare il contrasto ai sottomarini avversari solo con unità di superficie e subacquee. In particolare si corre il rischio di perdere la competenza dell’Aeronautica per quanto riguarda la lotta antisom e anti-superficie, maturata in decenni di attività di questo tipo: se si utilizzano velivoli senza armamento, gli operatori per il contrasto attivo ai sottomarini o alle unità di superficie non vengono più formati.

Nell’ultimo Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa (2022-2024), nella parte riguardante le esigenze prioritarie da finanziare, compare un generico “programma di acquisizione di velivoli equipaggiati con speciale sensoristica allo scopo di dotare lo strumento militare di una piattaforma multi-purpose per la sorveglianza marittima (M3A) a lungo raggio sotto e sopra la superficie”, ma questa voce, oltre a non essere stata messa a bilancio, non individua nemmeno quale tipo di velivolo si pensa di acquisire, se nazionale o estero.

Come accennato, il P-72 può avere anche capacità Asw: Leonardo ne ha sviluppato una variante per la Marina Militare turca. Questo velivolo però potrebbe non essere in grado di supportare i nuovi compiti di pattugliamento che sono stati assegnati alla Marina Militare, che l’ammiraglio Credendino ha ricordato essere stati prolungati al Mediterraneo Orientale e, dal lato opposto, sino alle isole Baleari con la possibilità di andare anche oltre sia per sostenere l’attività dell’Alleanza sia per tutelare i nostri interessi nazionali.

Guardando al mercato estero, un’altra soluzione sarebbe offerta dal Boeing P-8 “Poseidon. Si tratta di una piattaforma complessa, che non ha solo funzioni Asw/Asuw: il velivolo infatti può anche fungere da piattaforma di raccolta informazioni elettroniche (Elint) e dei segnali (Sigint) oltre che per attività Sar (Search and Rescue). Il “Poseidon” sta avendo un particolare successo tra i membri dell’Alleanza Atlantica: la Germania a fine 2021 ha finalizzato l’acquisizione dei P-8 per sostituire la sua flotta di otto P-3C “Orion”, aprendo la strada alla scelta politica di acquistare materiale statunitense off-the-shelf anche in considerazione delle problematiche riscontrate nel programma franco-tedesco Maws (Maritime Airborne Warfare System) che ormai, per quanto riguarda la collaborazione bilaterale, sembra ormai defunto. Berlino, infatti, dopo aver optato per il pattugliatore di Boeing, ha deciso di dotarsi anche dei caccia F-35A per sostituire i suoi Tornado. Non che, per entrambe le scelte, ci fosse qualcosa di diverso di immediata disponibilità del resto, in quanto l’industria europea è rimasta un po’ “al palo” negli scorsi decenni, risollevandosi con la nascita dei programmi per caccia di sesta generazione tra cui il Tempest sembra quello più promettente.

Anche il Canada sembra orientato verso il “Posiedon”: recentemente alcune voci hanno riferito che ci siano stati contatti con funzionari della Boeing per ottenere 14 P-8 per sostituire i suoi CP-140. Se così fosse, il bireattore di fabbricazione statunitense con le coccarde canadesi andrebbe ad aggiungersi a quelli di Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, India, Norvegia, Corea del Sud e Germania, oltre che Stati Uniti, ovviamente. Il “Poseidon”, considerando il caso italiano, avrebbe dei vantaggi, rappresentati dalla grande autonomia e dal carico bellico, ma anche degli “svantaggi”: il pattugliatore infatti è una piattaforma costosa, per via delle sue capacità multiruolo, e forse per questo andrebbe a sovrapporsi ad altre già acquisite dalle nostre forze armate (stiamo pensando ai G550 Caew), inoltre – ma sarebbe il minore dei “mali” – si configura come un velivolo totalmente diverso rispetto a quelli utilizzati precedentemente dall’Aeronautica Militare (che erano dei turboelica ad ala dritta, quindi con profilo di volo e di missione totalmente diverso, per non parlare del complesso di sostegno e mantenimento della linea a terra).

La Marina Militare sembra spingere verso questa soluzione ma ce ne potrebbe essere una diversa sempre guardando al mercato estero: il pattugliatore nipponico Kawasaki P-1 che ha delle caratteristiche comparabili e idonee alle esigenze di un’attività di pattugliamento a lunga distanza e persistente. Un altro vantaggio del velivolo giapponese è rappresentato dalla recente rivoluzione diplomatica che ha visto Roma e Tokyo stringere un partenariato strategico senza precedenti, quindi esso potrebbe rientrare in quel tipo di accordi, ma bisogna sempre considerare l’altro lato della medaglia, ovvero che trattandosi di un velivolo costruito in Giappone, la catena di approvvigionamento dei ricambi sarebbe molto lunga, a meno di non costruire un piccolo hub qui in Italia.

Considerando che la criticità è attuale, anzi, è pregressa da anni, è poco verosimile che si attenda la nascita di un nuovo progetto europeo (che pure era stato tentato come visto), e anche se si dovesse acquistare un velivolo off-the-shelf le tempistiche di consegna non sarebbero brevi: i P-8 tedeschi, ad esempio, cominceranno ad arrivare non prima del 2024, quindi dopo circa 3 anni dalla firma del contratto. Come diceva lo stesso ammiraglio Credendino, per avere una flotta di nuovi pattugliatori Asw/Asuw occorreranno tra i 4 e i 5 anni affidandosi al mercato. Tempus fugit, e ogni ritardo nella definizione di un programma di acquisizione significa rimandare il riempimento di una lacuna che non ci possiamo più permettere di tollerare.