Dopo i progetti per delle nuove portaerei, dei nuovi sottomarini e lo studio per impiegare le navi Ro-Ro come piattaforme per lanciare elicotteri e trasportare veicoli sfruttando asset della Marina Mercantile, gli strateghi di Pechino hanno deciso di sviluppare delle “grandi chiatte” dotate di un pontile “allungabile” che sembrano essere appositamente studiate per avere un ruolo in operazioni anfibie di una certa rilevanza. Questo nuovo/vecchio tipo di navi consisterebbero di sbarcare, in breve, tempo mezzi e uomini per schierarli immediatamente sul campo in una fase secondaria. E tutti già pensano che le “strane navi” del Dragone potrebbero trovare un impiego proprio a Taiwan. L’isola che resta nelle mire di Pechino e sulla quale pesa il perpetuo timore di un’invasione in forze.
Secondo quanto riportato da H.I. Sutton su Naval News, la Cina sta costruendo “almeno cinque nuove chiatte speciali“, unità navali che sembrano “fatte su misura per gli assalti anfibi“. Queste chiatti, simili a navi Ro-Ro che abbiamo già visto sfruttare i loro ponti per lanciare e recuperare elicotteri d’attacco Z-10, possono offrire alla Repubblica Popolare Cinese e alle sue forze armate, in particolare PLA e PLA Navy, un modo “estremamente rapido per scaricare un gran numero di carri armati direttamente sulle strade di un settore dove potrebbero voler sbarcare”. L’esempio esempio è ovviamente Taiwan, un obiettivo noto che secondo le recenti affermazioni di Segretario di Stato statunitense Marco Rubio, non è assolutamente da sottovalutare come teatro di scontro del futuro: “Penso che dobbiamo farci un’idea del fatto che, a meno che non cambi qualcosa di drastico, come un equilibrio (tra Cina e Taiwan) in cui concludono che i costi dell’intervento a Taiwan sono troppo alti, dovremo occuparcene prima della fine di questo decennio“.
Navi-ponte per ovviare a vecchie problematiche da D-Day
Sutton riporta che gli analisti della difesa che monitorano i cantieri navali cinesi hanno notato un “aumento di un particolare tipo di imbarcazione“. Segnalando che nei cantieri navali di Guangzhou ne sono state avvistate almeno 3. Unità definite “particolari e insolite”, dotate di “strani ponti stradali insolitamente lunghi che si estendono dalla prua“. L’analisi preliminare avrebbero trovato il sostegno di diverse, e l’opinione generale è che si tratti molto probabilmente di unità collegate a piani di sbarchi anfibi che in breve dovrebbero facilitare le operazioni unendo due sistemi del passato: i porti artificiali Mulberry e le grandi navi da trasporto truppe designata come LST Landing Craft del D-Day.
I ponti stradali estendibili delle strane navi messe in cantiere dai cinesi misurerebbero oltre 120 metri, una lunghezza sufficiente per consentire alla nave di una certa grandezza di stazionare in acque relativamente profonde, per consentire a lei e alle unità che la useranno come “tramite” di scaricare soldati e mezzi che verrebbero lasciati con una cerca facilità su strada costiera o una superficie dura oltre una spiaggia. Limitando tutte le criticità di uno sbarco in forze sulle spiagge. All’estremità poppiera, segnala Sutton, si trova “una piattaforma aperta che consente ad altre navi di attraccare e scaricare“.
Questa unità sono state associate al Guangzhou Shipyard International che sorge sull’isola di Longxue, una struttura che ha avuto “un ruolo fondamentale nell’espansione navale della Cina”, ed è già stato menzionato per altri progetti sperimentali e insoliti.
Un’indicatore da non trascurare
Lo sviluppo e la costruzione di queste chiatte specializzate, e molto probabilmente destinate a operazioni di sbarco, come questa è uno degli indicatori che gli analisti della difesa stanno monitorando per fornire un allarme tempestivo di una potenziale invasione.
“È possibile che queste navi possano essere spiegate semplicemente con la loro funzione civile“, scrive Sutton, ma la “costruzione di così tante imbarcazioni civili simili, molto più grandi di quelle viste in precedenza, rende questa ipotesi poco plausibile“. Secondo gli analisti esistono diversi modelli distinti di queste chiatte, che si allontanano anch’essi da un intento commerciale. Queste imbarcazioni sono adatte solo allo spostamento a terra di grandi quantità di attrezzature pesanti in un breve lasso di tempo e sembrano “decisamente sovradimensionati per l’uso civile“.
Gli analisti esperti interpellati da Naval News hanno confermato le ipotesi sull’impiego di queste unità in un’operazione offensiva: “Qualsiasi invasione di Taiwan dalla terraferma richiederebbe un gran numero di navi per trasportare rapidamente personale e attrezzature attraverso lo stretto, in particolare risorse terrestri come veicoli blindati“. Sottolienando come questo tipo di navi potrebbero risolvere una serie di problemi “noti” a chiunque abbiamo vagliato le ipotesi di un’invasione di Taiwan. Dove solo “poche spiagge” sono adatte a uno sbarco anfibio. Spiagge che di conseguenza sarebbero estremamente difese.
L’opinione generale è che “qualsiasi tentativo di conquistare le isole con la forza avrebbe comportato lo sbarco in luoghi prevedibili“, e che nella seconda fase di una simile operazione sarebbe necessario per l’attaccante il vantaggio di conquistare e tenere dei porti. Queste nuove piattaforme, in conclusione, sembrano essere davvero particolarmente adatte a un’invasione, e potrebbero “cambiare le cose“. Se certo non fossero il primo bersaglio dei missili anti-nave schierati in difesa delle coste.

