Manovre “elettive” incentrate sull’armamento ipersonico a lungo raggio ed atto alla risposta rapida sono attualmente sulle scrivanie di Washington, mentre Mosca riflette ed osserva gli sviluppi d’oltreoceano, raccolta in una gnomica atarassia.
Le manovre di Washington sulle armi ipersoniche
La riscrittura del regolamento sulle acquisizioni di tecnologia avanzata è stato uno dei segnali più incisivi che descrivono l’interesse Usa nel quadro dell’armamento ipersonico. L’analisi delle risorse porta all’attenzione un’interessante nota rilasciata dal Pentagono nell’Ottobre 2020, nella quale la necessità di equipararsi ai progressi di Mosca e Pechino hanno spinto il Dipartimento della Difesa a riscrivere le regole per l’acquisizione di tecnologie grazie ad un documento denominato DoD 5000-Series. La strategia connessa alla semplificazione di tale politica prevede sei punti fondamentali che il governo degli Stati Uniti ha indicato anche nel testo “DOD 5000 Series Acquisition Policy Transformation”.
Essi si focalizzano, in sintesi, su manovre dedicate allo snellimento di procedure per ridurre i gap nella produzione ipersonica verso nazioni antagoniste. Nello specifico, tale rivoluzione punta a implementare nuove dinamiche proprio sugli “approcci” per l’acquisizione di beni-tecnologici, l’implementazione di nuove regole in merito alle responsabilizzazioni del programma, un planning sulle nuove politiche relative alla gestione attiva del rischio, l’orientamento sulle conduzioni di analisi basate sui dati, istruzioni sulle politiche di enfatizzazione del sostegno, ma soprattutto un progetto di semplificazione delle policy utili agli acquisti di capacità complementari”. Infine, attraverso lo strumento dell’Adaptive Acquisition Framework, sono stati indicati anche differenti meccanismi, legati però alle procedure inerenti-alle-“modalità”di-acquisizione, ma-anch’essi-catalogati per ordine di emergenza.
I test programmati fino al 2024
Indicativi risulterebbero i numeri relativi all’impegno Usa in questo settore, soprattutto sul raggio a lungo termine degli “investimenti previsti” per il raggiungimento degli obbiettivi di Difesa. Infatti, il rapporto rilasciato dall’Ufficio per la responsabilità del governo degli Stati Uniti ai destinatari del Congresso, ha identificato ben “70 sforzi” per sviluppare armi ipersoniche e tecnologie correlate con un costo che si stima intorno a 15 miliardi di dollari a partire dall’anno fiscale 2015 “fino” al 2024. Gli analisti riflettono proprio sulla terminologia utilizzata nel documento relativa alla parola “sforzi” in quanto questo potrebbe far presagire un numero di operazioni già programmate, atte a giustificare l’impegno economico previsto fino al 2024. Il rapporto dettaglia, inoltre, che proprio tali test prevedano il coinvolgimento anche dei vari settori della Difesa in collaborazione con il Dipartimento dell’Energia e la Nasa. Proprio questo punto accende ulteriori interessanti riflessioni che potrebbero far pensare che gli Usa, non solo siano pronti anche in questa direzione, bensì stiano già esplorando ulteriori stadi nell’armamento ipersonico.
Il testo, rilasciato dal GAO, infatti, nel suo contenuto esplica e conferma chiaramente la diversità dei campi nella risposta rapida che si andranno a testare, dettagliando che la maggior parte di questo finanziamento è dedicato allo sviluppo di prodotti e la messa in campo di “prototipi di armi ipersoniche offensive”. Infine, include e prevede ulteriori investimenti sostanziali anche nello sviluppo di tecnologie ARRW di prossima generazione, dove-si evince, esplicitamente, che “solo una percentuale minore” sarà volta a contrastare le minacce ipersoniche.
La reazione russa ai lanci Usa
Proprio come previsto dal budget dedicato, di recente è stato effettuato un altro test di lancio dell’aeronautica statunitense la quale però questa volta non ha “completato la sua sequenza”. La risposta russa a questo risultato, sembra aver innescato un coro editoriale che denuncia “il fallimento” degli Usa nel settore ipersonico. La notizia è rimbalzata di riflesso sui media occidentali ed ha visto il coinvolgimento anche d’importanti personalità della TV di Mosca le quali sembrerebbe abbiano dedicato lunghe-parti di programma per evidenziare la superiorità militare della Russia nei confronti degli Stati Uniti.
Interessante è stata la valutazione del colonnello in pensione Litovkin il quale si è espresso invece con tinte politiche meno-accese, commentando sulla testata Izvestia le le difficoltà generali d’impiego di questi armamenti, ma esaltando nel contempo i sistemi Tsirkon, Kh-47M2 Kinzhal e Avangard già operativi invece da anni. Imperturbabile e flemmatica è la reazione di Putin che, da fine artigiano del pensiero strategico, sembra non aver fatto trapelare alcuna emozione anche perché, dall’alto della sua esperienza, potrebbe avere ben chiara l’eventuale grammatica procedurale tra economia e Difesa a volte incastonata in logiche politiche connesse agli armamenti, che è ben lontana invece dalla-realtà-dell’effettiva efficienza o capacità di risposta di un determinato comparto.
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