Il nuovo bastione degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale. Le Filippine si avviano a trasformarsi in una sorta di hub logistico per Washington, nonché in un punto d’appoggio strategico sul quale le forze armate statunitensi potrebbero pensare di fare leva per tenere a bada Pechino in una regione carica di tensioni.

Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha infatti dato il via all’espansione della collaborazione militare con gli Usa, mettendo la nazione del sud-est asiatico in rotta di collisione con la Cina. Un recente rapporto dell’Asia Maritime Transparency Initiative (Amti) del think tank del Center for Strategic and International Studies ha mostrato in dettaglio come Manila stia aggiornando una serie di basi militari nell’ambito del suo accordo di cooperazione per la Difesa rafforzata (Edca) con il Pentagono.

Il risultato è che, combinando informazioni open source, dichiarazioni pubbliche di alti funzionari filippini e immagini satellitari ad alta risoluzione, l’Amti ha offerto uno spaccato di quanto sta accadendo nel cuore delle Filippine. In un processo che influirà notevolmente sugli equilibri geopolitici dell’Indo-Pacifico.



Le basi militari nelle Filippine

Il rapporto Amti ha sottolineato come, nonostante l’opposizione dell’ex presidente filippino Rodrigo Duterte (2016-22), favorevole a legami più stretti con Pechino, gli aggiornamenti delle infrastrutture in alcune basi militari risalissero già al 2016. Quanto accaduto lo scorso aprile, con la fumata bianca per l’utilizzo da parte degli Stati Uniti di quattro nuove strutture nelle Filippine, è dunque soltanto la ciliegina sulla torta.

In ogni caso, la base aerea Basa a Pampanga, situata nei pressi della contesa Scarborough Shoal, è quella che ha ricevuto più finanziamenti statunitensi per la sua espansione rispetto a tutti gli altri siti. Anche la base aerea Antonio Bautista “ha ricevuto miglioramenti significativi alla sua pista e alle strutture di deposito degli aerei dal 2016”.

Mappa di Alberto Bellotto

Nella vicina isola di Balabac, anch’essa nella provincia sud-occidentale di Palawan, importanti progetti infrastrutturali che aprono la strada a una base aerea lunga tre chilometri risultano essere antecedenti all’inclusione delle strutture nell’area nell’ambito di un progetto ampliato annunciato nel 2023. Altrettanto preoccupanti per la Cina sono i piani per ammodernare diverse basi filippine, sia militari che civili, vicino alle coste meridionali di Taiwan.

Originariamente, le strutture Edca includevano la base aerea Antonio Bautista (Palawan); Base aerea di Mactan-Benito Ebuen (Cebu); Base aerea di Lumbia (Golden Cagayan); e la base aerea di Basa (Pampanga) e Fort Magsaysay (New Ecija). All’inizio di quest’anno, come detto, Marcos Jr. ha dato il via libera all’aggiunta di altre quattro basi: l’isola di Balabac a Palawan, la base navale di Camilo Osias (Santa Ana, Cagayan), l’aeroporto di Lal-lo a Cagayan e il campo Melchor Dela Cruz a Gamu (Isabela).

Lo scorso novembre, Washington ha accettato di spendere 66,5 milioni di dollari per aggiornare le cinque basi originali. Ad aprile, ha invece accettato di stanziare un totale di 100 milioni di dollari per l’elenco ampliato delle basi Edca. Nel frattempo, la base aerea Antonio Bautista, situata a Puerto Princesa, Palawan, che è il sito più vicino alle Isole Spratly, ha ricevuto 1,8 milioni di dollari in finanziamenti dagli Usa. Soldi destinati ad attività di costruzione incentrate sul miglioramento dei magazzini per munizioni, stoccaggio del carburante e delle altre infrastrutture dei centri di comando e controllo.

Un avamposto Usa?

Dopo il raffreddamento dell’asse Manila-Washington sotto la presidenza Duterte, la cooperazione in materia di sicurezza tra Filippine e Stati Uniti ha insomma subito una netta accelerazione con la nuova presidenza, con Marcos Jr. che ha deciso di espandere l’elenco delle basi sotto Edca dopo un viaggio a Pechino.

L’attuale leader ha quindi ribadito che il patto con gli Usa è una mossa strategica puramente difensiva, mentre le basi aggiornate “non sono intese come basi militari per attaccare, per muovere attacchi contro qualcuno, né la Cina, né alcun altro Paese”. Marcos ha inoltre chiarito che le strutture rientranti nell’Edca non verranno utilizzate per “azioni offensive” e che garantirà che non verranno impiegate neppure come “aree di sosta” per azioni offensive.

Sarà anche vero, ma durante la sua visita a Tokyo, all’inizio di quest’anno, lo stesso Marcos ha ammesso che i siti Edca saranno cruciali, tra le altre cose, anche per il destino di Taiwan.