Gli Stati Uniti continuano a cercare aerei che sembrano usciti dai conflitti del passato per condurre operazione estremamente attuali. A richiedere questi apparecchi apparentemente antiquati, è il Comando Operazioni Speciali dell’Air Force, responsabile della componente aerea che da supporto alle Forze speciali. Stiamo parlando di velivoli come l’OA-1K, un aereo da ricognizione/ armato leggero, ad ala fissa e spinto da una turboelica, selezionato per entrare a far parte del Programma Armed Overwatch del SOCOM: il comando per le operazioni speciali.
Tra guerra asimmetrica e guerriglia
Questi aerei che appartengono al passato – almeno nel loro aspetto – sono perfetti per combattere gruppi estremisti o altri avversari low-tech, come i Non-state armed actors o i gruppi pesantemente armati che gestiscono i cartelli del narcotraffico. Riducendo il divario tra le forze in campo ma aumentando al contempo l’efficacia della forza che li impiega, per condurre operazioni “particolari” o “speciali” contro questi avversari che di solito oppongono tattiche di guerriglia o di guerra asimmetrica.
Ma per quale ragione? L’esperienza della crisi del Mar Rosso nel confronto con i ribelli Houthi, e non meno della guerra dei droni sul Fronte ucraino, hanno dimostrato che questo tipo di aerei può ancora rivelarsi utile e vincente per intercettare e abbattere minacce come droni armati, munizioni circuitanti o “droni kamikaze” che i jet da combattimento hnnoa difficoltà a ingaggiare – una volta terminati i loro missili guidati – per via dell’enorme divario dell’altitudine e della velocità che un caccia sviluppa per affrontare il regime supersonico. La recente testimonianza rilasciata da un pilota di F-15 Strike Eagle intervenuto per abbattere droni lanciati dall’Iran per una delle ritorsioni contro Israele, lo conferma.
Grandi potenze e piccoli attori armati
Nel 2020, il Comando Operazioni Speciali dell’Us Air Force (AFSOC) lanciò la sua ricerca per acquisire “un piccolo aereo da attacco a elica”, per impiegarlo in missioni di “supporto aereo ravvicinato e intelligence, sorveglianza e ricognizione“. Scelse l’OA-1K, ma prese in considerazione anche l’A-29 Super Tucano. Fin da allora il programma sollevò diverse le critiche da parte del Pentagono e dei membri del Congresso che non concepivano la reale “utilità” di questi aerei. Mentre l’AFSOC, come riporta il sito DefenseOne, “Non ha ancora giustificato il motivo per cui ha bisogno di 75 aerei da attacco leggero“.
È vero infatti che simili aerei sarebbero “relativamente inutili” in una confronto convenzionale con un avversario teorico come la Cina o la Russia. Potenze che pur impiegano droni e munizioni circuitanti, possiedono difese aeree avanzate e jet da combattimento di 4ª e 5ª generazione che abbatterebbero con una spietata facilità un velivolo a turboelica. Ma è altrettanto vero che simili aerei sarebbero estremamente utili in operazioni “speciali” che, come analizzato in precedenza, potrebbero ridurre il gap nel confronto con avversari low-tech che rappresentano una minaccia sensibile e sempre più frequenti in scenari come il Medio Oriente.
Un braccio di ferro tra Congresso e “specialisti”
Attualmente al Congresso hanno dichiarato: “Abbiamo scoperto che la SOCOM era limitata nella sua capacità di giustificare l’acquisizione dell’aereo Armed Overwatch per tre motivi. Innanzitutto, perché la SOCOM ha deciso le dimensioni della flotta prima di condurre le analisi richieste. In secondo luogo, il SOCOM non ha valutato in che modo i cambiamenti nelle capacità dell’aereo avrebbero potuto influenzare il numero necessario per le operazioni. E in terzo luogo, il SOCOM non ha rivalutato le sue esigenze nonostante i cambiamenti nelle missioni operative“. Tuttavia, la complessità dei nuovi scontri asimmetrici potrebbe far riconsiderare, agli Stati Uniti e ad altre potenze occidentali impegnate in determinati teatri, come e quanto dei velivoli sorpassati dalla tecnologia potrebbero rivelarsi vettori estremamente utili anche negli scontri del futuro.
Per parte loro, infatti, le menti del Comando Operazioni Speciali spiegano sempre su DefenseOne: “Sai, siamo un comando che ha preso un AC-130 o un C-47 e ha messo le armi di lato” – riferendosi agli aerei per il supporto aereo ravvicinato che ancora fanno la differenza sul campo di battaglia – “o il comando che ha messo i jet su un C-130 per cercare di farlo uscire dallo stadio in Iran. Questo è il nostro DNA. E penso che una volta che avremo l’aereo e inizieremo a volare, i membri dell’equipaggio e i nostri manutentori troveranno nuovi modi che saranno rilevanti nella lotta futura così come in quella attuale“.
Del resto, anche se il Pentagono continua a concentrare gran parte dell‘attenzione sul Pacifico e sugli avversari teorici che vengono frenati dalla reciproca deterrenza nucleare, è nei teatri minori, dove trovano quartiere formazioni armate low-tech, che la lotta attuale vede sparare le munizioni. L’avanzata fulminea e inaspettata dei nuovi miliziani anti-governativi in Siria, islamisti radicali dell’Hayat Tahrir al-Sham capeggiato da Abu Muhammad al-Jawlani, ne è solo l’ennesimo esempio.
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