Prima l’accordo che consentirà agli Stati Uniti di utilizzare quattro nuove basi militari nelle Filippine, in aggiunta alle cinque già in uso nell’ambito dell’Accordo di cooperazione rafforzata per la difesa (EDCA) stipulata tra i due Paesi nel 2014. Poi l’avvertimento di Manila a Washington: vietato immagazzinare nelle strutture messe a disposizione armi che potrebbero essere utilizzate per difendere Taiwan. Infine, il viaggio diplomatico, in programma in terra filippina, del ministro degli Esteri cinese Qin Gang, nel chiaro tentativo di interrompere, o per lo meno limitare l’azione statunitense.
Nelle ultime settimane le Filippine sono finite al centro della disputa tra Cina e Stati Uniti. Tutto è partito con la manovra degli Usa e con le quattro basi selezionate, hanno spiegato le autorità filippine, “per potenziare la risposta ai disastri del Paese, visto che le sedi saranno utilizzate anche per operazioni umanitarie e di soccorso durante le emergenze e i disastri naturali”.
I siti in questione, per la cronaca, coincidono con la base navale Camilo Osias a Sta Ana e l’aeroporto di Lal-lo, entrambi nella provincia di Cagayan, con Camp Melchor Dela Cruz, a Gamu, provincia di Isabela, e infine con Balabac, a Palawan. Le loro ubicazioni geografiche hanno preoccupato e non poco la Cina: Isabela e Cagayan si trovano infatti sull’isola principale di Luzon, rivolta a nord verso Taiwan, mentre Palawan è vicino alle contese isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale.
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La posizione delle Filippine
L’annuncio delle Filippine, insomma, non ha fatto per niente piacere alla Cina, che ha accusato gli Stati Uniti di sfruttare l’accesso alle basi filippine per interferire nella situazione nel Mar Cinese Meridionale attraverso lo Stretto di Taiwan e perseguire i propri obiettivi geopolitici.
Sarà un caso, ma il 19 aprile, come ha sottolineato il South China Morning Post, il segretario agli affari esteri delle Filippine, Enrique Manalo, ha chiarito che agli Stati Uniti non sarebbe stato consentita la possibilità di effettuare operazioni non consentite dall’accordo del 2014.
Manalo ha fatto sapere che l’EDCA non intende prendere di mira nessun Paese terzo, oltre al suo scopo di sostenere le Filippine e che, soprattutto, Manila non consentirà alle forze statunitensi di rifornire, riparare o ricaricare i loro mezzi presso le installazioni coperte dall’accordo.
La base navale di Santa Ana, nella provincia di Cagayan, si trova a circa 400 km da Taiwan. Il governatore, Manuel Mamba, si era pubblicamente opposto alla presenza di siti Edca nella propria provincia per paura di mettere a repentaglio gli investimenti cinesi e diventare un obiettivo in un conflitto su Taiwan. Il capo della difesa ad interim filippino, Carlito Galvez, ha tuttavia dichiarato ai giornalisti che il governo aveva “già deciso” sui siti, e che Mamba aveva accettato di “rispettare la decisione”.
La contromossa della Cina
La replica della Cina passa dal viaggio di Qin Gang nelle Filippine, la sua prima visita nella nazione del sudest asiatico da quando è entrato in carica alla fine dello scorso anno. Qin sarà anche il funzionario cinese di più alto livello a visitare le Filippine dal viaggio del presidente Ferdinand Marcos Jr a Pechino a gennaio, quando le due parti si sono impegnate a rafforzare la cooperazione strategica e gestire la disputa sul Mar Cinese Meridionale.
Qin incontrerà il suo omologo filippino Manalo nell’arco di una tappa di tre giorni. I due dovrebbero discutere di come “aumentare e rafforzare la cooperazione nei settori dell’agricoltura, del commercio, dell’energia, delle infrastrutture e delle relazioni interpersonali, tra gli altri”, secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri filippino.
È tuttavia lecito supporre che le questioni di sicurezza, tra cui i dossier relativi al Mar Cinese Meridionale e Taiwan, saranno probabilmente in cima all’agenda di Qin.
Le tensioni tra Cina e Filippine sono divampate nel Mar Cinese Meridionale a metà febbraio, quando Manila ha accusato una nave della guardia costiera cinese di aver puntato i laser su una delle sue navi e di aver interrotto una missione di rifornimento nelle contese Isole Spratly. Pechino proverà insomma a ricucire i rapporti con Manila, per cercare di impedire al suo vicino di essere coinvolto nella questione taiwanese supportato dagli Usa. L’impresa si preannuncia complessa.