In India il settore della Difesa sta spiccando il volo grazie a due fattori complementari: il miglioramento delle capacità produttive e di ricerca del gigante asiatico unito al riarmo dell’Europa che funge da stimolo per le aziende di Delhi. I dati lasciano poco spazio all’immaginazione. Nell’ultimo decennio la produzione e le esportazioni indiane di armamenti sono cresciute a un ritmo medio rispettivamente del 13% e 40% all’anno. Il bilancio destinato alla Difesa del Paese è inoltre passato dai 2.530 miliardi di rupie dell’anno fiscale 2014 ai 7.850 miliardi previsti per il 2027, ossia da circa 26,6 miliardi a quasi 83 miliardi di dollari.
La nazione più popolosa del mondo è dunque passata dall’importazione di sistemi completi da governi terzi alla progettazione, allo sviluppo e alla produzione interna di una quota crescente di attrezzature militari.
Decisive, come detto, le risorse allocate dal governo guidato da Narendra Modi ma anche le tensioni geopolitiche globali. La postura della citata Europa, in particolare, sempre più propensa ad armarsi, ha generato un rilevante flusso di cassa per i grandi produttori indiani di armi.
I grandi acquisti dell’Europa
Dallo scoppio della guerra in Ucraina a oggi, e cioè in una finestra temporale di quattro anni, dall’India sono arrivati nel Vecchio Continente 872 milioni di dollari di munizioni tra proiettili di artiglieria e mortaio, propellenti ed esplosivi di vario tipo. Calcolatrice alla mano si tratta di un incremento di oltre il 1.600% rispetto ai 49,2 milioni di dollari di armi esportate da Delhi in Europa nel quadriennio pre conflitto ucraino.
Certo, l’India non è solita divulgare quali prodotti militari esporti né il nome degli acquirenti. C’è però un’interessante analisi di Trade Data Monitor e Big Trade Data che ha fatto luce sul ruolo crescente del governo indiano nel commercio globale di armi.
Il risultato? Come ha spiegato Bloomberg, Delhi è tra i principali fornitori di armi dell’Europa orientale, un blocco che comprende Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Serbia, Estonia, Lettonia, Bosnia ed Erzegovina, Lituania e Albania. Scendendo nei dettagli, l’India è diventata la loro seconda maggior fornittrice di proiettili, mortai, propellenti ed esplosivi dopo la Corea del Sud.
Dove finiscono le armi di Delhi
Lo scorso aprile il governo Modi ha fatto sapere che le vendite complessive di armi all’estero erano aumentate del 63% su base annua, raggiungendo i 4 miliardi di dollari nell’anno fiscale terminato a marzo. Si tratta di oltre il doppio rispetto al 2023, di 25 volte tanto i valori registrati nel decennio precedente.
Le autorità indiane continuano a pubblicizzare la vendita di armamenti ad alta tecnologia, come il missile da crociera supersonico BraahMos, ma la forza trainante degli affari militari del Paese è rappresentata da forniture belliche molto più basilari come le munizioni, i droni e alcuni componenti aerei.
Questo materiale, prodotto dalle aziende statali indiane, fa gola all’Europa Orientale e pure a Israele. Dal 2024 al 2026, per esempio, l’India ha inviato a Tel Aviv 76 milioni di dollari di munizioni tra i soliti proiettili, colpi di mortaio, propellenti ed esplosivi, la stessa quantità equivalente delle esportazioni totali dei sei anni precedenti.
Modi deve tuttavia muoversi con cautela visto che professa la non ingerenza nei conflitti e negli affari altrui, e che, soprattutto, armare l’Europa che combatte contro la Russia danneggia gli interessi di Mosca, ovvero uno stretto partner di Delhi.
“Oggi le nostre esportazioni nel settore della difesa sono aumentate di quasi 50 volte. Le nostre armi raggiungono circa 100 Paesi. La reputazione dell’India sta gradualmente crescendo sulla scena globale”, ha in ogni caso dichiarato Modi ad agosto durante il suo discorso annuale alla nazione in occasione della Festa dell’Indipendenza. A Delhi sono convinti di poter mantenere questo delicato equilibrio.