Global Britain, la strategia di politica estera di Londra per cercare di tornare a essere una potenza di livello globale, dovrà per forza fare affidamento anche sullo strumento militare, e in particolare sulla Royal Navy, la marina militare britannica. Tra le navi che verranno chiamate a “mostrare la bandiera” nei mari del mondo, e in particolare in quelli dell’Estremo Oriente, ci saranno sicuramente le due nuove portaerei classe Queen Elizabeth, e pertanto è fondamentale che la marina inglese abbia degli assetti aerei moderni in grado di proiettare la potenza dal mare con efficacia.
Partiamo però da una rapida considerazione riguardante le portaerei. Questo nuovo anno segna il primo dispiegamento operativo della Hms Prince of Wales: l’unità parteciperà all’esercitazione congiunta Cold Response 2022 nel Mar di Norvegia insieme alla portaerei statunitense Uss Truman e a nave Garibaldi (quest’ultima in funzione di ammiraglia delle operazioni anfibie). All’inizio di quest’anno, l’11 gennaio, la portaerei inglese ha anche assunto il comando della Nato Response Force e per i prossimi 12 mesi sarà quindi responsabile della guida della Maritime High Readiness Force dell’Alleanza, un gruppo di lavoro internazionale formato per affrontare i principali eventi globali.
La Hms Queen Elizabeth, invece, ha concluso da poco meno di due mesi la sua prima crociera nell’Indopacifico. Il 9 dicembre è rientrata a Portsmouth dopo un viaggio di 49mila miglia nautiche che l’ha portata sino al Giappone attraverso uno specchio di acqua tra i più contesi al mondo: il Mar Cinese Meridionale. Del suo gruppo da battaglia hanno fatto parte, per la Royal Navy, due cacciatorpediniere Type 45, due fregate, e tre navi da rifornimento d’altura che si sono avvicendate sovrapponendosi nella lunga crociera operativa. Lo stormo imbarcato – misto statunitense – ha visto impiegare gli F-35B del 617 Squadron (The Dambusters) della base aerea della Royal Air Force di Marham, elicotteri Wildcat e Merlin, che hanno accumulato un totale di 4723 ore di volo durante il dispiegamento. Gli F-35B del Corpo dei Marines appartenevano invece al Vmfa-211 della base aerea di Yuma. Il Csg ha visto la presenza anche di un cacciatorpediniere statunitense e di una fregata olandese.
Il nodo “35B”
Un dispositivo navale complesso quindi, che ha fornito esperienza alla Royal Navy sulle operazioni aeronavali dopo più di un decennio di assenza. Orientativamente la marina britannica non potrà mantenere in mare entrambe le portaerei in operazioni sostenute: la Hms Queen Elizabeth, dopo questa lunga crociera, avrà bisogno di tempo per i lavori di manutenzione, pertanto è più probabile che le due unità si alterneranno in questo tipo di missioni di lunga portata, ma è possibile l’utilizzo di entrambe in altre “a corto raggio” sebbene attualmente, data le consegne “col contagocce” degli F-35B (si prevede di avere 48 esemplari nel 2027), non sia possibile organizzare due stormi imbarcati completi che operino contemporaneamente.
Londra, infatti, solamente lo scorso giugno ha fatto sapere di aver piazzato il secondo ordine per i caccia stealth di quinta generazione che andranno così a ingrossare la linea di volo “ben oltre i 48 esemplari”, si pensa “forse sino a 80”. Sempre pochi rispetto all’ordine iniziale di 138 macchine.
Il Regno Unito, infatti, utilizza solo la versione Bravo a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) e uno stormo imbarcato è composto da un minimo di 12 velivoli sino a un massimo di 36: se moltiplichiamo per due anche solo il numero più piccolo, restano comunque pochi caccia alla Raf per il ruolo di interdizione terrestre che fu del Tornado, il velivolo da attacco che dovranno sostituire, considerando gli esemplari fermi per manutenzione ordinaria e straordinaria.
Quanto detto ci serve per inquadrare quello che è il “viatico” dell’aviazione imbarcata inglese che avrà il suo fulcro proprio nell’F-35B, ma non solo, e chiarisce meglio le motivazioni per le quali lo Stato Maggiore della Difesa italiano ha deciso di unire le forze dei Bravo di Aeronautica e Marina non considerando la soluzione inglese: operazioni joint ma non gruppi joint significa avere due linee distinte con tempi di operatività distinti, quindi una più elevata reperibilità.
La Future Maritime Aviation Force
Tornando al Regno Unitio ci sono una varietà di progetti attualmente in corso per garantire che la capacità dell’aviazione navale si evolva per aumentarne la massa critica, la portata, la persistenza e la resilienza.
Diamo quindi uno sguardo alla visione della Future Maritime Aviation Force (Fmaf) per il 2030 recentemente pubblicata. Innanzitutto il punto centrale della futura aviazione imbarcata inglese, oltre al già citato F-35B, sarà l’integrazione di sistemi aerei unmanned che possono anche andare a sostituire i velivoli convenzionali esistenti.
Ancora una volta, sebbene principalmente il progetto sia a matrice Royal Navy, la Raf avrà una partecipazione importante, e non potrebbe essere diversamente data la sua gestione dell’intera flotta di Bravo.
Nonostante si parli di una trasformazione radicale, non ci sono piani immediati per dismettere gli aeromobili con equipaggio esistenti che nel breve-medio termine verranno aggiornati. A lungo termine (2050/60), invece, l’impennata dei costi di esercizio dei velivoli convenzionali lascia intendere che molto probabilmente saranno presenti prevalentemente assetti unmanned.
Abbiamo già accennato che sia il numero di velivoli convenzionali della Royal Navy che quelli della Raf sono chiaramente inadeguati per far fronte alle crescenti minacce e alla maggiore portata delle armi di precisione degli avversari, inoltre le strategie A2/Ad (Anti Access / Area Denial) moderne richiedono piattaforme con una portata maggiore per garantirne la sopravvivenza. Nuovi Uas (Unmanned Air Systems) agiranno quindi come moltiplicatori di forza e la Royal Navy prevede di dotarsi anche di alcuni tipi “spendibili”. C’è poi l’ambizione di includere un Uas per il rifornimento in volo in modo da estendere il raggio d’azione dei Bravo, ma questo è un requisito complesso e costoso che per ora rimane nella lista dei desideri britannica.
Tornando sugli F-35B, entro il 2030 la flotta potrebbe contare circa 55 esemplari e soprattutto, sempre entro lo stesso anno, saranno integrati sia i missili stand off Meteor Bvraam che lo Spear-3, nonché vedere l’aggiornamento del software Block 4. Per quanto riguarda i missili antinave/attacco terrestre per l’F-35 è possibile che il programma Fcasw possa essere portato a termine entro il 2030, ma i ritardi nelle consegne dei caccia potrebbero allungare contestualmente i tempi di schieramento dei sistemi d’arma.
Per quanto riguarda l’ala rotante la data di ritiro dal servizio attivo degli Aw101 Merlin è stata ora prorogata almeno fino al 2040 in quanto non ci sono fondi per costruire elicotteri sostitutivi, quindi è probabile un ulteriore aggiornamento dell’avionica e dei sistemi di missione. La Royal Navy sta anche esplorando le opzioni per sostituire i motori, ma non è prevista una decisione in merito almeno fino a metà del 2023.
Gli Aw159 Wildcat entro il 2030 vedranno aumentare le possibilità di effettuare missioni Asuw (Anti Surface Warfare): durante il dispiegamento del Csg dello scorso anno è stato condotto almeno un lancio di un missile Martlet. Per rendere Wildcat una risorsa Asw (Anti Submarine Warfare) più efficace, c’è la possibilità di acquistare kit sonar a immersione, ma al momento non è stato formalizzato alcun requisito formale, e senza questo tipo di sensore l’elicottero non può lanciare siluri.
L’aviazione navale, e le portaerei, dovranno utilizzare “droni gregari” in grado di operare insieme agli F-35 e pertanto la Royal Navy ha indetto il progetto Vixen anche per riconfigurare le unità navali con catapulte leggere e dispositivi di arresto per consentire le operazioni con droni di questo tipo. Vixen sarà probabilmente un derivato dello Uas Mosquito sviluppato dalla Raf che dovrebbe volare il prossimo anno, non è affatto certo però che Vixen possano essere in mare entro il 2030. In caso di successo, i Mosquito/Vixen aggiungeranno capacità significative all’aviazione di marina del Regno Unito e potrebbero essere schierato nei ruoli di attacco, difesa aerea, guerra elettronica nonché fungere da “ponte aereo dati” per estendere la copertura della rete di sensori.
La Raf sta anche sviluppando il drone per sciami Alvina da utilizzare di concerto ai Typhoon, ma ne è anche previsto l’utilizzo con gli F-35 quindi è possibile che saranno imbarcati. Il progetto Proteus è il piano per sviluppare un Rw Uas (Rotary Wing Uas) di medie dimensioni in grado di effettuare operazioni Asw grazie a sonar a immersione per integrare il Merlin Mk2. Proteus dovrà essere un “elicottero” di dimensioni considerevoli poiché è destinato anche alla ricerca di superficie, sostituendo il sistema Crowsnest trasportato dai Merlin. Non è chiaro se si utilizzerà una cellula esistente per elicotteri leggeri o richiederà lo sviluppo di sistema completamente nuovo. Sembra che si pensi a un “Chinook” in miniatura a doppio rotore per questioni di carico. Questo programma dovrebbe completarsi entro il 2029.
Nell’ottobre 2021 la Royal Navy ha avviato una competizione per fornire un sistema aereo tattico flessibile senza equipaggio (Ftuas): si tratta di un piccolo Uas ad ala rotante, inizialmente da impiegare sulle fregate della flotta, ma potenzialmente utilizzabile da tutte le unità in servizio. Tra i requisiti del Ftuas troviamo un radar e telecamere per poter essere un velivolo “scout” per la marina britannica. Già noto ai più è il drone bersaglio Vampire, che però potrebbe anche essere in grado di trasportare carichi utili inclusi radar e telecamere e quindi venire utilizzato per sviluppare procedure di comando, controllo e comunicazione tra Uas.
A gennaio di quest’anno la marina inglese ha anche indetto una gara d’appalto per un Uav “vincolato” progettato per essere fissato a una nave in movimento e in grado di sollevare un carico utile di sensori di peso compreso tra 1 e 25 chilogrammi. Contestualmente sono stati avviati anche programmi per Uas leggeri da utilizzare nella logistica, nell’Isr (Intelligence Surveillance Reconnaissance) e possibilmente per l’attacco. Nell’ambito dello sviluppo della Future Commando Force, sono stati condotti esperimenti con Uas in grado di portare rifornimenti dalle navi ai marines a terra e in futuro, un mix di Uas di piccole e medie dimensioni sarà un importante fattore abilitante per i Littoral Strike Group e avranno un ruolo standard nelle operazioni dei Royal Marine.
Sulla carta sembra tutto perfetto, ma, al di là delle tempistiche che ci paiono comunque strette (il 2030 progettualmente parlando è “dietro l’angolo”), il problema sarà sempre il bilancio: in una fase di tagli e ridimensionamenti è difficile portare a termine progetti così ambiziosi, tanto che, nel Regno Unito, si sta mettendo in discussione la stessa possibilità di mettere in atto la politica Global Britain.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



