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Secondo quanto racconta il canale Telegram russo VChK-OGPU, un sottomarino classe Kilo II (o Kilo migliorata) appartenente alla Flotta del Mar Nero, il “Novorossijsk”, ha subito una grave avaria mentre era in navigazione per uscire dal Mediterraneo. A causa di danni al sistema di alimentazione il carburante si sarebbe diffuso direttamente nella sentina. Viene riportato che a bordo non ci sarebbero pezzi di ricambio per le riparazioni, né specialisti qualificati in grado di effettuarle, pertanto, dato che l’accumulo di carburante rappresenta un fattore di rischio esplosione elevato, a quanto risulta sarebbe stata presa la decisione di scaricare il carburante in mare.

Da quanto sappiamo da fonti OSINT il battello ha attraversato lo Stretto di Gibilterra (in emersione) il 26 settembre, per dirigersi verso i porti russi del Nord. Il “Novorossijsk” era l’unico sottomarino che Mosca avesse ancora nel Mediterraneo, e in questo momento si può affermare che non esista più una flotta russa presente nella regione. Attualmente, infatti, a parte la petroliera “Kola” che opera nel Mare di Alboran, l’unica nave da guerra russa rimasta è la corvetta della classe Steregushchy “Boiky”, che è rientrata nel Mediterraneo pochi giorni fa per scortare la nave cargo “Sparta IV” nel suo viaggio verso Est, molto probabilmente diretta al porto siriano di Tartus.

All’inizio della guerra in Ucraina, nel Mediterraneo la Flotta Russa del Mar Nero schierava 10 unità da guerra, tra cui due sottomarini e due incrociatori – il “Marshal Ustinov” e il “Varyag” della classe Slava, o Atlant per i russi – insieme ai loro Gruppi d’Azione di Superficie. Da allora, si è assistito a un lento ma costante ritiro dalla regione, prima da parte delle principali unità da combattimento di superficie e poi delle restanti navi, lasciando il Mediterraneo privo di una presenza russa significativa a causa della mancanza di una base operativa permanente, ovvero quella siriana di Tartus, nonostante il ritiro fosse già iniziato prima ancora della perdita dell’unico scalo russo nel Mare Nostrum. Oggi, con una sola unità minore ancora in mare, si può affermare a tutti gli effetti che la minaccia rappresentata da una forza navale russa nel Mediterraneo non esiste più, almeno per ora.

Per Mosca obiettivo Libia e Sudan

La perdita della possibilità di appoggiarsi in Siria, dato il recente cambio di regime a Damasco, ha levato un importante punto di appoggio tecnico per le unità della Flotta del Mar Nero presenti nel Mediterraneo, restate così imbottigliate in un mare diventato di difficile praticabilità a causa dell’impossibilità di attraversare gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli e della lontananza dei porti russi della Flotta del Nord e del Baltico. La Turchia, infatti, con lo scoppio delle ostilità in Ucraina ha applicato la Convenzione di Montreux (1936) proibendo il passaggio attraverso quegli stretti al naviglio militare dei Paesi belligeranti. Le unità russe presenti nel Mar Mediterraneo, si sono così trovate impossibilitate a raggiungere gli scali del Mar Nero (Sebastopoli – Novorossijsk) per effettuare le riparazioni più importanti, e hanno potuto contare solo sullo scalo di Tartus per quelle leggere e per i rifornimenti. Ora che il nuovo governo di Damasco ha cancellato l’accordo di utilizzo della base navale da parte russa, le unità da guerra si vedono costrette a effettuare un lunghissimo viaggio anche solo per effettuare la manutenzione di routine che è impossibile svolgere in mare.

Bisogna ricordare anche che il porto di Sebastopoli, in Crimea, ha subito pesanti attacchi da parte ucraina, che hanno anche danneggiato i bacini di carenaggio, quindi la capacità di supportare le esigenze della Flotta del Mar Nero si sono notevolmente ridotte, mentre a Novorossijsk la base navale non ha installazioni di riparazione paragonabili a quelle di Sebastopoli, pertanto i lavori di manutenzione non possono essere effettuati in modo completo e accurato. Non è da escludere che il comando della Flotta Russa possa inviare qualche tipo di sottomarino a propulsione nucleare nel Mediterraneo, come già fatto nel recentissimo passato, per continuare a tenere il fianco meridionale dell’Alleanza Atlantica sotto pressione e dare un segnale di continuità ai partner che ha nella regione.

Proprio parlando di questi ultimi, Mosca sta da tempo cercando un accordo con la Libia del generale Khalifa Haftar per ottenere l’utilizzo di un porto in Cirenaica, e continuare ad avere una presenza navale stabile nel Mediterraneo, ma per il momento da Tobruk è riuscita a ottenere una base aerea al confine col Sudan e il Ciad (al-Serra). Non bisogna nemmeno dimenticare che Mosca è tornata prepotentemente a cercare un accordo, proprio col Sudan, per avere uno scalo permanente sul Mar Rosso e così porsi direttamente sulla via di navigazione più trafficata al mondo: la direttrice Gibilterra – Bab el-Mandeb.

Parlare quindi di generale cessazione della minaccia russa nel Mediterraneo, nonostante l’arretramento delle sue forze navali, è quindi prematuro considerando i rapporti che Mosca sta intessendo col Sudan ma soprattutto con la Libia di Haftar: il rischio di vedere una base navale russa – con annesse unità lanciamissili da crociera – a poche centinaia di chilometri dalla Sicilia resta reale.

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