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La versione inglese di questo articolo è parte del sedicesimo numero del magazine inglese di “Inside Over”, “Old Continent, New Challenges”, dedicato al futuro dell’Europa, disponibile qui.

Il concetto di “autonomia strategica europea” ha preso piede nel dibattito nel 2020, quando una congiunzione fra le necessità legate alla pandemia e la percezione di una grande distanza fra la presidenza Trump nel Stati-Uniti e l’Unione Europea dava forza alle rivendicazioni di capacità autonome.

Bisogna però subito sottolineare come l’iniziale visione francese spingeva per un’autonomia militare dell’Unione Europeo, anche differenziandosi della NATO, mentre vedevamo altri paesi, Germania in primis, che aderiva a concetti di sovranità tecnologia e industriale, ovverosia la necessità di poter contare su una catena di approvvigionamento e di produzione protetta in Europa. Ma comunque dal 2021 la tematica andava imponendosi nei vari consigli europei, diventando anche una formulazione ufficiale che include la bussola strategica, il progetto europeo di difesa adottato a marzo scorso.

L’autonomia strategica è quindi diventata una rivendicazione largamente condivisa e appare ormai come un tema federatore in Europa. Ma la guerra in Ucraina ha di fatto riportato in auge la NATO per la difesa in Europa. Di fronte a uno scenario di attacco terrestre russo sul suolo europeo, gli Stati-Uniti hanno ripreso il loro storico ruolo di organizzatore della difesa collettiva dell’Europa occidentale per assicurare la continuità del sostegno all’Ucraina. I paesi europei non hanno fatto mancare l’appoggio all’Ucraina ma la centralità delle questioni militari ha riportato la NATO e gli USA al centro del gioco. Il ritorno di uno scenario di guerra terrestre ad alta intensità sul suolo europeo in qualche modo ha colto impreparato i membri dell’Unione-Europea, che si stavano già proiettando in un mondo post-moderno nel quale accelerare su una serie di politiche commerciali, tecnologiche o regolamentari. Invece l’attuale scenario di guerra ha prodotto un ritorno in forza delle necessità della difesa, di fatto svuotando in larga parte del suo contenuto l’accezione militare dell’autonomia strategica europea, il ché ne condanna per il momento l’attuazione.

Quindi nel contesto attuale la visione francese di un’autonomia strategica nella quale l’Europa si doti di una propria capacità militare indipendente degli Stati-Uniti non trova appigli. Nonostante questo la questione dell’evoluzione dei cicli politici statunitensi rimane aperta, e un ritorno di Trump alla Casa Bianca nel 2025 potrebbe riportare in auge questa ipotesi nel caso di un degrado delle relazioni transatlantiche. Ma va considerato con la guerra in Ucraina avrà un effetto strutturante a lungo termine : qualsiasi sia lo scenario, la minaccia russa è tornata la principale preoccupazione europea, la NATO apparendo come un rifugio dentro questo contesto.

La tematica dell’autonomia strategica europea sarà quindi chiamata a svilupparsi seguendo vie diverse. Permette di descrivere una visione politica nella quale l’Europa riconosce che abbia bisogno di accrescere la sua indipendenza dall’estero e di esercitare una maggiore sovranità sulla produzione nel senso lato. La guerra in Ucraina spinge tutti quanti a riconoscere la necessità di un’autonomia in materia di energia per l’Europa, un aspetto che ormai entra a fare parte del “strategico”. Inoltre abbiamo potuto osservare come la Commissione Von Der Leyen abbia insistito sulla sovranità tecnologica : il commissario europeo Thierry Breton va insistendo dal 2019 sulla necessità per l’Europa di ricuperare il controllo della produzione tecnologica per evitare dipendenze che possano diventare problematiche. Ovviamente questo discorso è stato poi rinforzato dalla pandemia di Covid 19 e trova oggi un’ulteriore prolungamento con la questione energetica.

Possiamo quindi osservare una forma di consenso largo sull’autonomia strategica europea, una priorità politica che ingloba politiche attive da parte dell’Unione per quanto riguarda la capacità ad approvvigionarsi e a produrre, cercando anche di poter contrastare i modelli industriali extra-europei che si basano sulla raccolta e il trattamento di dati, con poi una serie di problematiche infinite in materia di protezione dei Diritti. Questa visione di autonomia fa anche il constato della crescita di una forma di competizione geopolitica nel mondo.

L’Europa ha sempre agito come una potenza “idealista” che voleva imporre pacificamento la sua visione di rapporti regolamentati sull’intero pianeta. Si rende oggi conto che altri attori stanno giocando con regole classiche, realiste, come il ricorso alla guerra, e che l’Europa deve anche essere in grado di rispondere a questo tipo di partite, pena la sua irrilevanza. L’Europa per certi versi è uscita di una forma di “età dell’innocenza” e deve fronteggiare oggi un necessario compromesso fra le sue aspirazioni democratiche basate sull’estensione del Diritto e lo sviluppo di strumenti propri che diminuiscono le sue dipendenze dall’estero, vuoi per motivi economici ma soprattutto per motivi politici. Ed è da questo punto di vista che il tema di “autonomia strategica”, magari usato in modo un po’ fuorviante, rimane molto alto nelle agende europee e contribuirà a strutturare ulteriori politiche dell’Unione.

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