Quello tra Ankara e Kiev è un legame sempre più solido che unisce due nazioni affacciate su un bacino idrografico comune, il Mar Nero, a cavallo tra l’Europa e l’ampio spazio geostrategico che va dal Caucaso al Medio Oriente, somma di grandi interessi economici, commerciali, energetici e militari che vedono coinvolte le principali potenze della Terra.

L’asse che aumenta la proiezione turca

Quello tra Turchia e Ucraina è il partenariato strategico più interessante tra quelli in via di formazione nella regione e assieme all’alleanza tra Ankara e l’Azerbaijan contribuisce ad aumentare l’influenza e la profondità strategica della Turchia negli spazi geopolitici di riferimento. Controbilanciando agli occhi degli alleati Nato e degli altri Paesi della regione un legame con la Russia che, seppur florido su diversi versanti economici (come quello energetico) e legato in passato a importanti convergenze diplomatiche in scenari quali quello siriano, resta conflittuale su diversi fronti, dal Caucaso alla Libia per arrivare proprio al teatro ucraino.

Recep Tayyip Erdogan non ha mai fatto mistero di non riconoscere come legittima l’annessione russa della Crimea operata nel 2014 e il suo governo, nelle settimane in cui si riaccendono le tensioni in Donbass, ha colto l’occasione per saldarsi nuovamente a Kiev. “I due Paesi ospiteranno l’Anno dell’Ucraina in Turchia e l’Anno della Turchia in Ucraina. Inoltre, si prospetta una sorta di gemellaggio, nel senso che l’Ucraina si è dichiarata interessata a promuovere una cooperazione con la Turchia anche in campo religioso”, sottolinea Formiche. “Questo prevede addirittura la costruzione di una nuova importante moschea a Kiev, un modo per riconoscere e premiare la piccola comunità musulmana ucraina, presentando allo stesso tempo l’Ucraina come aperta al mondo musulmano, facendo del Mar Nero un mare di commercio e comunicazione interreligiosa”. La questione religiosa (ed etnica) disegna un particolarissimo triangolo tra Ucraina, Russia e Turchia. Kiev intende promuovere l’autocefalia del suo patriarcato ortodosso a dimostrazione del distacco non solo politico da Mosca, mentre l’attenzione turca per l’Islam nell’ex repubblica sovietica è legato anche alla presenza del piccolo ma importante gruppo etnico di stirpe turanica e musulmano dei tatari di Crimea, sulla cui possibile persecuzione da parte russa Kiev ha portato avanti una lunga battaglia politica.

Un partenariato di ferro

Come nel Caucaso, anche in Ucraina, Ankara e Mosca confliggono proprio perché alla sovrapposizione delle rispettive aree di influenza strategica si somma la presenza di spinte religiose e ideologiche eterogenee tra loro. La Turchia mobilita in direzione dello sforzo politico per una maggiore convergenza con Kiev anche la narrazione del panturchismo e il richiamo di Erdogan a una sorta di “patronato” sui Paesi musulmani. Inoltre, la presenza russa in Crimea non può non allarmare da anni i decisori strategici di Ankara, che del controllo operativo del Mar Nero fanno un punto di riferimento fondamentale per le operazioni del Paese. Possibile che nell’irrigidimento di Erdogan sulla questione giochi un ruolo anche la lezione della storia plurisecolare dei conflitti russo-turchi, che nel XIX secolo si concentrarono spesso attorno alla contesa penisola.

Ankara pare molto attenta a non escludere dal perimetro di pertinenza del dialogo con l’Ucraina nessuna delle questioni legate ai rapporti con la Russia. Mosca è stata coinvolta da Ankara nella creazione di un consiglio congiunto per discutere di questioni strategiche, ma presto quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si recherà in Turchia potrà presiedere a una tavola rotonda simile. Ankara ha comprato i missili anti-aerei S-400 dalla Russia ma non ha lesinato sul fronte degli aiuti militari all’Ucraina impegnata nella guerra a bassa intensità del Donbass contro i separatisti filorussi. In via di sperimentazione è la formula “Quadriga” (o 2+2), che prevede incontri periodici e congiunti tra i ministri della Difesa e degli Esteri dei due Paesi e, come sottolineato in uno studio del think tank britannico Rusi ( Royal United Services Institute), Turchia e Ucraina “stanno cooperando nella realizzazione di un’ampia gamma di prodotti militari” che vanno dai droni Bayraktar Tb-2, prodott in Turchia e di cui 12 unità su un totale di 48 ordinate sono già state consegnate all’Ucraina ai propulsori Ivchenko utilizzati dall’industria turca per un altro drone, l’Akinci.

Come ha ricordato il professor Giuseppe Gagliano su StartMag, “dopo il loro successo nei conflitti in Libia, Siria e Karabakh, i droni Tb-2 sembrano essere al centro della strategia militare ucraina. Infatti il comandante dell’aeronautica militare turca ha visitato Kiev all’inizio di novembre per discutere i modi per rafforzare la cooperazione sui droni Tb-2 e la formazione degli operatori di droni con i suoi omologhi ucraini”.

Kiev nella Nato?

La Turchia non esclude, in prospettiva, di sostenere l’ingresso ucraino nella Nato. Una mossa che rappresenterebbe lo scavallamento di una linea rossa di vitale importanza nei rapporti con la Russia e forse viene agitata più come spauracchio per giocare al rialzo con Mosca che come eventualità reale. Fatto sta che la grande strategia turca non può non prescindere dall’Ucraina. E questo fa sicuramente felici gli Usa, desiderosi di arruolare nuovamente almeno in parte la Turchia nel loro sistema di alleanze, e allarma Mosca, sempre attenta a dover sbrogliare la matassa del grande enigma turco. Spregiudicata e dinamica, la Turchia gioca a tutto campo. E quella con l’Ucraina è un’alleanza che dimostra la sua capacità di proiezione autonoma.

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