La Cina ha superato gli Stati Uniti in termini di numero di sistemi di lancio di missili balistici intercontinentali. “Il numero di lanciatori fissi e mobili di missili intercontinentali in Cina super quello negli Stati Uniti”, ha detto lo Us Strategic Command (Stratcom), che ha la supervisione delle forze armate, al Congresso lo scorso 26 gennaio.

L’allerta dell’esercito statunitense è stata resa nota dal Wall Street Journal sulla scia della polemica esplosa per l’ingresso nel territorio americano di un pallone aerostatico cinese accusato dal Pentagono di essere uno strumento di sorveglianza inviato da Pechino. Ma, soprattutto, nel bel mezzo dello sforzo intrapreso da Washington per scoraggiare la Russia dall’utilizzo delle proprie forze nucleari e il governo cinese dal continuare a incrementare il proprio arsenale.

Al momento gli Stati Uniti, che stanno modernizzando tutte e tre le “gambe” del loro arsenale nucleare – terrestre, marittimo e aereo – hanno una forza molto più grande della Cina. Molti dei lanciatori terrestri cinesi sono inoltre ancora costituiti da silos vuoti. Eppure i progressi mostrati dal Dragone sono evidenti. E, per di più, si sono susseguiti nel corso di pochi anni, in un arco temporale relativamente breve.

La notifica del comandante della Stratcom, il generale Anthony J. Cotton, è arrivata in risposta a uno statuto del National Defense Authorization Act del 2022 che chiedeva al Pentagono di informare i comitati delle forze armate del Senato e della Camera su quanti missili balistici intercontinentali, testate di missili balistici intercontinentali e lanciatori di missili balistici intercontinentali possedesse la Cina in più rispetto a quelli controllati dagli Stati Uniti.



L’allarme dell’esercito Usa

Ebbene, in tutta risposta, Cotton ha scritto che a partire dall’ottobre 2022 la Cina aveva più lanciatori degli Usa, senza però specificarne il numero esatto. Lo Stratcom ha anche notificato al Congresso che gli Stati Uniti hanno più missili a raggio intercontinentale basati sulla terraferma e più testate nucleari montate su quei missili rispetto alla Cina. Le notifiche del comando, inoltre, non includono missili lanciati da sottomarini e bombardieri a lungo raggio, dove gli Stati Uniti continuano ad avere un netto vantaggio sul Dragone.

I legislatori repubblicani, tuttavia, si sono soffermati sui lanciatori di missili balistici intercontinentali considerandoli un chiaro segno della portata delle ambizioni a lungo raggio della Cina, e stanno esortando l’amministrazione Biden ad espandere le proprie forze nucleari per contrastare le forze russe e cinesi.

“La Cina si sta rapidamente avvicinando alla parità con gli Stati Uniti”, ha affermato il deputato Mike Rogers, repubblicano dell’Alabama che presiede il Comitato per i servizi armati della Camera. “Non possiamo permettere che accada. Il momento per noi di adattare la nostra posizione di forza e aumentare le capacità per far fronte a questa minaccia è adesso”, ha aggiunto.

I limiti di Washington

Rogers ha inoltre affermato che i limiti alle forze a lungo raggio fissati da un trattato tra Stati Uniti e Russia, noto come New Start, stanno impedendo agli Stati Uniti di costruire il proprio arsenale per scoraggiare Russia e Cina. Questo accordo, che non comprende Pechino, scadrà nel 2026. Ma, da qui a quella data, e continuando con un simile ritmo, a Washington in molti temono che l’esercito cinese possa raggiungere (se non superare) il livello militare Usa.

Ipotesi oggettivamente abbastanza improbabile, almeno a giudicare dall’enorme che gap che separa ancora le due potenze globali, ma che sta attualmente macinando diversi consensi in seno al Congresso americano, soprattutto sul fronte repubblicano. “Entro il 2030 gli Stati Uniti, per la prima volta nella loro storia, affronteranno due grandi potenze nucleari come concorrenti strategici e potenziali avversari”, ha intanto affermato lo scorso anno il Pentagono in un documento politico noto come Nuclear Posture Review. 

La Cina, che ha rifiutato i colloqui sul controllo degli armamenti con gli Stati Uniti, è sulla buona strada per mettere in campo circa 1.500 testate nucleari entro il 2035, rispetto a una scorta operativa stimata di oltre 400 nel 2021, secondo un altro report del Pentagono. I media americani scrivono che Pechino gestisce una flotta di lanciatori di missili balistici intercontinentali mobili e dispone di circa 20 missili a propellente liquido basati su silos; starebbe inoltre costruendo tre campi di silo ICBM destinati a ospitare almeno 300 missili moderni a propellente solido.

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