Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Arretramento tecnologico e mancanza di organico. Sono questi i due elementi fondamentali che, a detta del generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’esercito italiano, rendono le forze armate italiane, ad oggi, strutturalmente arretrate e “non pronte” a fronteggiare eventuali scenari conflittuali “ad alta intensità”. L’allarme, se così si può definire, è stato lanciato nel corso di un’audizione parlamentare tenutasi presso la Commissione difesa della camera dei deputati il 29 gennaio. 

L’invasione russa dell’Ucraina, il conflitto e l’instabilità diffusa in Medioriente e le tensioni sempre attive dell’area balcanica e del continente africano – ha commentato Masiello – disegnano un “carattere conflittuale che si è evoluto in nuovi paradigmi sempre più pericolosi”, che devono indurre i vertici militari italiani a considerare l’opzione di doversi “preparare a fronteggiare qualsiasi evenienza non solo nei domini tradizionali ma anche in quelli rappresentati da minacce emergenti”. Perché? Perché “l’incessante ondata tecnologica sta comportando una vera e propria rivoluzione in campo militare” a cui è necessario adeguarsi.  

La sfida della tecnologia sembra infatti essere quella che preme con maggiore pressione sulle forze armate italiane, perché esiste un “divario” che le separa dalle altre componenti militari internazionali e che deve essere colmato “nel più breve tempo possibile” anche, se necessario, snellendo la burocrazia, che spesso richiede procedimenti per l’acquisizione e approvazione di nuovi armamenti “pluriennali” quando in altri contesti sono necessari solo “pochi mesi”, e iniziando a ragionare in termini emergenziali e straordinari, al passo con un’epoca che è contraddistinta essenzialmente da una “vera e propria corsa agli armamenti”. Masiello ha sottolineato come il ritardo di Roma si possa riscontrare sia sul versante degli armamenti pesanti, spesso assenti o desueti, che su quello della difesa anti-aerea, con un’assenza marcata di “sistemi innovativi”.  

La mancanza di organico non è poi un’emergenza da meno. Secondo quanto dichiarato dal generale Masiello, ammonta a “45mila unità” la quota necessaria per colmare un divario di personale che non permette ad oggi di programma una “adeguata” difesa del territorio nazionale. L’incremento di 3700 unità per l’Esercito, che fissa i “volumi complessivi” a 93100 unità da conseguire entro il 2033, inverte il trend di riduzione delle dotazioni organiche di difesa ma non è giudicato comunque sufficiente. Questo perché parallelamente, sul piano delle reclute, dopo un periodo di “costante livello delle domande”, si è registrata una ”flessione significativa delle candidature”, dovuta ad una serie di aspetti anche “generazionali” che è allarmante anche in chiave Nato, da dove arrivano richieste sempre più pressanti di espansione della spesa e dell’investimento nel dispositivo militare. 

È infatti questo il nodo cruciale. Capire come, in virtù della situazione evidenziata dal generale Masiello e delle richieste Nato che spingono sempre più verso un 2% e oltre di spese per la difesa rispetto al Pil, possa decidere di muoversi, da qui ai prossimi anni, il governo italiano che, ad oggi, rimane uno di quei 9 membri dell’alleanza atlantica che stanzia ancora meno del 2% di Pil in spese per la difesa. Tralasciando le richieste del 5% espresse da Trump, a novembre scorso era stato lo stesso ministro della Difesa Crosetto a frenare sull’ipotesi immediata del 2%, promettendo un incremento graduale fino al raggiungimento dell’obiettivo entro il 2028, e auspicando uno “scorporamento” delle spese militari dal nuovo patto di stabilità europeo che impone vincoli stringenti sulla spesa pubblica. Lo sforzo per la difesa dell’Ucraina, che secondo alcune stime può aver sottratto al bilancio italiano più di 5 miliardi di euro, con l’avvento di Trump e una possibile ripresa dei negoziati è un altro tema dirimente per l’eventuale liberazione di risorse da riallocare sulle forze militari italiane.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto