A oltre una settimana dalla firma dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, emergono nuovi elementi che gettano luce sul ruolo discreto ma determinante della Francia nella catena industriale della guerra. Secondo Disclose, il 20 ottobre un lotto di componenti elettromeccanici prodotti da Sermat è stato spedito a Elbit Systems, uno dei principali fornitori dell’esercito israeliano. Questi componenti serviranno ad equipaggiare i droni Hermes 900, impiegati su larga scala nelle operazioni militari contro Gaza. Dietro questa spedizione apparentemente tecnica si nasconde un problema politico e strategico profondo: la Francia continua a fornire tecnologie sensibili a uno dei protagonisti del conflitto, mentre molti partner europei hanno interrotto simili esportazioni.
Un flusso continuo di forniture dal 2024
Il 15 ottobre, il corriere UPS ha preso in carico otto colli contenenti alternatori prodotti da Sermat. Si tratta della quarta consegna individuata dall’inizio della guerra. In due anni, la società francese ha inviato a Elbit Systems 29 alternatori e 171 attuatori per un valore totale di 843.300 euro. Questi elementi sono cruciali per il controllo e la stabilizzazione dei droni Hermes 900, velivoli senza pilota capaci di volare oltre 30 ore e armabili con missili e bombe guidate. Questi stessi droni sono stati documentati in numerosi attacchi contro civili e convogli umanitari.
Una catena industriale silenziosa ma strutturata
La vicenda Sermat si inserisce in un mosaico industriale più ampio. Negli ultimi mesi sono emersi altri contratti tra aziende europee e fornitori israeliani: la Eurolinks per i nastri di munizioni, la Thales Group per i transponder e la Aubert & Duval per i tubi di cannone. Questo sistema ramificato permette di alimentare l’industria bellica israeliana pur mantenendo una facciata diplomatica neutrale. Nel frattempo, il governo francese continua a dichiarare pubblicamente che “nessuna arma francese è destinata a Tsahal”, pur beneficiando di classificazioni amministrative che agevolano le esportazioni.
Una falla normativa aperta dal 2012
Il nodo risale al gennaio 2012, quando Bercy decise di non classificare questi componenti come “beni a duplice uso”, ignorando l’opinione contraria delle dogane. Da allora Sermat può esportare in Israele senza alcuna licenza di esportazione militare. Questa decisione non è mai stata rivista, nonostante la progressiva militarizzazione dei droni Hermes. Una scelta che ha trasformato la Francia in un fornitore silenzioso ma decisivo per tecnologie impiegate in operazioni militari controverse.
Una Francia isolata in Europa
A differenza di Spagna, Belgio, Paesi Bassi e Italia, che hanno sospeso le esportazioni di armamenti verso Israele, Parigi non ha interrotto le forniture. Nel 2024 la Francia ha consegnato armamenti per 27,1 milioni di euro e beni a duplice uso per 74 milioni. Questa scelta politica la pone in contraddizione con gli impegni internazionali che vietano la vendita di armi a paesi che potrebbero usarle contro civili.
La persistenza di questa politica ha spinto Juristes pour le Respect du Droit international (JURDI) a ricorrere al Conseil d’État. L’associazione denuncia “eccesso di potere” e chiede di sanzionare l’inerzia governativa, accusando Parigi di non aver preso misure concrete per prevenire un genocidio. Ha anche chiesto al tribunale amministrativo di imporre una multa giornaliera di 10.000 euro in caso di mancata azione.
Una diplomazia ambigua
Mentre il presidente Emmanuel Macron esprimeva, il 13 ottobre, la sua soddisfazione per il rispetto del cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, questa spedizione mette in luce la distanza tra retorica diplomatica e realtà industriale. La Francia si trova così in una posizione ambigua: da un lato mediatore ufficiale di un processo di pace, dall’altro fornitore tollerante di tecnologie strategiche. Un equilibrio fragile che potrebbe costarle credibilità e influenza sul piano internazionale.

