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Difesa /

Due bombardieri strategici B-2 dell’aeronautica militare statunitense, l’U.S. Air Force, sono arrivati nella giornata di ieri in Australia, presso la base aerea di Amberley non lontano dalla città di Brisbane.

Secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale dell’Usaf, il rischieramento australiano rientra nell’attività di rotazione della task force bombardieri a sostegno dell’iniziativa di cooperazione rafforzata (Eac – Enhanced Cooperation Initiative) nell’ambito dell’accordo Force Posture tra Stati Uniti e Australia. L’Eac è iniziata a febbraio 2017 stabilire un’ampia gamma di esercitazioni aeree di lungo periodo e attività di formazione tra i due Paesi e il suo obiettivo è approfondire l’integrazione tra le forze di difesa aerea australiane e l’Usaf, in modo da stabilire un alto livello di capacità operativa congiunta.

I B-2 effettueranno missioni di addestramento e di deterrenza strategica con gli alleati e partner della regione a sostegno di un Indo-Pacifico libero e aperto. Il comandante del distaccamento, il tenente colonnello Andrew Kousgaard appartenente al 509esimo stormo bombardieri di Whiteman (Missouri), ha affermato che questo particolare dispiegamento di B-2 in Australia dimostra e migliora la prontezza operativa e la letalità della forza d’attacco a lungo raggio statunitense. Il comando bombardieri strategici degli Stati Uniti conduce regolarmente operazioni di questo tipo utilizzando la sua task force in tutto il mondo, a dimostrazione dell’impegno degli Stati Uniti nella difesa collettiva: recentemente distaccamenti di B-52H si sono visti in azione in Europa, dove hanno anche partecipato a varie esercitazioni congiunte come, ad esempio, Cold Response 2022 che ha visto anche la presenza di nave Garibaldi della Marina Militare come unità comando del gruppo anfibio.

L’ultima volta che i B-2 sono stati schierati nell’area di responsabilità del comando dell’Indo-Pacifico come parte di una task force bombardieri è stato nell’agosto 2020. In quella occasione i B-1B e i B-2 dell’U.S. Air Force schierati rispettivamente presso la base Andersen di Guam, nelle Isole Marianne, e a Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, hanno effettuato attività di addestramento in Australia simulando azioni di bombardamento a lungo raggio. A marzo di quest’anno i B-2 hanno toccato il suolo australiano ma solamente per effettuare operazioni di addestramento che avevano lo scopo di migliorare l’interoperabilità tra le forze armate: i bombardieri si sono esercitati con due F-35A Lightning II, due EA-18 Growler, due F/A-18F Super Hornet della Royal Australian Air Force (Raaf) e due F-16C dell’Usaf in modalità “aggressors”, ovvero simulanti velivoli nemici.

Questo dispiegamento è in linea con gli obiettivi di prevedibilità strategica e imprevedibilità operativa della Strategia di Difesa nazionale che vuole l’utilizzo flessibile delle forze per modellare in modo proattivo l’ambiente strategico mantenendo la capacità di rispondere alle contingenze in modo pronto e garantendo al tempo stesso la preparazione per un conflitto di lungo termine. Sempre secondo questo principio quattro bombardieri B-1B “Lancer”, del 34esimo Expeditionary Bomb Squadron, sono stati dispiegati a Guam lo scorso giugno e hanno appena fatto ritorno alla loro base di Ellsworth (South Dakota) dove sono atterrati il 4 luglio. Anche i B-1B hanno effettuato la medesima tipologia di missione dei B-2 nel quadro della task force bombardieri nell’Indo-Pacifico. Oltre ad aver volato con caccia della Japanese Air Self Defense Force (Jsdaf), i Lancer dell’Usaf hanno fatto scalo anche in Australia, presso la base aerea di Darwin: la prima volta per questo tipo di aerei. Il completamento di queste missioni dimostra la capacità del B-1B di eseguire operazioni secondo il concetto Agile Combat Employment (Ace), ovvero utilizzando personale minimo e operando in luoghi non standard. L’Usaf rende noto che l’unità ha effettuato 30 sortite in 30 giorni accumulando circa 300 ore di volo.

Il comando bombardieri statunitense sta quindi mantenendo una presenza pressoché costante nell’Indo-Pacifico dimostrando la centralità di quel fronte rispetto a quello europeo. A riprova di quanto appena affermato giunge la notizia che il Pentagono ha iniziato la costruzione, o per meglio dire la ricostruzione, di una base aerea sull’isola di Tinian, nelle Marianne Settentrionali, che era stata usata nella Seconda Guerra Mondiale e successivamente caduta in stato di abbandono, in modo da avere uno scalo di riserva nel caso in cui quello principale, a Guam, dovesse venire distrutto da un attacco cinese.

Questa possibilità è tutt’altro che remota: la Cina dispone di un nutrito arsenale di missili balistici e quelli a raggio intermedio (Irbm – Intermediate Range Ballistic Missile) si stima siano poco più di 200, che uniti ai vettori da crociera potrebbero facilmente soverchiare le difese della base Andersen in caso di attacco massiccio, o di saturazione. Dal 2015 sull’isola è presente in pianta stabile il Thaad (Terminal High Altitude Area Defense) ma Washington evidentemente non lo ritiene sufficiente in quanto, nell’ultimo bilancio della Difesa, ha stanziato circa un miliardo di dollari per stabilirvi un complesso antimissile ad ampio spettro d’ingaggio.

La Cina potrebbe anche sfruttare la sua componente navale per lanciare un vettore balistico: risulta infatti che i cacciatorpediniere classe Type 055 siano in grado di lanciare un missile balistico, probabilmente antinave con testata manovrabile (Marv), ma non è da escludere che un vettore di questo tipo possa venire usato anche per l’attacco terrestre, come ha dimostrato il conflitto in Ucraina dove i sistemi antinave Bastion-P in Crimea sono stati usati per colpire obiettivi a terra.

Di contorno a questa attività, nel Pacifico è cominciata l’esercitazione Rimpac, che si tiene con cadenza biennale. In questa edizione, iniziata il 29 giugno, partecipano un totale di 21 navi di nazioni partner degli Stati Uniti, provenienti da 14 Paesi. Il contingente più numeroso, quest’anno, proviene dalla Corea del Sud che ha inviato tre navi e un sottomarino, seguita dalla Royal Australian Navy, con tre navi. Canada, Giappone e Messico hanno inviato due navi ciascuno, mentre Cile, Francia, India, Indonesia, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Filippine e Singapore hanno inviato ciascuna una singola nave. Le manovre dovrebbero terminare il 4 agosto prossimo.

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