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Nella giornata di giovedì 2 settembre l’Aeronautica Militare ha presentato, in una conferenza stampa, la prima missione suborbitale scientifica con equipaggio misto. La missione sarà effettuata a bordo di quello che si definisce spazioplano SpaceshipTwo “Vss Unity”, della società Virgin Galactic, con decollo da Spaceport America, nel Nuovo Messico, previsto tra l’ultima settimana di settembre e l’inizio di ottobre.

Il volo suborbitale sarà effettuato con equipaggio composto da personale dell’Am e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), mentre la missione si chiamerà Virtute, acronimo di Volo Italiano per la Ricerca e la Tecnologia suborbitale. Virtute sarà la prima missione suborbitale orientata alla ricerca scientifica e alla sperimentazione ed innovazione tecnologica effettuata su un vettore civile, come è la Spaceship Two di Virgin Galactic, la società del miliardario britannico Richard Branson che si prefigge di sviluppare i voli spaziali e suborbitali commerciali.

Per la Virgin Galactic questo sarà il 23esimo volo effettuato dalla Vss Unity (comprensivo dei test), e in particolare si tratterà del primo a ospitare esperimenti e progetti di ricerca operati e controllati direttamente da personale a bordo.

L’equipaggio e lo scopo della missione

L’equipaggio misto Am-Cnr valuterà e misurerà, infatti, gli effetti biologici della fase di transizione in microgravità sul corpo umano. Altri esperimenti condotti a bordo mirano a studiare gli effetti della microgravità su un’ampia varietà di proprietà fisiche e chimiche dei materiali (fenomeni di combustione o comportamento dei fluidi), caratterizzanti l’ambiente di volo (ad esempio dal punto di vista delle radiazioni a bordo). Dai risultati degli esperimenti sarà possibile ricavare preziose informazioni per la futura applicazione in una vasta gamma di ambiti, da quello addestrativo ed operativo fino ai possibili impieghi innovativi in ambito industriale.

L’equipaggio sarà composto dal colonnello Walter Villadei, con il ruolo di comandante dell’equipaggio italiano e coordinatore, dal tenente colonnello Angelo Landolfi, medico aerospaziale, che effettuerà dei test sulle prestazioni cognitive in microgravità, dall’ingegnere del Cnr Pantaleone Carlucci, che gestirà alcuni esperimenti, e da Beth Moses, chief astronaut instructor di Virgin Galactic, con la funzione di cabin lead per monitorare le procedure di sicurezza a bordo. I piloti della missione saranno Michael Masucci e CJ Sturckow, che saranno a bordo di Unity, mentre Kelly Latimer e Nicola Pecile saranno ai comandi della piattaforma di lancio Vms Eve.

Lo spazioplano di Virgin Galactic, infatti, non decolla come la navetta spaziale, ovvero utilizzando un razzo vettore da terra, ma viene agganciato a un velivolo “madre” che decolla come un normale aereo e, una volta raggiunta la quota di lancio, lo sgancia. A quel punto Spaceship Two accende il suo motore a razzo e procede nel suo volo suborbitale, atterrando poi come un qualsiasi velivolo. In dettaglio Spaceship Two ha effettuato, dal 2018 sino a oggi, cinque missioni di cui quattro coronate da successo e quest’ultima è particolarmente importante per la società di Branson perché è l’ultima del programma di volo sperimentale per poter ottenere, dalle autorità americane, la certificazione finale per avviare l’era dei voli commerciali suborbitali.

Nel frattempo la Faa (Federal Aviation Administration), l’ente statunitense che regola ogni aspetto dell’aviazione civile, ha “messo a terra” Spaceship Two sino a nuovo ordine. La decisione è stata presa nella stessa giornata di giovedì, poche ore dopo l’annuncio dell’Aeronautica Militare, a causa di un precedente incidente che ha coinvolto lo spazioplano lo scorso 11 luglio. “Virgin Galactic non può riportare in volo il veicolo SpaceshipTwo fino a quando la Faa non approverà il rapporto finale sull’indagine in merito all’incidente o determina che i problemi relativi non influiscano sulla sicurezza pubblica” ha detto l’ente in una nota alla Cnbc. Non è ancora chiaro se questa decisione provocherà ritardi rispetto alla data di lancio preventivata.

La corsa dei privati allo spazio

Da qualche anno è in atto una vera e propria corsa per costruire navette riutilizzabili da parte del mondo dell’imprenditoria privata, che permetterà non solo l’abbattimento dei costi della ricerca pubblica, ma anche la futura diffusione dei voli orbitali e suborbitali per l’uomo comune che potrà andare da Roma a Hong Kong in una manciata di minuti. Non solo. Questa sfida tra privati per lo spazio, che riguarda anche le future missioni per la Luna, garantirà maggiore flessibilità in fase di progettazione. Una concorrenza tra privati che però viene attentamente sottoposta al controllo delle agenzie pubbliche, almeno per quanto riguarda le missioni lunari.

La Nasa, infatti, è l’ente ultimo che sceglie quali vettori utilizzare, un po’ seguendo lo stesso principio che vige per le costruzioni militari occidentali create da privati e utilizzate dalle Forze Armate. Per fare un esempio, nel 2014, l’agenzia spaziale statunitense aveva assegnato due contratti di produzione a costruttori esterni: 4,2 miliardi di dollari alla Boeing per la costruzione del suo Starliner, e 2,6 miliardi di dollari a SpaceX di Elon Musk, per la creazione di una versione con equipaggio della navicella spaziale Dragon, che stava già trasportando merci da e verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Non c’è quindi solo Elon Musk, ma è una gara “tra miliardari”. Jeff Bezos, uno dei due proprietari di Amazon e fondatore di Blue Origin, società di start up per voli spaziali, si è messo in concorrenza col magnate di origini sudafricane nel campo dei vettori spaziali e anche per quanto riguarda la costruzione del nuovo lander che riporterà l’uomo sulla Luna. Musk e Bezos si accompagnano quindi a Branson, e alla sua Virgin Galactic, caratterizzata però più da esiti infausti e annosi ritardi che da successi: di fatto solo la Vss Unity ha raggiunto lo spazio nel 2018. Quest’ultima missione servirà quindi a certificare la maturità del programma di Virgin Galactic e rappresenta la prima che vede la partecipazione di una forza armata “straniera” nel panorama dei voli suborbitali gestiti da un privato.

L’importanza dello spazio per la Difesa

Il generale di squadra aerea Alberto Rosso, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Militare, ha infatti sottolineato che “quella che presentiamo oggi è un esempio di un doppio binomio: quello tra mondo privato e pubblico, ma anche tra mondo civile e militare. E’ una forma di collaborazione tra istituzioni al servizio del Paese, che fanno squadra per sviluppare una opportunità incredibile sotto molti punti di vista: ricerca tecnologica, sviluppo commerciale, crescita economica, anche in termini di offerta di lavoro per i giovani”. Si tratta di un’attività pionieristica, ha ribadito il generale Rosso, che ha specificato trattarsi dell’esplorazione di un ambiente nuovo, ricco di opportunità straordinarie.

La presidente del Cnr, professoressa Maria Chiara Carrozza ha invece affermato che questa collaborazione, grazie agli esperimenti che verranno condotti, permetterà di accrescere le conoscenze scientifiche e di caratterizzare meglio i voli suborbitali, nella prospettiva di renderli accessibili a un numero sempre maggiore di persone, nonché di operarne in Italia.

La certificazione della maggiore importanza del dominio spaziale per la Difesa italiana si è avuta con la nascita del Comando Operazioni Spaziali (Cos) a settembre del 2020: una nuova struttura interforze (e anche inter-agenzia) che accentra le capacità di avvistare, identificare e reagire alle eventuali minacce portata nello spazio o contro gli assetti spaziali garantendo quindi la situational awareness spaziale, l’early warning e la difesa missilistica esoatmosferica.

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