La US Navy vuole un nuovo Sea Sparrow e cerca partner internazionali per farlo

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La U.S. Navy ha avviato un’iniziativa internazionale in ambito NATO per sviluppare una nuova versione del missile da difesa aerea Sea Sparrow in sostituzione dell’ESSM (Evolved Sea Sparrow Missile) Block 2.

L’obiettivo è creare una variante del missile utilizzabile dalle 12 nazioni del consorzio NATO Sea Sparrow Project Office (NSPO) che ha dato alla luce all’omonimo vettore in servizio in numerose marine militari sin dal 1976. Secondo quanto riferisce la U.S. Navy, la scadenza per la formazione del consorzio è fissata al 19 ottobre. NSPO sta esplorando tecnologie da integrare in un nuovo sistema missilistico per ora definito Next Significant Variant (NSV).

Il nuovo missile deve essere in grado di ingaggiare minacce attuali e future, mantenendo al contempo le dimensioni attuali in modo da poter essere utilizzato dal lanciatore binato a otto celle attualmente in uso sulle unità navali e dal VLS (Vertical Launch System) tipo Mk 41. I fattori trainanti per lo sviluppo includono la necessità di scenari di ingaggio simultaneo, lo sviluppo di tecnologie utilizzando standard di architettura aperta che tutti i partner del consorzio possano condividere liberamente, e la necessità di mantenere la capacità operativa con gli attuali sistemi del consorzio nella misura del possibile, limitando al contempo il supporto navale.

La marina statunitense ha anche precisato che il nuovo vettore dovrà essere in grado di ingaggiare ed eliminare minacce dalle caratteristiche diverse, tra cui velocità (da bassa ad alta), altitudine (dal volo radente al mare alla picchiata da alta quota), manovrabilità (da manovre statiche a manovre ad alto numero di g) e tracciamento. Il Sea Sparrow NSV è inoltre progettato per fronteggiare attacchi missilistici di saturazione e per funzionare nonostante le interferenze elettromagnetiche. Il missile, viene precisato, “dovrebbe essere in grado di operare in ambienti complessi, contesi, a radiofrequenza (RF), elettro-ottici (EO) e/o infrarossi (IR)”. Il vettore dovrebbe essere anche in grado di discriminare e distinguere tra bersagli multipli ravvicinati e fornire misurazioni della traiettoria delle minacce a supporto delle funzioni di guida, navigazione e volo terminale del missile, nonché dovrebbe essere in grado di gestire le contromisure contro le minacce. Molto probabilmente quindi, il “Sea Sparrow” NSV avrà un software con un certo livello di intelligenza artificiale.

Nonostante l’architettura aperta, l’NSPO ricerca un progetto che conferisca al governo degli Stati Uniti i massimi diritti sui dati tecnici, sul software e sulla documentazione del software (incluso il codice sorgente), sugli artefatti di progettazione e sulle specifiche di interfaccia. Viene precisato che questo approccio semplificherà i futuri aggiornamenti, promuoverà l’interoperabilità tra le piattaforme del consorzio e consentirà di stare al passo con le minacce in continua evoluzione.

L’esperienza della guerra con l’Iran

Il missile ESSM Block 2 è attualmente prodotto da Raytheon, che ha raddoppiato la produzione, portandola a oltre 350 esemplari entro il 2025. Nel contesto delle operazioni navali nel Golfo Persico, dove l’Iran ha lanciato numerosi missili e droni consumando rapidamente le scorte di intercettori statunitensi e alleati, è probabile che la domanda di armi di difesa aerea a corto raggio rimanga elevata.

Riteniamo che proprio l’esperienza accumulata nel conflitto contro l’Iran abbia confermato una scelta fatta dall’U.S. Navy collaterale ma strettamente collegata allo sviluppo del nuovo Sea Sparrow. Il progetto delle portaerei di classe Ford, dopo la prima unità capoclasse, ha subito diverse modifiche tra cui il ritorno di una caratteristica presente su tutte le portaerei di classe Nimitz e sulle altre portaerei dell’era della Guerra Fredda che le hanno precedute: illuminatori radar dedicati per la guida dei missili terra-aria. Gli illuminatori vengono utilizzati per guidare i missili ESSM Block 2 e stante le specifiche del “Sea Sparrow” NSV saranno compatibili anche con questo vettore. La necessità di aggiungere questa caratteristica è strettamente legata alla decisione di integrare un sistema che sostituisca il complesso e problematico radar a doppia banda su tutte le future portaerei di questa classe, successive alla USS “Gerald Ford”, e la nuova USS “John F. Kennedy” è la prima di queste navi come mostrano le immagini scattate durante le sue recenti prove in mare.

Attualmente, l’armamento difensivo delle portaerei di classe Ford comprende due lanciatori da 21 colpi per missili RIM-116 Rolling Airframe Missiles (RAM), tre sistemi d’arma a corto raggio Mk 15 Phalanx (CIWS) armati con cannoni Vulcan da 20 mm, quattro cannoni da 25 mm su affusti Mk 38 e varie armi leggere. Sono inoltre presenti due lanciatori Mk 29 a otto celle, un modello che risale agli anni ’70 e che era stato originariamente progettato per lanciare i missili “Sea Sparrow”. Il Mk 29 è stato successivamente adattato per il lancio di missili ESSM Block 1, ma in passato si sono riscontrati problemi nell’integrazione delle versioni Block 2 a causa del maggiore peso di questi ultimi.

Molto probabilmente, l’esperienza fatta durante l’operazione Epic Fury, ha confermato all’U.S. Navy la necessità di avere un nuovo tipo di missile in grado di contrastare minacce multiple in un ambiente saturo di contromisure elettroniche. Sebbene l’arsenale missilistico iraniano, pur numeroso, non sia altamente tecnologico, i lanci multipli di vettori all’indirizzo del Carrier Strike Group statunitense presente in zona di operazioni ha dipinto quello che potrebbe essere lo scenario del prossimo conflitto, contro un avversario near peer, come la Repubblica Popolare Cinese, la quale è dotata invece di una serie di vettori da crociera e balistici più moderni, alcuni dei quali espressamente pensati per cercare di colpire una portaerei in navigazione.