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Difesa

La “triade” di Kim: come funziona la nuova strategia nucleare della Corea del Nord

La Corea del Nord sta consolidando e modernizzando il proprio arsenale nucleare, puntando a una triade molto particolare.

Nessun governo occidentale intende riconoscere alla Corea del Nord lo status di potenza nucleare. Kim Jong Un procede tuttavia spedito verso una direzione ben precisa: quella della modernizzazione militare nazionale a 360 gradi. Le ultime modifiche apportate alla costituzione nordcoreana hanno codificato l’autoproclamata condizione di “Stato responsabile dotato di armi nucleari” all’interno della legge suprema del Paese. Cosa significa? Semplice: integrando lo sviluppo delle forze nucleari nel quadro costituzionale, e regolamentando i protocolli di comando e controllo, Pyongyang ha lasciato intendere un impegno assoluto e a lungo termine per il mantenimento e il miglioramento delle proprie capacità nucleari, chiudendo di fatto la porta a ogni possibile, futura richiesta di denuclearizzazione.

Detto altrimenti, il nucleare non si tocca: semmai si rinforza. E infatti il programma di Kim è passato dall’essere un meccanismo difensivo, una specie di garanzia di sicurezza per la sopravvivenza dello Stato, all’assumere potenziali connotati offensivi utili sia per la coercizione a livello regionale che per la conduzione di eventuali conflitti.

Nel momento in cui scriviamo, la Corea del Nord sarebbe in possesso di circa 60-100 armi nucleari e continuerebbe ad espandere la produzione di uranio altamente arricchito e plutonio sufficienti per circa 7-18 unità aggiuntive all’anno.

L’upgrade nucleare della Corea del Nord

Lo avrete senz’altro notato. La Corea del Nord ha trascorso gli ultimi anni a diversificare i suoi sistemi di lancio attraverso lo sviluppo di missili balistici a corto raggio e a cortissimo raggio, oltre a missili da crociera avanzati ottimizzati per il dispiegamento tattico sul campo di battaglia.

Pyongyang ha poi normalizzato esercitazioni simulate di attacchi nucleari altamente realistiche dirette contro importanti obiettivi militari, basi aeree, porti e nodi di comando in tutta la Corea del Sud.

Il National Intelligence Council, e cioè un organo statunitense che funge da ponte di comunicazione tra le agenzie di spionaggio e il governo Usa, ha parlato di una Strategia nordcoreana a quattro pilastri. Cosa significa? Che le forze nucleari strategiche a lungo raggio e i missili balistici intercontinentali sono idealmente puntati contro gli Stati Uniti (con l’obiettivo di scatenare un effetto decoupling tra Washington e Seoul), mentre i sistemi tattici vengono sfruttati da Kim per rafforzare la coercizione a livello teatrale e durante una crisi regionale.

Il quarto pilastro chiama in causa la continua produzione di materiale fissile e la diversificazione di vettori di lancio. È qui che entrano in gioco anche i sottomarini e le piattaforme navali avanzate (in attesa della modernizzazione delle obsolete forze aeree).

La triade nucleare di Kim

La Corea del Nord è probabilmente l’ultimo Stato ad aver realizzato, o meglio abbozzato, la propria triade nucleare. Come ha ricordato il think tank 38 North, Pyongyang ha iniziato a potenziare i suoi sistemi di lancio nucleari terrestri con missili da crociera nucleari imbarcati su navi a partire dal 2023. Ha quindi sviluppato sottomarini lanciamissili balistici e ha assegnato missioni nucleari alla propria Aeronautica militare nel 2025.

Difficilmente Kim riuscirà in ogni caso a “pareggiare” le punte del tridente; al contrario, è molto più probabile che scelga di puntare su lanciatori mobili su strada (resistenti una volta dispersi sul campo) e sottomarini. C’è infatti uno squilibrio abbastanza evidente. Prendiamo le forze aeree: solo nel 2025 il leader nordcoreano ha annunciato che l’Aeronautica militare “avrebbe ricevuto nuove risorse militari strategiche e “avrebbe svolto un ruolo nell’esercizio della deterrenza nucleare”.

La forza missilistica mobile su strada della Corea del Nord è invece da tempo in grado di infliggere danni ingenti a Corea del Sud e del Giappone, e sembra ben avviata a poterlo fare anche al territorio continentale degli Stati Uniti (a condizione che la forza sia in grado di essere schierata sul campo prima del conflitto). I sistemi navali nordcoreani presentano infine significativi problemi di sopravvivenza (soprattutto le navi di superficie armate con missili da crociera a lungo raggio), ma potrebbero essere in grado di creare problemi almeno a livello regionale. La triade di Kim, nonostante sia ancora in fase di definizione, è ancora un grande work in progress.

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