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Difesa

La Spagna dice no agli F-35B, rinunciando ad avere un’aviazione navale

Il governo spagnolo ha deciso di non acquistare gli F-35B, ma così facendo l'Armada resterà senza aviazione navale ad ala fissa

Il governo spagnolo ha deciso di non acquistare gli F-35B, versione a decollo corto e atterraggio verticale del caccia di quinta generazione della Lockheed-Martin. Il quotidiano El Pais ha riferito ieri che l’acquisto dei velivoli “è stato definitivamente accantonato, secondo fonti governative”. La Spagna stava valutando l’F-35B per sostituire i suoi AV-8B “Harrier II” dell’aviazione navale, e a quanto pare era in corso di studio anche la possibilità di acquistare gli F-35A in sostituzione dei vetusti F/A-18A che rappresentano la spina dorsale, numericamente parlando, dell’aeronautica spagnola.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa di Madrid, ammiraglio Teodoro Lopez Calderon, non ha espresso direttamente il suo sostegno o la sua opposizione alla decisione governativa, ma ha affermato che se la Spagna non dovesse acquistare gli F-35 “dovremo sopravvivere con la quarta generazione che abbiamo e aspettare l’arrivo dello SCAF (Système de Combat Aérien du Futur n.d.r.) un giorno”, malcelando pertanto la frustrazione di non poter aggiornare la componente aerea dell’Armada spagnola. “Il problema è che dovremo aspettare molti anni” ha sottolineato, riconoscendo implicitamente che attualmente non ci sono alternative all’F-35B per una forza aerea navale che utilizza portaerei di piccole dimensioni come quella spagnola. “Ciò non significa che saremo senza aviazione” ha specificato l’ammiraglio “è solo che non disponiamo della tecnologia stealth che si sta rivelando estremamente utile in alcuni dei conflitti a cui stiamo assistendo”, sottolineando però che “a lungo termine ci sono delle alternative”.

Il problema è proprio quel “lungo termine” che sta diventando sempre più lungo. Lo SCAF, il velivolo di sesta generazione franco-tedesco-spagnolo, naviga in cattive acque per via della difficoltà a trovare un accordo industriale tra Dassault e Airbus, con la prima che vorrebbe avere per sé lo sviluppo della maggior parte del velivolo (l’80%), opzione che piace molto poco ai tedeschi. Pertanto il programma, che fa da contraltare all’italo-anglo-nipponico GCAP (Global Combat Air Programme), sta subendo continui ritardi che ne stanno posticipando lo sviluppo, con un orizzonte finale che ora è stato posto al 2045 invece che al 2040. Questo significa che passeranno 20 anni prima che lo SCAF cominci a essere disponibile per l’aviazione navale spagnola (e francese), e altri ancora dovranno passare prima di poter completare il reparto di volo imbarcato, stante gli attuali ritmi di consegna dei velivoli di moderna concezione.

Il problema principale è che gli AV-8B dell’Armada, imbarcati sulla LHD “Juan Carlos I”, hanno terminato la loro vita operativa anni fa e volano solo grazie agli sforzi del personale tecnico spagnolo, che ne ha prolungato il servizio sino al 2030. E dopo? L’Armada resterà senza componente ad ala fissa, il “Juan Carlos I” diventerà una portaelicotteri e andrà persa un’expertise che richiede tempo per poter essere riconquistata.

Nonostante la possibilità che la LHD spagnola possa imbarcare droni in grado di svolgere missioni antisom e di Early Warning, la Spagna si troverà per diversi anni a non avere un’aviazione imbarcata di livello perdendo così una buona fetta della sua capacità di proiezione di potenza dal mare.

Anche il nuovo progetto di costruire una portaerei convenzionale, ovvero capace di lanciare gli aerei da catapulte, svelato lo scorso giugno, potrebbe trovare l’Armada senza un velivolo adatto considerando che la nuova unità dovrebbe essere pronta tra 15 anni – escludendo ritardi. Navantia ha avviato uno studio di fattibilità per una portaerei CATOBAR (Catapult Assisted Take-Off and Barrier Arrested Recovery) di medio dislocamento, con una lunghezza intorno ai 230 metri, in grado di imbarcare tra i 25 e i 30 caccia. Gli spagnoli sperano di poter effettuare il primo taglio della lamiera della portaerei tra 10 anni, e di completarne i lavori in cinque, ma se si punta tutto sullo SCAF per avere un’aviazione imbarcata sarebbe più conveniente avere un piano di riserva che possa ripiegare su altri velivoli imbarcati, che comunque sono, oggi come oggi, di fabbricazione statunitense.

Tornando agli F-35, il governo Sanchez si è sempre mostrato poco entusiasta di affidarsi alla macchina di Lockheed-Martin, e sebbene abbia giustificato questa presa di posizione con uno spiccato europeismo, è più plausibile che vi siano questioni ideologiche legate al contrasto con la nuova amministrazione statunitense: il rifiuto spagnolo di aumentare ulteriormente le spese per la Difesa – al 5% del PIL – è stato un primo segnale molto forte in questo senso. Il problema è che, attualmente e orientativamente per i prossimi 15 o 20 anni, non esiste nulla di paragonabile all’F-35B in sul mercato occidentale, pertanto il velivolo stealth nato dal programma Joint Strike Fighter rimane l’unica soluzione possibile per le aviazioni imbarcate e non di avere un caccia di quinta generazione operativo, e dopo il breve conflitto tra Israele e Iran, anche combat proven.

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