La Space Force come arma abilitatrice dell’ampliamento della capacità operativa delle forze armate tradizionali, come moltiplicatore della loro potenza e come presidio del domino extra-orbitale: sono queste le linee guida strategiche con cui gli Stati Uniti intendono implementare e condurre all’operatività piena e completa la nuova branca delle forze armate.

Mentre la competizione geopolitica e geostrategica per il controllo dello spazio si fa, anno dopo anno, sempre più muscolare, mentre in tutto il mondo aumenta l’interesse per la conquista militare delle orbite attorno alla Terra e mentre si rinsalda la sinergia sino-russa per sfidare l’egemonia Usa, Washington punta in sostanza a rendere la Space Force il perno capace di rinsaldare la full-spectrum dominance nelle aree tradizionali di confronto e nelle nuove frontiere.

I guardians, i membri della Space Force, dovranno in tal senso rafforzare la capacità operativa delle forze armate a stelle e strisce garantendo predominio e supremazia in una particolare branca della competizione fortemente legata allo spazio: il dominio tecnologico e digitale. Lo Chief of Space Operation, generale John Raymond, ha recentemente firmato l’introduzione del documento operativo “Vision for a Digital Service” pubblicato dal Dipartimento della Difesa di Washington. Definendo letteralmente la Space Force come l’unica branca delle forze armate Usa “nativa digitale” Raymond ha sottolineato la necessità di fare della supremazia tecnologica e della digitalizzazione la chiave di volta per garantire alla sua divisione rapidità d’azione, capacità operativa e un principio di sviluppo fondato su tre punti-cardine: innovazione continua, interconnessione con le altre forze armate e controllo del campo di battaglia digitale.

Raymond ha confermato quanto sottolineato a dicembre, mese in cui firmando un editoriale per The Atlantic ha chiarificato che “Il nostro obiettivo è aumentare la potenza militare americana, considerando che i sistemi spaziali assumeranno un ruolo sempre maggiore nelle missioni militari”, puntando su una forza di dimensione contenuta (16mila unità) ma fortemente professionalizzata e formata di professionisti in grado di padroneggiare sia le dinamiche militari che le utlimissime tecnologie. Oggigiorno, nota Formicheuno dei primi obiettivi della Space Force sarà spostare sempre di più dal comparto aeronautico a quello orbitale le attività di monitoraggio dei nemici e dei campi di battaglia del mondo, in particolar modo sostituendo “il velivolo JStars”, acronimo di “Joint surveillance target attack radar system”, l’aeromobile realizzato da Northrop Grumman per l’aeronautica e l’esercito di Washington. “Entrato in servizio nel 1997”, il JStars “è la punta di diamante delle capacità di “Ground moving target indicator” (Gmti), cioè la possibilità di individuare e seguire movimenti di veicoli e persone a terra, raccogliendo informazioni e diffondendole alle forze in teatro”.

Questo implicherà la messa in orbita di nuove costellazioni di satelliti in grado di amplificare un ruolo militare già palesatosi trent’anni fa, ai tempi della Guerra del Golfo, e risultato decisivo per garantire la guida e il controllo del posizionamento di assetti strategici come i cacciabombardieri e abilitare capacità di ricognizione e comunicazione oltre le linee nemiche (beyond-line-of-sight). Più che come uno strumento tattico da campo di battaglia, la ricognizione satellitare è sempre stata vista come uno strumento di intelligenceprincipalmente per il fatto che la comunicazione, lo scaricamento e l’elaborazione di immagini e informazioni mal si concilia con l’operatività in tempo reale. Quanto ha in mente la Space Force è, in tal senso, un cambiamento di ampia prospettiva: si punta a una crescente capacità di interoperatività in tempo reale tra spazio extra-orbitale e campo di battaglia con una comunicazione tra le nuove piattaforme altamente tecnologizzate, i centri di comando e gli asseti spaziali.

Attraverso la proiezione satellitare e il controllo costante dei flussi informativi, la Space Force vuole fungere da abilitatore di maggiori capacità di controllo del campo di battaglia sfruttando la sua “immaterialità” e la innata flessibilità. La presenza di personale altamente professionalizzato e il possesso di strumenti altamente tecnologizzati si unirà alla costruzione di un ecosistema digital-led che permetterà un processo di decision making basato su dati e informazioni costantemente aggiornate e una corsa spinta all’innovazione di frontiera per risolvere specifici problemi (deep tech). Un approccio olistico, dunque, guiderà l’attività del nuovo ramo delle forze armate statunitensi. L’obiettivo di fondo dell’attività militare non cambia: il controllo tattico e strategico dei campi di battaglia. La proiezione per ottenerla è sempre più complessa. Quel che è importante sottolineare è che gli Usa stanno stabilendo linee guida operative chiare e precise per la condotta della guerra spaziale e per l’uso geopolitico delle orbite terrestri: andranno valutate le mosse che, in risposta all’azione di Washington, promuoveranno i suoi principali avversari geopolitici.

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