Il riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland da parte di Israele ha aperto un’importante breccia nella politica del Corno d’Africa e cambiato la percezione della Somalia circa i rapporti con un territorio de facto secessionista da trentacinque anni, ma che ora entra nel grande gioco delle potenze tra area del Mar Rosso e Medio Oriente. E sentendosi sul collo il fiato di Tel Aviv, Mogadiscio intende reagire a quella che ritiene essere una pesante violazione della sua sovranità.
Le parole chiare del presidente Mohamud
Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud lo ha ben manifestato in una recente intervista a Al-Arabiya, in cui ha ipotizzato l’uso della forza militare come scenario possibile per la nuova recrudescenza del separatismo del Somaliland, che con l’appoggio di Israele rischia di porre “una minaccia esistenziale alla sovranità e alla sicurezza nazionale” del suo Paese.
Un monito importante, a un media vicino al governo dell’Arabia Saudita e giunto dopo la visita in Turchia alla corte del patrono Recep Tayyip Erdogan, che ha ribadito l’appoggio al Paese del Corno d’Africa e il sostegno alla sua integrità territoriale.
E la Somalia picchia duro su Al-Shabaab
“Il cosiddetto Somaliland è un’altra regione della Somalia”, ha detto Mohamud, aggiungendo che “forse” potrebbe utilizzare la forza per lottare contro le minacce alla sicurezza nazionale, sottolineando che il secessionismo dell’ex Somalia britannica fa solo il gioco dei gruppi terroristi come Al-Shabaab. Inoltre, in caso di arrivo delle truppe saudite in Somaliland per operare in una base esterna, questo per Mohamud potrebbe accelerare nuovi attacchi terroristici perché “Al-Shabaab si presenta come un gruppo contro gli stranieri”.
Non è un caso che nel breve periodo la risposta di Mogadiscio sia stata un’intensificazione della pressione sui jihadisti, condotta anche col sostegno militare degli Stati Uniti. Nella giornata di ieri, 12 membri di Al-Shabaab sono stati uccisi in un’operazione nel Basso Giuba, 24 erano stati eliminati nei giorni precedenti, gli attacchi dei droni Usa hanno colpito diversi alti papaveri del gruppo e la Somalia ha rivendicato questi risultati come monito contro gli avversari secessionisti.
Gli scenari conflittuali
Mohamud lo ha detto: “Stiamo vincendo la guerra contro il terrorismo”, ha dichiarato nell’intervista, ipotizzando la possibile convergenza tra le cause del Somaliland e quelle di Al-Shabaab nel minare l’unità del Paese. Una retorica simile a quella del governo yemenita che legge le aspirazioni dei secessionisti del Sud e quelle islamiste degli Houthi, rivali tra loro, come convergenti.
Le forze armate somale hanno ricevuto da anni un importante addestramento da parte della Turchia, che sicuramente sarà osservatrice interessata. Al fianco di Mogadiscio Ankara e i sauditi sono nettamente schierati. Il Somaliland punta su Israele e conta anche sull’apertura di credito, silenziosa ma concreta, degli Emirati Arabi Uniti. Le due Somalie, così simili ai territori della colonizzazione italiana e britannica, si guardano in cagnesco. E nel quadro della partita a scacchi tra Ankara da un lato e il duo Tel Aviv/Abu Dhabi dall’altro il Corno d’Africa può riservare scintille. Le inequivocabili dichiarazioni del presidente somalo parlano chiaro.
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