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Difesa /

Il secondo reggimento di missili balistici intercontinentali dotati di testate ipersoniche Avangard entrerà in servizio nelle forze missilistiche strategiche della Federazione Russa entro il 2023. Così ha dichiarato il comandante della 13esima divisione missilistica, il generale Andrei Cherevko.

La prima unità missilistica dotata di testate Hgv (Hypersonic Glide Vehicle) Avangard è diventata parzialmente operativa a dicembre 2019 nell’oblast di Orenburg, a Dombarovskiy, sempre presso la 13esima divisione, che conta cinque reggimenti ciascuno operante con sei silos di lancio.

“La divisione continua a riequipaggiarsi con nuovi sistemi missilistici strategici. Il primo reggimento missilistico dotato di sistema Avangard sarà messo in allerta nel 2021”, ha riferito Cherevko al ministro della Difesa russo Sergei Shoigu.

“Sono in corso i lavori per preparare due silos con missili. Il riarmo viene effettuato secondo programma. Il completamento del caricamento dei missili nei silos di lancio e la loro preparazione per l’uso in combattimento è previsto per il quarto trimestre del 2021”, ha affermato ancora il generale.

Nel dicembre 2020 si è appreso che le forze missilistiche strategiche avevano già ricevuto quattro Avangard.

La tecnologia Hgv per veicoli di rientro di missili balistici prevede che la testata non rientri in atmosfera seguendo una normale traiettoria balistica – appunto – ma planando come se fosse un aliante. Un aliante che è capace di volare a Mach 20 ad una quota inferiore rispetto a quella di volo di un normale Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) e soprattutto dotato di una manovrabilità tale da poter effettuare repentini cambiamenti di rotta e quota.

Secondo le fonti ufficiali del governo la testata ipersonica planante Avangard – nome in codice 15Yu71 – nasce dal progetto di ricerca e sviluppo numero 4202 i cui primi test, effettuati presso il cosmodromo di Baikonur, risalgono almeno al 2004.

Le caratteristiche di Avangard sono ancora segrete ma sappiamo che è costruito con materiali compositi per poter resistere alle altissime temperature del volo ipersonico a bassa quota – il veicolo viaggia avvolto da plasma come avveniva per la navicella Space Shuttle al rientro in atmosfera – e anche ad un eventuale attacco con armi laser ad alta energia.

Si ritiene che sia dotato di una carica atomica di potenza compresa tra i 450 kilotoni ed un megatone e che misuri circa 5,4 metri, rendendo così possibile montarne in grande numero sui nuovi missili balistici intercontinentali pesanti RS-28 Sarmat quando entreranno in servizio. A quanto pare Avangard ha capacità duale, ovvero sarà in grado di montare anche una carica convenzionale, facendone l’arma perfetta per attacchi chirurgici preventivi contro installazioni C4I.

Attualmente, in attesa che il Sarmat finisca i collaudi ed entri in servizio, le testate Avangard vengono montate sugli SS-19 Mod. 4 “Stiletto” in codice Nato (UR-100N UTTKh per i russi).

Le testate ipersoniche Hgv, così come i missili da crociera ipersonici, sono definite disruptive technologies per la loro capacità di oltrepassare le difese avversarie. In particolare Avangard è stato studiato proprio per penetrare le difese antimissile statunitensi grazie alla sua velocità, alla manovrabilità e anche al profilo di volo “non balistico” che ne riduce ampiamente i tempi di scoperta e tracciamento rispetto a un normale veicolo di rientro di un missile intercontinentale.

Questi tre fattori, combinati insieme, permettono alla Russia di avere un arsenale nucleare efficace, e che va anche oltre la semplice capacità di deterrenza. Se l’equilibrio era stato spostato con l’uscita degli Stati Uniti dal trattato Abm e la nascita dei vari sistemi antimissile (come il Gmd o l’Aegis Ashore), Avangard non solo pareggia questo squilibrio, ma fa pendere l’ago della bilancia dalla parte russa.

Gli Stati Uniti, infatti, sono stati costretti a studiare nuove possibilità – leggasi nuovi missili e sistemi di early warning – per far fronte a questa nuova minaccia. Sistemi che, attualmente, esistono nella loro totalità solo sulla carta, se pur il Pentagono stia lavorando alacremente per metterli presto in servizio. La Russia però, come possiamo evincere dalle tempistiche, non ha un rateo di immissione in servizio di questi nuovi veicoli di rientro molto alto – sebbene Avangard, come abbiamo visto, sia stato studiato a partire dal 2004 – pertanto stiamo assistendo a una vera e propria “corsa” da ambo le parti per raggiungere il primato strategico. Una corsa che però è destabilizzante. Abbiamo già avuto modo di spiegare, in passato, che stiamo vivendo in un’epoca di “disequilibrio del terrore” nucleare, proprio per le decisioni intraprese da entrambi i Paesi ormai venti anni fa.

Proprio per ricomporre questo disequilibrio le massime autorità diplomatiche di Russia e Stati Uniti hanno intrapreso colloqui bilaterali sulla stabilità strategica per “porre le basi per future misure di controllo degli armamenti e di riduzione dei rischi” nonostante il clima di tensione che è andato acuendosi negli ultimi anni. A Ginevra, a fine luglio, il vice segretario di Stato americano Wendy Sherman e il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov si sono incontrati per cercare quella “stabilità della tensione” che, recentemente, è venuta a mancare tra Usa e Russia. Sul tavolo delle trattative sicuramente ci sarà stata anche la questione delle nuovi armi ipersoniche, che sfuggono – non le Hgv – ai trattati di disarmo internazionale, così come ne sfugge la Cina, vero nodo gordiano delle trattative tra le due superpotenze nucleari.

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