L’India sembra aver dato una risposta alla decisione della Casa Bianca di elevare dazi al 25% sulle merci esportate da Nuova Delhi negli Stati Uniti: il governo indiano ha informato Washington di non essere interessato ad acquistare gli F-35.
A metà febbraio, durante la visita del presidente indiano Modi alla Casa Bianca, il presidente Trump aveva offerto i caccia di quinta generazione di Lockheed Martin con lo scopo di rafforzare ulteriormente gli accordi bilaterali nel settore della Difesa.
Stati Uniti e India, sebbene non siano alleati, sono partner strategici da tempo: nel 2020 hanno siglato il BECA (Basic Exchange and Cooperation Agreement), l’ultimo atto di una serie di accordi cominciati nel 2002. L’accordo riguarda la condivisione di dati di intelligence raccolti dagli assetti satellitari, e da altri sensori, al fine di migliorare le capacità di targeting e navigazione delle forze armate indiane. Washington è un partner marginale per quanto riguarda gli armamenti indiani, con aerei da trasporto (come il C-130) e da pattugliamento marittimo (il P-8 Poseidon), in quanto Nuova Delhi è ancora oggi fortemente dipendente dai sistemi russi, sebbene questa tendenza sia in diminuzione per volere indiano.
Il nuovo corso voluto dal premier Modi, infatti, vuole maggior produzione interna, e qualora ci si debba rivolgere all’estero la volontà è di acquisire brevetti e licenze di produzione anche parziali (vedasi per i Rafale francesi). Proprio per questo, ancor più che come ritorsione per i dazi, Nuova Delhi, dopo un interessamento iniziale voluto da alcune anime della Indian Air Force (IAF), ha rifiutato l’offerta statunitense per gli F-35 che sarebbero stati comprati “dallo scaffale” (o off the shelf in gergo militare), quindi senza poter partecipare alla produzione e conseguentemente senza alcun tipo di passaggio tecnologico.
La IAF ha però bisogno di un caccia di nuova generazione, non solo per aumentare la sua superiorità sul suo rivale di sempre, l’aeronautica pakistana, ma anche per fronteggiare il più grande avversario regionale rappresentato dalla Repubblica Popolare Cinese, che peraltro è legata strategicamente al Pakistan. Esistono dei progetti autoctoni per un velivolo di nuova generazione – l’AMCA, Advanced Medium Combat Aircraft – ma le previsioni più ottimistiche vedono il suo ingresso in servizio non prima di 8 o 10 anni. Troppi anni per un velivolo che potrebbe già essere obsoleto al suo arrivo, stante i progressi nella sesta generazione aeronautica, ma soprattutto troppi anni in cui la IAF resterebbe senza un velivolo in grado di opporsi ai caccia cinesi di quinta generazione.
La Russia, consapevole dei desideri di autonomia industriale indiani, ha colto l’occasione per tornare a offrire il suo caccia di quinta generazione a Nuova Delhi: il Su-57 nella versione E da esportazione. Si è riaperto così un “balletto” tra i due Paesi per il velivolo che li vede protagonisti da quasi vent’anni, quando nel 2007 India e Russia siglarono un accordo per sviluppare congiuntamente un velivolo di quinta generazione basato proprio sul Su-57, il FGFA (Fifth Generation Fighter Aircraft). Il programma ha subito ritardi e ripensamenti – soprattutto indiani – nonostante la suddivisione 50:50 del lavoro, e sebbene ancora nel 2019 la Russia si dicesse aperta a continuare il progetto, l’India se n’era definitivamente sfilata già l’anno prima.
Ora Mosca torna a proporre il Su-57E, che nel frattempo ha guadagnato il suo primo acquirente straniero (l’Algeria), all’India ma con una formula totalmente diversa: a quanto sembra, la Russia sarebbe disposta a lasciare all’India il 60% della produzione del velivolo. L’aspetto produttivo della proposta russa sfrutterebbe l’infrastruttura già esistente presso lo stabilimento HAL (Hindustan Aeronautics Limited) di Nasik, dove l’India ha assemblato con successo quasi 220 velivoli Su-30MKI negli ultimi decenni. I funzionari di Rostec hanno confermato che lo stabilimento può essere rapidamente adattato alla produzione del Su-57, con molti strumenti e macchinari utilizzati per il programma Su-30MKI direttamente compatibili con i requisiti di produzione del Su-57. Questa compatibilità rappresenterebbe un’importante opportunità di risparmio sui costi e potrebbe consentire all’India di avviare la produzione locale con tempi di allestimento e investimenti ridotti rispetto alla creazione di capacità produttive completamente nuove. La componente di trasferimento tecnologico si estenderebbe oltre la produzione di base per includere un trasferimento completo di conoscenze in più ambiti. I funzionari di Rosoboronexport hanno indicato che l’accordo proposto comprenderebbe tecnologie relative ai motori, al radar AESA, alle ottiche e perfino all’intelligenza artificiale e allo sviluppo del software e dei sistemi di comunicazione e integrazione di armi. Una condivisione tecnologica così ampia potrebbe apportare sostanziali benefici al programma AMCA indiano, accelerando potenzialmente i tempi di sviluppo e riducendo i rischi tecnologici. Il quadro collaborativo consentirebbe inoltre all’India di progettare e sviluppare nuove piattaforme aeree e sistemi annessi, tra cui motori aeronautici avanzati.
La Russia avrebbe anche fatto un’altra allettante proposta a corollario del Su-57E: fornire un numero imprecisato di Su-35 – forse quelli della ex commessa egiziana che non sono stati venduti all’Iran o che non sono finiti in Algeria – come “tappa buchi” di pronta consegna con la promessa di poterne avere altri (sino a 114 secondo fonti non confermate) sempre secondo la formula che prevede la produzione in loco.
Per il momento l’India non ha ancora risposto all’offerta russa, e probabilmente non lo farà in tempi brevi, ma il contesto internazionale è alquanto favorevole per una risposta positiva: Nuova Delhi comunque non intende scontentare gli Stati Uniti e si sta preparando a negoziare un nuovo accordo commerciale (con l’aumento di importazioni dagli USA) questo prossimo autunno, ma proprio grazie a questo e per via delle contingenze internazionali già menzionate riteniamo possibile che l’accordo con la Russia vada in porto.
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